LA CONQUISTA DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI | Confprofessioni
 

LA CONQUISTA DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI

06/05/2009

Gaetano Stella - Presidente di Confprofessioni

Gaetano Stella - Presidente di Confprofessioni

Sono storie vere, spesso drammatiche. La crisi che sta investendo il Paese è entrata prepotentemente anche negli studi professionali, dove si contano già i primi dolorosi effetti sulle attività e sul lavoro dei dipendenti. Chi pensa, dentro e fuori gli ordini, che il settore delle professioni sia ancora un feudo chiuso e privilegiato, un’oasi felice e incontaminata commette un errore di prospettiva o, peggio, insiste a inquadrare un comparto economico e sociale in una cornice dorata e impermeabile agli stimoli e alle spinte del “mercato”. Non è più così. L’equazione che pone sullo stesso piano gli studi professionali alle imprese, l’attività intellettuale al capitalismo, rappresenta oggi un falso problema, utile solo ad alimentare una contrapposizione ideologica fuori dalla storia e dall’attualità. La realtà è un’altra e, paradossalmente, imprese e studi professionali sono sulla stessa barca.

Guardiamoci intorno, che cosa sta succedendo? Basta alzare lo sguardo dal nostro ombelico per osservare una realtà sfigurata dalle commesse che non arrivano, dai clienti che chiudono bottega, dalle parcelle che non vengono onorate. Dai primi tagli al personale. Quali sono le armi in dotazione ai professionisti per difendersi dall’attacco della crisi? Nessuna. Da diverse parti del Paese giungono alla nostra Confederazione segnalazioni di studi che stanno avviando riduzioni di personale causate dal persistente calo del lavoro. Tagli veri, al pari di quelli che colpiscono il sistema industriale. Quando si gioca sulla pelle delle persone che lavorano negli studi (come nelle aziende) il pensiero unico della libera concorrenza dovrebbe impallidire davanti a questa clamorosa asimmetria.

Le misure di sostegno al reddito e l’estensione delle tutele alla disoccupazione sono state al centro del tavolo fra Governo e Parti Sociali e hanno perso corpo nel decreto “anti-crisi”, convertito nella legge 2/2009. L’Esecutivo ha avuto la prontezza di intervenire, individuando gli ammortizzatori sociali tra gli strumenti di tutela del reddito in caso di sospensione dal lavoro o di disoccupazione. E qui non c’è alcuna differenza tra imprese e studi: valgono per tutti i dipendenti; di più, possono essere impiegati per tutte le tipologie di lavoro subordinato. La lunga attività di concertazione svolta assieme ai tecnici del ministero del Welfare ha permesso l’estensione delle tutele anche ai lavoratori dipendenti e parasubordinati degli studi professionali. Prima non c’era. Meglio, era una prerogativa esclusiva delle imprese.

Negli ultimi mesi Confprofessioni si è battuta per veder riconosciuto un diritto di uguaglianza che, ai più, appariva solo un esercizio di lobbing o, peggio, uno stratagemma a basso costo per finire sui giornali. Resta il fatto che oggi gli ammortizzatori sociali in deroga sono l’unica carta che possiamo giocarci al tavolo della crisi. La nostra Confederazione ha raggiunto un obiettivo importante ma non rappresenta una conquista, perché mettere in mobilità o in cassa integrazione un collaboratore che ha condiviso il percorso dell’attività dello studio, quasi sempre, è una sconfitta per il professionista.

Gaetano Stella, Presidente Confprofessioni