L'impatto Covid sul mercato del lavoro | Confprofessioni
12/02/2021
L'impatto Covid sul mercato del lavoro

Il rapporto sul lavoro in Italia realizzato dal Ministero del Lavoro in collaborazione con la Banca d'Italia

​Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e la Banca d'Italia hanno avviato una collaborazione al fine di produrre analisi periodiche sulla base dei dati amministrativi delle Comunicazioni obbligatorie, relative alla instaurazione, trasformazione e cessazione dei rapporti di lavoro alle dipendenze.

 

Il primo bollettino, pubblicato il 22 gennaio 2021, evidenzia che nel 2020 il numero dei contratti di lavoro cessati nel settore privato (non agricolo) ha di poco superato quello dei contratti attivati (42.000 unità); il saldo era stato di segno opposto nel 2019, quando erano stati creati quasi 300.000 posti di lavoro. Tale andamento è il risultato di un calo delle assunzioni e delle cessazioni (le prime, pari a 4,78 milioni, sono diminuite di circa 1,9 milioni, le seconde di oltre 1,5).

 

Secondo il rapporto, l’evoluzione dei flussi è stata fortemente condizionata dalla pandemia: nei mesi di gennaio e febbraio del 2020 la creazione di posti di lavoro era sugli stessi livelli del 2019. Con l’emergere dei primi contagi da Covid-19 alla fine di febbraio, il mercato del lavoro ha subito invece un rapido deterioramento e il saldo tra attivazioni e cessazioni è diventato negativo: a metà giugno era di 595.000 unità inferiore a quello registrato nello stesso periodo dell’anno precedente.

 

Tra la fine di giugno e ottobre tale divario si è ridotto sensibilmente, con la creazione di circa 285.000 posti di lavoro in più rispetto al 2019. Il recupero si è però interrotto in novembre, in concomitanza con il nuovo aumento dei contagi e con l’adozione delle necessarie misure restrittive. L’effetto di questa seconda ondata sul mercato del lavoro è stato comunque molto più contenuto di quello della prima, con un saldo tra attivazioni e cessazioni più basso di circa 25.000 unità nel bimestre novembre-dicembre rispetto allo stesso periodo del 2019.

 

Nel 2020 la perdita occupazionale si è concentrata nelle regioni del Nord: in particolare Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e le province autonome di Trento e Bolzano hanno registrato circa 200.000 attivazioni nette in meno rispetto all’anno precedente, contribuendo per quasi due terzi ai minori flussi rilevati a livello nazionale. Il fenomeno riflette la distribuzione dell’occupazione (nel 2019 in queste aree è stata creata oltre la metà delle posizioni lavorative registrate sul territorio nazionale), gli andamenti dei diversi settori economici e l’impatto dei provvedimenti adottati nel corso dell’anno per fare fronte alla pandemia. Anche a livello provinciale si evidenziano rilevanti eterogeneità. Nei primi mesi dell’emergenza sanitaria, a fronte della generale sospensione di molte attività produttive, tutte le province hanno segnato una riduzione marcata delle attivazioni nette rispetto all’anno precedente.

 

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