RANDAGISMO, SUBITO IL PIANO NAZIONALE DI STERILIZZAZIONE | Confprofessioni

RANDAGISMO, SUBITO IL PIANO NAZIONALE DI STERILIZZAZIONE

06/05/2009

Carlo Scotti, Medico Veterinario, Area Sanitaria Confprofessioni

Per molte settimane la stampa nazionale ha dedicato ampi articoli di cronaca, spesso di tono drammatico, alle aggressioni canine. Che fossero branchi di randagi o vezzeggiati cani da guardia in villa, l’opinione pubblica ha visto minacciata la propria incolumità fisica a causa di un malinteso rapporto con il cane, con la prevenzione e con la sanità pubblica.
In Italia il randagismo non è mai stato affrontato come un fenomeno straordinario, una devianza eccezionale sfuggita al controllo della popolazione canina (e felina) da ricondurre al più presto nei ranghi della civiltà. La proliferazione incontrollata di animali senza proprietario è stata trattata come un evento di secondaria importanza nelle politiche della sanità pubblica. E così il randagismo è diventato ordinario, addirittura una convenienza da perpetuare in virtù del perverso meccanismo che ha sempre finanziato le amministrazioni territoriali: fondi elargiti in base alla consistenza della popolazione animale e non in base al progressivo svuotamento dei canili, alle politiche di risanamento dei rifugi sanitari e di affido consapevole. I “rifugi lager” e il “business dei canili” sono il risultato di una politica che di soldi ne ha sempre avuti troppi (da sperperare o da distrarre ) o troppo pochi (talmente pochi da scoraggiare le amministrazioni più volenterose).
Adesso siamo all’emergenza, in assenza di un modello organizzativo. Che fare? I medici veterinari italiani dell’Anmvi hanno proposto al Ministero della Salute la creazione di una rete di medicina veterinaria di base convenzionata che, sfruttando la dotazione strumentale e professionale delle strutture veterinarie private, intervenga capillarmente sul territorio nazionale con un piano di sterilizzazioni e di controllo della popolazione canina e felina. Il randagismo deve essere inteso come un fenomeno a termine. La sanità pubblica veterinaria ha in queste azioni i propri livelli essenziali di assistenza (li chiamiamo “Leavet”), le proprie liste d’attesa da azzerare. E poiché le Asl non hanno il compito istituzionale di fare attività clinica, né possono trasformarsi in mutua degli animali (la sicurezza alimentare non consente demagogiche distrazioni) vanno messe in gioco le strutture ambulatoriali private. Il modello di sanità integrata del Ministro Maurizio Sacconi è esattamente questo.

E il cane di proprietà? Il cane di razza, magari di taglia media o medio grande che tanti portano al loro fianco nello struscio cittadino, è spesso affidato a proprietari che non conoscono nulla della fisiologia, dell’etologia e del comportamento del proprio animale. Come medici veterinari siamo finalmente riusciti a convincere il legislatore a far sposare la legge con la scienza, a spostare la responsabilità dell’incolumità pubblica e della prevenzione delle aggressioni sul proprietario, fornendo tutti gli strumenti idonei per evitare incidenti, spesso tragedie, dove è mancato soprattutto il buon senso e l’educazione alla conoscenza dell’alterità animale.
Con l'Ordinanza sulla tutela dell'incolumità pubblica dall'aggressione dei cani, finalmente in vigore, il medico veterinario libero professionista «informa i proprietari di cani in merito alla disponibilità di percorsi formativi e, nell'interesse della salute pubblica, segnala ai servizi veterinari della Asl la presenza, tra i suoi assistiti, di cani che richiedono una valutazione comportamentale, in quanto impegnativi per la corretta gestione ai fini della tutela dell'incolumità pubblica».
In altre parole, è il proprietario a rispondere di danni o lesioni a persone, animali e cose provocate dall'animale. Lo stesso vale per chiunque, a qualsiasi titolo, accetti di detenere un cane non di sua proprietà. Ma al proprietario vengono affidati adeguati strumenti di prevenzione: guinzaglio sempre, museruola all'occorrenza, gestione affidabile, informarsi prima di acquisire un cane, fare in modo che il cane abbia un comportamento adeguato nella convivenza con altri animali e persone. Questa è civiltà.