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Identità sociale ed espressione di sé

Nuovo appuntamento con la rubrica Spazio Psicologico in collaborazione con l’associazione Psicologi Liberi Professionisti

di Elisa Mulone Psicologa Psicoterapeuta past President PLP

 

Il 29 dicembre 2022 muore Edson Arantes do Nascimento, in arte Pelè, uno dei più grandi giocatori di calcio del mondo con 3 mondiali vinti e oltre 1000 gol segnati.

Diventato un personaggio pubblico a soli 17 anni con il suo esordio nella nazionale brasiliana, Pelè affronta grandi sfide. Figlio di una famiglia come tante in Brasile, umile e con poche risorse economiche, fin da bambino gioca a calcio divertendosi con palloni di fortuna, fatti di stracci, dimostrando grandi capacità.

Come si vede nel film biografico del 2016, il non riuscire a giocare “come gli altri” sembrava, inizialmente, il suo limite ma, in fondo, si è rivelata la sua più grande risorsa. Era difficile reprimere quella parte fondamentale di sé, della propria storia familiare e generazionale che sentiva in modo viscerale. Il suo modo di giocare primitivo era ispirato alla ginga, passo base della Capoeira, arte marziale brasiliana praticata dagli schiavi africani deportati in Brasile dai portoghesi nel lontano sedicesimo secolo. Quando la ginga venne proibita, i capoeiristi continuarono a praticarla attraverso il calcio, unico contesto in cui potevano esprimere questa parte di sé senza essere perseguiti.

La ginga è un atteggiamento, un modo diverso di vivere il calcio come un gioco tra musicalità e danza. Pelé nell’impossibilità d tradurne il termine, ha definito così la ginga in un’intervista: “È il fattore decisivo per giocare a calcio, un atteggiamento in cui il valore prevale sulla tecnica, il piacere del gesto è dominante”. Un calcio giocato e vissuto, che valorizza la diversità attraverso un gioco scomposto, non raffinato come quello europeo, ma autentico e musicale.

Dopo la sconfitta ai mondiali del 1950, i brasiliani ritennero proprio lo stile di gioco primitivo e indisciplinato, ispirato alla ginga, il responsabile di quel fallimento e rinnegarono la ginga e quello che aveva a che fare con le loro origini africane, sacrificando una parte importante di loro stessi.

Nella finale del 1958 contro la Svezia, sotto la pressione delle aspettative e la denigrazione del contesto circostante, l’unico modo per uscirne, comunque, “vincitori” sembra essere quello di affermare la propria appartenenza senza vergogna, ridefinendo la propria identità sociale nella piena accettazione delle proprie origini. È così che Pelé riesce a coinvolgere e motivare l’intera squadra e a portare la nazionale brasiliana alla vittoria.

Grazie a Pelè, la ginga venne riabilitata e tornò a essere parte integrante e orgoglio dell’identità sociale brasiliana, multietnica e appassionata.

L’identità sociale è definita da Tajfel come “quella parte del concetto di sé che deriva dalla conoscenza della propria appartenenza ad uno o più gruppi sociali insieme al valore e al significato emotivo riconosciuti a tale appartenenza”.

Questo grande uomo, simbolo dell’emancipazione brasiliana diventato un’Istituzione, ci ricorda che rinnegare aspetti di sé e della propria tradizione perché non graditi agli altri ci permette, a volte, di essere socialmente più accettati, ma tradisce la nostra identità impedendo la piena espressione delle nostre capacità.