ANTITRUST: I PROFESSIONISTI RESISTONO ALLE LIBERALIZZAZIONI | Confprofessioni
23/03/2009
ANTITRUST: I PROFESSIONISTI RESISTONO ALLE LIBERALIZZAZIONI

L'Agcm suggerisce al Legislatore come correggere la Legge Bersani

In cinque mosse, l’Antitrust suggerisce al Legislatore come completare il processo di liberalizzazione delle professioni, interrotto a causa delle “resistenze” di alcuni ordini. Tredici professioni sono state analizzate dall’Autorità Garante del Mercato e della Concorrenza: architetti, avvocati, consulenti del lavoro, farmacisti, geologi, geometri, giornalisti, ingegneri, medici e odontoiatri, notai, periti industriali, psicologi, dottori commercialisti ed esperti contabili.

L’Autorità auspica, in linea con l’orientamento comunitario in materia di servizi professionali, che gli ordini, in coerenza con la loro missione di enti preposti a garantire la qualità dei servizi professionali, abbandonino l’attitudine a regolare le attività di tipo economico dei propri iscritti. Ad esempio, “non vi sono ragioni per precludere l’esercizio della professione nella forma delle società di capitali”: i professionisti sono liberi di fornire all'utenza servizi professionali di tipo interdisciplinare attraverso società di persone e/o di capitali o associazioni tra gli stessi.

Secondo il diritto antitrust, i professionisti sono imprese e l’ordine, in quanto ente rappresentativo di imprese, è un’associazione di imprese, assoggettato quindi alle regole antitrust.

Le conclusioni dell’Agcm sono tanto annunciate quanto dirompenti e vanno dritte al cuore della Legge Bersani, una legge incompiuta o tradita, da emendare in cinque punti:

1) l’abolizione delle tariffe minime o fisse

“Il decreto legge Bersani del 2006 come modificato dalla legge di conversione, a differenza dell’originaria versione, si limita, infatti, a prevedere la non obbligatorietà delle tariffe minime e fisse, lasciando intendere che esse potrebbero essere considerate come riferimento, raccomandazione o orientamento di prezzi per i professionisti, attenuando così significativamente la portata liberalizzatrice della riforma”.

2) l’abrogazione del potere di verifica della trasparenza e veridicità della pubblicità esercitabile dagli ordini.
“Il potere di verifica sulla pubblicità attribuito agli ordini (ugualmente non previsto nel testo dell’originario decreto legge) può essere utilizzato per limitare l’uso della leva concorrenziale della pubblicità da parte dei professionisti.

3) l’istituzione di lauree abilitanti
“Occorre prevedere percorsi più agevoli di accesso alle professioni. E’ dunque auspicabile che il legislatore preveda, a seconda delle circostanze, l’istituzione di corsi universitari che consentano di conseguire direttamente l’abilitazione all’esercizio della professione.

4) lo svolgimento del tirocinio durante il corso di studio

“Il periodo di tirocinio dovrebbe essere proporzionato alle esigenze di apprendimento pratico delle diverse professioni e dovrebbe poter essere svolto, ove in concreto possibile, nell’ambito degli stessi corsi di studio”.

5) la presenza di soggetti ‘terzi’ negli organi di governo degli ordini

“Occorre prevedere un sistema aperto alle rappresentanze di soggetti terzi per meglio svolgere il necessario ruolo di raccordo tra professionisti e utenti dei servizi professionali. Sarebbe opportuno che gli organi di governo degli ordini non siano più espressione esclusiva degli appartenenti, ma siano composti anche da soggetti estranei agli ordini stessi”.

LE CONCLUSIONI DELL’AGCM SULL’INDAGINE RELATIVA AGLI ORDINI PROFESSIONALI:
http://www.agcm.it/