CONFPROFESSIONI · MANIFESTO PER L’ITALIA 2032
Professionisti,
per far crescere l’Italia.
Sei impegni. Sei principi costituzionali. Una visione per il futuro del Paese.
Sei impegni per il lavoro professionale, radicati nella Costituzione repubblicana.
IL PUNTO DI PARTENZA
La Costituzione.
Le professioni.
Il futuro.
La Costituzione italiana riconosce il lavoro come fondamento della Repubblica e ne tutela ogni forma ed espressione. Principi che non appartengono soltanto alla storia del nostro Paese, ma rappresentano ancora oggi le fondamenta su cui costruire un'Italia più equa, competitiva e inclusiva.
È da questi valori che nasce il Manifesto di Confprofessioni per l’Italia 2032: un progetto che mette la Costituzione al centro di una nuova visione per il lavoro professionale e per il futuro del Paese.
Presentato in occasione del 60° Congresso nazionale di Confprofessioni, il Manifesto raccoglie le idee e le proposte emerse dagli Stati Generali delle libere professioni e le traduce in sei impegni concreti, ciascuno fondato sui principi della Carta costituzionale.
Innovazione e competitività, equo compenso, rappresentanza, equità fiscale, welfare e pari opportunità: sei priorità che chiamano in causa le istituzioni, ma anche la responsabilità dei professionisti nel contribuire allo sviluppo economico e sociale dell'Italia.
Non un elenco di rivendicazioni di categoria, ma una visione che guarda all'interesse generale. Perché riconoscere il valore del lavoro intellettuale, tutelare chi lo esercita e investire nelle competenze significa rafforzare le fondamenta su cui cresce l'intero Paese.
A sessant'anni dalla sua fondazione, Confprofessioni guarda al 2032 con una convinzione: il futuro delle professioni è parte del futuro dell'Italia. E la Costituzione è il punto da cui ripartire per costruirlo.
IL MANIFESTO IN SINTESI
Sei impegni per il Paese
Richieste alle istituzioni e, insieme, responsabilità che le professioni si assumono: ogni impegno discende da un principio della Carta costituzionale.
PREAMBOLO
Il lavoro, in tutte le sue forme
«L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro»
Costituzione della Repubblica italiana · Art. 1
«La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni»
Costituzione della Repubblica italiana · Art. 35
Il lavoro che fonda la Repubblica è anche quello di chi apre uno studio, firma con il proprio nome e risponde in prima persona di ciò che fa.
Le libere professioni sono una parte del Paese che ogni giorno certifica, cura, progetta, difende, assiste: un’infrastruttura della fiducia tra cittadini, imprese e istituzioni. A Sarno nel 1998, a Linate nel 2001, nella crisi finanziaria del 2011, durante la pandemia da Covid-19: c’erano i professionisti. Nessuno li ha visti, ma il Paese si è retto anche su di loro. Da sessant’anni Confprofessioni ne è la voce.
Gli Stati generali del sessantennale hanno raccolto le proposte dei professionisti italiani: questo Manifesto le riconduce a sei impegni, che non sono pretese di una parte, ma discendono direttamente da principi incardinati nella Costituzione repubblicana. Sono richieste alle istituzioni e, insieme, responsabilità che le professioni si assumono verso il Paese.
L’orizzonte è il 2032: abbastanza vicino da impegnare chi decide oggi, abbastanza lontano perché le scelte di oggi diventino risultati misurabili. Nel 2032 i professionisti ci saranno ancora: questo Manifesto traccia la rotta per il loro rinnovato protagonismo.
IMPEGNO 1 DI 6
Innovazione, conoscenza e competitività
«La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica»
Costituzione della Repubblica italiana · Art. 9
«L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana»
Costituzione della Repubblica italiana · Art. 41
L’intelligenza artificiale trasformerà gli studi professionali, le competenze e il valore delle prestazioni.
È una trasformazione complessa, piena di opportunità e rischi, cui noi guardiamo con ottimismo: la tecnologia rafforza l’autonomia e la responsabilità del professionista, a condizione che non sostituisca il giudizio professionale né svaluti il lavoro intellettuale.
Le professioni si impegnano sulla formazione permanente e sull’innovazione degli studi, anche attraverso aggregazioni, società tra professionisti e reti. Le istituzioni aprano agli studi professionali credito, incentivi e strumenti per la transizione tecnologica alle stesse condizioni delle imprese; si impegnino a preservare i principi cardine della personalità del lavoro professionale, della verifica dei requisiti e del rispetto della legislazione nazionale e internazionale. E a impedire che gli algoritmi delle piattaforme di intermediazione prendano il sopravvento sul diritto del cliente di conoscere e valutare il professionista cui affidarsi.
IMPEGNO 2 DI 6
Compenso: il valore del lavoro intellettuale
«Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa»
Costituzione della Repubblica italiana · Art. 36
L’equità del compenso è un principio costituzionale che deve applicarsi anche al lavoro professionale.
Il compenso equo non è la riproposizione di un privilegio corporativo: è la condizione per riconoscere qualità, indipendenza e responsabilità nell’esercizio professionale, a tutela del lavoro del professionista e di chi a lui si affida. La libertà di concorrenza non può tradursi nella svalutazione sistematica del lavoro intellettuale. Il principio introdotto dalla legge deve ora essere presidiato da garanzie effettive ed esteso ad una più ampia platea di rapporti professionali, assicurando, oltre al giusto corrispettivo, anche tempi di pagamento certi. A partire dalla Pubblica Amministrazione.
IMPEGNO 3 DI 6
Rappresentanza: una parte sociale del Paese
«La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale»
Costituzione della Repubblica italiana · Art. 2
«Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà»
Costituzione della Repubblica italiana · Art. 118
Le libere professioni non chiedono una rappresentanza di cortesia.
Sono una componente strutturale dell’economia e della società e sono interlocutori stabili nella definizione delle politiche economiche, fiscali, sociali e del lavoro, con la stessa dignità delle altre parti sociali. Chiediamo alle istituzioni di riconoscere la centralità della libera rappresentanza associativa dei professionisti. Nello spirito della sussidiarietà, i professionisti sono pronti ad assumere funzioni di interesse generale – certificazione, asseverazione, intermediazione qualificata – contribuendo alla semplificazione dei rapporti tra cittadini, imprese e amministrazione e rafforzando la legalità, anche nei rapporti economici.
IMPEGNO 4 DI 6
Equità: neutralità fiscale, semplicità, certezza
«Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività»
Costituzione della Repubblica italiana · Art. 53
A parità di reddito, nessuna disparità ingiustificata tra le forme di lavoro, pur nel rispetto delle loro specificità.
Lo Stato si impegni ad assicurare regole semplici e stabili e adempimenti proporzionati, perché la complessità è un costo che pesa di più su chi è più piccolo, e perché la certezza del diritto è condizione di crescita e investimenti. I professionisti, che del sistema fiscale sono il primo presidio di applicazione, sono impegnati ogni giorno a contribuire alla sua semplificazione.
IMPEGNO 5 DI 6
Welfare: un patto per garantire la sicurezza sociale di ogni lavoratore
«I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria»
Costituzione della Repubblica italiana · Art. 38
Come è ora riconosciuto dal Pilastro europeo dei diritti sociali, la sicurezza sociale non può dipendere dalla forma giuridica con cui si lavora.
Confprofessioni propone un nuovo patto per il lavoro autonomo, fondato sul rafforzamento delle tutele e dell’adeguatezza previdenziale e sullo sviluppo di una previdenza complementare accessibile a tutti i professionisti, con particolare attenzione alle carriere discontinue e alle aspettative delle nuove generazioni. Sanità integrativa, bilateralità, conciliazione vita-lavoro e strumenti di protezione nei periodi di interruzione dell’attività devono costituire la base su cui edificare un welfare moderno, inclusivo e sostenibile, costruito anche con strumenti collettivi e nuove forme di mutualità.
IMPEGNO 6 DI 6
Pari opportunità: ricambio generazionale e autonomia economica
«È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese»
Costituzione della Repubblica italiana · Art. 3
L’accesso alla professione e la sua continuità, anche sul piano reddituale, non devono dipendere dall’età, dal genere o dal patrimonio di partenza.
Sostegno concreto all’avvio dei giovani, conciliazione reale tra lavoro ed esigenze familiari, rappresentanza equilibrata di genere e generazionale negli organi di governo e di rappresentanza delle professioni. Le professioni sono state per decenni e restano oggi una via di mobilità sociale: la Repubblica che rimuove gli ostacoli comincia da qui.
LA NOSTRA VISIONE
Italia 2032
Nel 2032 vogliamo un Paese in cui nessun giovane rinunci ad esercitare una professione perché non può permettersi di cominciarla; in cui nessun professionista debba scegliere tra un figlio e lo studio; in cui l’intelligenza artificiale sia uno strumento di crescita e non di esclusione; in cui chi lavora con la propria firma e la propria responsabilità sia retribuito come merita e tutelato come qualunque altro lavoratore.
Non chiediamo privilegi. Chiediamo che la Costituzione arrivi fino a noi.
E offriamo in cambio ciò che le professioni hanno sempre dato al Paese: competenza, responsabilità, fiducia.
Sessant’anni fa Confprofessioni è nata per dare voce a chi non ne aveva. Oggi quella voce è una parte sociale. Domani sarà un progetto per l’Italia. Perché il futuro delle professioni non riguarda solo i professionisti: riguarda l’Italia. E quando il Paese avrà bisogno, ci saranno i professionisti.

