«La trasparenza non deve diventare un ostacolo burocratico per la sanità integrativa». Lo ha chiarito Marco Natali, presidente Cadiprof, durante il suo intervento al terzo congresso nazionale di Itinerari Previdenziali sui fondi socio-sanitari integrativi, che si è svolto a Roma il 23 settembre scorso. Al centro del dibattito, le modifiche sul funzionamento del sistema di vigilanza e dei meccanismi di rendicontazione dei fondi sanitari integrativi introdotte dal Decreto PNRR. Natali condivide la necessità di rendere i conti più chiari e accessibili, ma chiede di correggere alcune norme giudicate troppo rigide e distanti dalla realtà operativa dei fondi.
La specificità del settore e i nuovi equilibri di vigilanza
Il presidente Natali ha spiegato che la trasparenza non va vissuta come un semplice adempimento, ma come uno strumento per qualificare l’intero sistema. Tuttavia, ha espresso soddisfazione per la scelta del Parlamento di cancellare sia il controllo inizialmente affidato alla Covip sia la previsione di un nuovo Albo, che avrebbe rischiato di sovrapporsi all’Anagrafe dei fondi sanitari già esistente presso il Ministero della Salute. Secondo Natali, i controlli devono essere costruiti sulle specificità della sanità integrativa, nella quale non deve essere trasferito un modello pensato per le assicurazioni o per la previdenza complementare.
I quattro nodi normativi: dalle scadenze alle sanzioni
Nonostante i correttivi, restano però aperti alcuni nodi cruciali. Il primo riguarda l’obbligo di presentare i bilanci entro tre mesi, una scadenza considerata in totale contrasto con i normali tempi di approvazione dei fondi e con le altre scadenze fiscali. Un secondo problema è legato alla forte eterogeneità del settore, che comprende fondi contrattuali, casse e società di mutuo soccorso con caratteristiche giuridiche e dimensionali molto diverse; per questo motivo, Natali chiede che gli obblighi siano proporzionati alla natura e alle dimensioni di ciascun soggetto, poiché un modello modellato solo sul bilancio societario non si adatta alla natura mutualistica di molte realtà. Vi è poi la questione delle sanzioni, ritenute troppo severe: oggi basta un semplice ritardo formale o un errore burocratico per rischiare l’esclusione dall’Anagrafe e la perdita delle agevolazioni fiscali, mentre sarebbe preferibile un sistema basato su diffide preventive e punizioni graduate in base alla gravità dello sbaglio. Infine, Natali ha espresso forti riserve sull’estensione del reato di false comunicazioni sociali a enti che non hanno una struttura societaria, avvertendo che questa impostazione solleva seri dubbi di compatibilità con i principi di legalità della nostra Costituzione.
La proposta per una vigilanza coordinata e flessibile
In conclusione, Natali punta a una vigilanza coordinata sotto la guida del Ministero della Salute, che valorizzi i controlli paritetici già esistenti senza bloccare la macchina assistenziale. L’obiettivo deve essere quello di qualificare la sanità integrativa, ma senza comprometterne l’autonomia e la capacità di rispondere subito e con flessibilità ai bisogni di salute dei cittadini iscritti.

