Il Parlamento europeo ha indicato le priorità per la prima strategia dell’Unione europea contro la corruzione, chiedendo un approccio organico che rafforzi la prevenzione, migliori i controlli e renda più efficace l’applicazione delle norme. Nel testo adottato l’8 ottobre, gli eurodeputati sottolineano la necessità di affrontare un fenomeno che compromette la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, indebolisce lo Stato di diritto e può favorire le attività della criminalità organizzata.
Tra gli ambiti da presidiare figurano gli appalti pubblici, l’utilizzo dei fondi europei e il finanziamento alla politica. Il Parlamento chiede maggiore trasparenza sui finanziamenti ai partiti e alle fondazioni politiche, nonché controlli più efficaci sui conflitti d’interesse, sulle dichiarazioni patrimoniali e sui rapporti tra decisori pubblici e interessi privati. L’obiettivo è intervenire sui rischi prima che si traducano in illeciti, attraverso regole chiare, controlli indipendenti e strumenti adeguati.
Gli eurodeputati richiamano inoltre l’attenzione sulle nuove tecnologie e sulle forme più complesse di occultamento dei patrimoni, comprese quelle che possono coinvolgere cripto-attività e strutture societarie opache. Per contrastare fenomeni che spesso superano i confini nazionali, sarà essenziale rafforzare lo scambio di informazioni e la cooperazione tra le autorità competenti, comprese Europol, Eurojust, la Procura europea e l’Ufficio europeo per la lotta antifrode. Un altro punto centrale riguarda la tutela di chi contribuisce a far emergere gli illeciti: informatori, giornalisti investigativi e organizzazioni della società civile devono poter operare senza intimidazioni. In quest’ottica, gli eurodeputati, invitano l’Ue ad aderire pienamente al GRECO, il Gruppo di Stati contro la corruzione del Consiglio d’Europa, perché le istituzioni siano sottoposte allo stesso controllo delle autorità nazionali.
Il Parlamento sollecita anche un sistema di monitoraggio più coerente, basato su indicatori comuni e valutazioni concrete dei risultati ottenuti dagli Stati membri, oltre a un collegamento più incisivo tra il rispetto degli standard anticorruzione e l’impiego dei fondi europei.
La richiesta si inserisce in un percorso legislativo già avviato. Dopo il pacchetto anticorruzione presentato dalla Commissione nel 2023, l’UE ha adottato nel 2026 la direttiva 2026/1021, che stabilisce norme minime comuni in materia di reati e sanzioni e prevede misure di prevenzione e una raccolta più strutturata dei dati nazionali. La nuova strategia dovrà quindi coordinare gli strumenti esistenti e contribuire a colmare le lacune nell’attuazione e nel monitoraggio.
Come evidenzia anche l’analisi del Servizio di ricerca del Parlamento europeo (EPRS), la corruzione resta difficile da misurare e i sistemi di controllo europei si sono sviluppati in modo non sempre uniforme. La strategia sarà dunque chiamata non soltanto a definire obiettivi politici, ma anche a individuare modalità per verificarne l’effettiva realizzazione.
La futura strategia europea rappresenta anche un’occasione per rafforzare l’integrità e la trasparenza del mercato unico, valorizzando il ruolo dei liberi professionisti quali attori essenziali dell’economia e interlocutori qualificati nei rapporti tra cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. Prevenzione della corruzione, trasparenza e certezza delle regole devono infatti accompagnarsi a condizioni che consentano ai professionisti di operare in un quadro di concorrenza leale, responsabilità e fiducia. In questo senso, sarà importante che la strategia europea riconosca il contributo delle professioni alla diffusione di una cultura dell’integrità e della legalità, anche attraverso standard professionali elevati, formazione, sistemi di controllo adeguati e una maggiore cooperazione tra autorità e organismi professionali. La sfida per l’Unione sarà quindi costruire un sistema anticorruzione efficace e proporzionato, capace di prevenire gli illeciti senza creare oneri amministrativi sproporzionati per chi opera quotidianamente nel tessuto economico e sociale europeo.

