L’accesso al credito tramite modelli aggregativi e la tutela e internazionalizzazione del Made in Italy attraverso le competenze dei professionisti: sono questi i due pilastri centrali dell’audizione di Confprofessioni tenutasi oggi presso l’Intergruppo parlamentare per le Piccole e Medie Imprese. Davanti ai parlamentari, la Confederazione ha chiarito che non può esserci crescita per le PMI senza un parallelo sostegno al sistema dei servizi professionali che le affiancano quotidianamente.
Accesso al credito e aggregazione: incentivi fiscali per superare il nanismo
La frammentazione di imprese e studi ne limita la patrimonializzazione in un contesto di forte stretta creditizia, che in 15 anni ha sottratto 60 miliardi (-37%) alle realtà più piccole, aggravata dal taglio del 18% degli sportelli bancari. A questo proposito, il delegato al Credito della Giunta esecutiva di Confprofessioni, Ezio Maria Reggiani, ha sottolineato come la crescita dimensionale sia l’unica via per il rilancio: «Sosteniamo da sempre il modello aggregativo, quale leva strategica per accrescere la competitività di imprese e professionisti in un mercato europeo sempre più articolato e concorrenziale. Strutture più ampie e organizzate sono più efficienti, investono di più in innovazione e capitale umano, risultano più solide e resilienti e, proprio per questo, accedono più agevolmente al credito».
Per stimolare questa transizione, Reggiani ha illustrato le proposte fiscali della Confederazione, che prevedono un credito d’imposta sugli investimenti effettuati nel corso dei processi di aggregazione o, in alternativa, l’assoggettamento del reddito del soggetto risultante dall’unione «per cinque anni a un’aliquota IRES ridotta, ad esempio al 12 o al 15% in luogo del 24%», estendendo i benefici alle aggregazioni professionali.
Viene inoltre chiesto di rendere strutturale il Fondo di Garanzia PMI (innalzando le coperture fino al 90% con i Confidi) e di promuovere strumenti alternativi come i prestiti partecipativi e il crowdlending.
Internazionalizzazione del Made in Italy: la rete globale di APRI International
Il successo del Made in Italy sui mercati esteri, minacciato da dazi e barriere doganali, non può fare a meno delle competenze del comparto professionale, naturale interlocutore delle PMI. Sul punto è intervenuto Alessandro Cianfrone, amministratore delegato di APRI International, società in house di Confprofessioni, evidenziando il valore strategico della struttura: «Pilastro del modello operativo di APRI International è la rete dei Senior Advisor: liberi professionisti di esperienza pluriennale e riconosciuti come infrastruttura strategica a supporto della diplomazia economica».
Una copertura in continua crescita, alimentata dalla trasversalità dei profili e da una domanda sempre più elevata di professionalità specifiche per l’attuazione di progetti, che unisce competenze specialistiche alla conoscenza diretta dei mercati locali. Una rete attiva in oltre 70 Paesi che, ha spiegato Cianfrone, «rappresenta un fattore abilitante per l’attuazione del Piano d’azione del MAECI per l’export, contribuendo agli obiettivi di proiezione internazionale e alla traiettoria verso i 700 miliardi di esportazioni entro il 2027».
«Un Made in Italy competitivo nei mercati globali richiede, in definitiva, una visione di sistema, nella quale imprese e professionisti operino in stretta sinergia», conclude Cianfrone.

