In Europa, le donne percepiscono pensioni mediamente inferiori di circa un quarto rispetto a quelle degli uomini. Nei paesi OCSE, il divario è sceso dal 28% del 2007 al 23% del 2024, ma le differenze tra paesi restano marcate. Dai valori più contenuti di Repubblica Ceca, Estonia e Slovenia si arriva a oltre il 35% in Austria e nei Paesi Bassi. In Irlanda, dove la disuguaglianza supera il 31%, una donna dovrebbe lavorare circa otto anni in più per accumulare lo stesso capitale pensionistico di un uomo. Nel videomessaggio introduttivo, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola richiama l’impegno dell’istituzione a ridurre i divari occupazionali, retributivi e pensionistici e a rimuovere gli ostacoli che limitano le opportunità delle donne.
Come spiegano le cinque esperte intervenute in audizione, questo divario si accumula lungo tutto il corso la carriera. Le donne hanno tassi di occupazione più bassi, lavorano meno ore e ricevono retribuzioni orarie inferiori, tre fattori che secondo l’OCSE contribuiscono ciascuno per circa un terzo al divario. Alla base vi è soprattutto la distribuzione diseguale del lavoro di cura non retribuito. In Irlanda, secondo i dati richiamati durante l’audizione, le donne vi dedicano più del doppio del tempo degli uomini. I dati dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE) mostrano il peso della genitorialità. Nelle coppie con figli il divario occupazionale, misurato in equivalenti a tempo pieno, raggiunge i 24 punti percentuali, contro i 5 delle coppie senza figli.
A queste disuguaglianze si aggiungono sistemi pensionistici e fiscali ancora segnati dal modello dell’uomo lavoratore e della donna responsabile della casa e dell’assistenza, che premiano le carriere retribuite senza interruzioni. Ulrike Spangenberg, della Fondazione federale tedesca per la parità di genere, richiama il ruolo della tassazione congiunta. Quando le imposte dipendono dal reddito della coppia, chi guadagna meno, generalmente la donna, può essere scoraggiato dall’aumentare le ore di lavoro. Le agevolazioni fiscali per la previdenza complementare favoriscono inoltre i redditi più elevati, che consentono maggiori risparmi.
Anche alcune tutele possono produrre effetti contraddittori afferma Monika Queisser, dell’OCSE che definisce il pensionamento anticipato femminile un “regalo avvelenato”, perché significa meno contributi, un assegno più basso nonostante un lasso di tempo maggiore durante il quale farvi affidamento. I crediti contributivi riconosciuti per la cura dei figli compensano invece circa metà della perdita pensionistica dovuta a una pausa di cinque anni, secondo una simulazione OCSE riferita a una madre con due figli che torna poi a lavorare a tempo pieno. Le pensioni di reversibilità, i cui beneficiari sono per l’88% donne, riducono mediamente il divario di circa un terzo nei regimi pensionistici obbligatori analizzati.
Proprio il riconoscimento dei periodi di cura attraverso contributi finanziati dallo Stato è tra le proposte più condivise. Queisser segnala, però, che alcuni paesi discutono di ridurre queste tutele per esigenze di bilancio. Sarah Loriato, di AGE Platform Europe, chiede pensioni minime più solide e dati migliori sulle donne anziane. Lina Salanauskaite, dell’EIGE, propone congedi parentali condivisi, servizi per l’infanzia accessibili e simulatori che mostrino alle coppie gli effetti delle scelte familiari sulla pensione di ciascuno. Corrinne Hasson, del National Women’s Council irlandese, sostiene una pensione pubblica universale, garantita a tutte le persone anziane indipendentemente dalla storia lavorativa e contributiva.
Queste criticità riguardano anche le libere professioniste, per le quali maternità e assistenza familiare possono comportare pause che riducono reddito, contributi e pensione futura. Le professioni hanno inoltre un ruolo nell’accompagnare le scelte delle famiglie. L’audizione richiama quindi la necessità di rafforzare l’educazione finanziaria e previdenziale e di formare avvocati, giudici e notai sulle conseguenze economiche delle disuguaglianze di genere nei matrimoni e nelle separazioni. In questo quadro, la trasparenza retributiva interessa anche gli studi professionali come datori di lavoro.
Il Parlamento europeo ha già chiesto alla Commissione un piano d’azione contro i divari retributivi e pensionistici di genere, con obiettivi e scadenze precise. Nel dibattito, si richiama altresì l’importanza dell’attuazione della direttiva sulla trasparenza retributiva. Tra gli sviluppi da seguire figurano inoltre le iniziative europee sulla previdenza complementare e il nuovo Indice sull’uguaglianza di genere dell’EIGE, annunciato per il mese di novembre.
Il confronto evidenzia la necessità di agire lungo tutta la vita lavorativa e familiare, con retribuzioni adeguate, continuità contributiva, servizi accessibili e una condivisione più equilibrata della cura, per tutelare l’autonomia economica delle donne anche nell’età avanzata.

