Continuano gli appuntamenti del ciclo “Venerdì Culturali” organizzati dalla Fidaf. Il prossimo venerdì 1°aprile, alle ore 16.30, presso la sede della Federazione in Via Livenza 6, si parlerà de “I Tratturi: la loro storia, vincoli e opportunità” con Vincenzo Di Luozzo e Bruno Petriccione.
I Regi tratturi che hanno collegato per millenni i pascoli dell’Appennino abruzzese, molisano, campano e lucano alle piane pugliesi sono stati l’asse di un’attività economica cardinale per tutte le civiltà succedutesi nel Mezzogiorno dai Sanniti al Regno delle due Sicilie. L’allevamento di cui essi costituivano il supporto, la pastorizia transumante, favorito sull’esempio della Mesta spagnola dagli Aragonesi fu al centro delle critiche degli economisti “illuminati” della Napoli settecentesca, che ispirarono la legislazione intesa alla liquidazione dei tratturi di Giuseppe Bonaparte, poi fu di nuovo al centro delle attenzioni politiche dei Borboni. All’unificazione nazionale seguì una legislazione incoerente, che si propose di definire i diritti relativi ai tratturi con una verifica generale ma in pratica disapplicata. Nel dopoguerra, la progressiva estinzione della transumanza favorì l’ulteriore paralisi di ogni attività di ricognizione catastale delle aree percorse dalle antiche piste armentizie. Con la nascita delle regioni (D.P.R. n. 616/77 art. 66) la storia millenaria dei tratturi volge al termine, le cinque regioni interessate hanno applicato la propria politica campanilistica svincolata dall’intesa prevista dal suindicato D.P.R.. E così, in uno stato di generale confusione il patrimonio paesistico e storico di rilievo nazionale che richiederebbe lungimiranti interventi di ricognizione, recupero e valorizzazione è destinato all’incuria e alla disordinata appropriazione privata, ai più disorganici interventi delle autorità locali, salvo poche e buone eccezioni.
Nonostante la gestione (anche se non la proprietà) del Demanio armentizio sia stata affidata alle Regioni fin dal 1977, importanti Decreti Ministeriali hanno poi posto il vincolo paesaggistico sui Tratturi del Molise e poi su quelli dell’Abruzzo. In alcuni casi, le Regioni hanno di nuovo delegato la gestione di alcuni tratti di tratturo ad organi statali, come nel caso del Corpo Forestale dello Stato, che ne gestisce piccole porzioni nelle province dell’Aquila e di Isernia e che vi ha attuato importanti interventi di recupero.
Tutte le Regioni interessate hanno progressivamente compreso che questo prezioso patrimonio storico, culturale e naturale può divenire una grande opportunità per lo sviluppo del turismo, avviando per Legge varie iniziative, nessuna delle quali è stata però ancora compiutamente attuata, anche se numerosissimi sono stati gli interventi effettuati (da attività puramente promozionali o di ricerca come manifestazioni, convegni, pubblicazioni, fino a veri e propri interventi di recupero). Così la Regione Abruzzo ha disposto la redazione di un “Piano agrituristico dei tratturi” con itinerari turistici, escursionistici e culturali, la Regione Molise ha istituito il “Parco dei Tratturi del Molise”, la Regione Campania ha sottoposto a tutela l’intero patrimonio di propria competenza rimandando la disciplina della gestione a successive disposizioni, la Regione Puglia ha compreso l’intero patrimonio di propria competenza nel “Parco dei tratturi della Puglia”.
L’attivismo della Regione Molise, infine ha consentito di formulare la proposta di inclusione della rete tratturale delle Regioni Abruzzo, Molise, Campania e Puglia nell’elenco dei “World Heritage Sites” dell’UNESCO, la cui candidatura è stata formalmente presentata nel 2006 e poi lasciata cadere dopo qualche anno. Recentemente, la stessa proposta è stata riformulata e ripresentata per iniziativa di cinque Regioni, cinque Gruppi di Azione Locale e 260 Comuni.

