La Commissione Europea ha presentato la prima Strategia europea per la gestione dell’asilo e della migrazione per i prossimi cinque anni, mentre il Parlamento europeo ha adottato 2 atti legislativi che riguardano l’istituzione di un elenco di paesi di origine sicuri a livello dell’Unione e la modifica dell’applicazione del concetto di “paese terzo sicuro”.
Entrambe le iniziative si inseriscono nel quadro del Patto sulla migrazione e l’asilo, il pacchetto di regolamenti adottato nel 2024 dal Parlamento e dal Consiglio dell’Unione europea che ha riformato le procedure di asilo con l’obiettivo di rendere più uniforme ed efficiente la gestione dei flussi migratori nell’Unione.
La Strategia: da emergenza a sistema strutturale
La Strategia presentata il 29 gennaio punta a superare la gestione emergenziale degli ultimi anni e a costruire un modello più stabile e prevedibile. Tre gli obiettivi: contrastare l’immigrazione irregolare e le reti di traffico di migranti; garantire protezione a chi fugge da guerre e persecuzioni nel rispetto dei diritti fondamentali; attrarre talenti e competenze per rafforzare la competitività economica europea.
Sono cinque le priorità operative messe in campo:
- Rafforzamento della diplomazia migratoria, con maggiore cooperazione con i Paesi di origine e di transito lungo le principali rotte migratorie, anche attraverso strumenti finanziari come il programma NDICI – Global Europe, per affrontare le cause profonde della migrazione e contrastare le reti criminali.
- Potenziamento delle frontiere esterne dello spazio Schengen, con l’uso di sistemi digitali interoperabili, registri di ingresso e uscita e banche dati biometriche per rendere più efficace il controllo dei flussi.
- Sistema di asilo “equo, fermo e adattabile”, con procedure accelerate per le domande con basse probabilità di accoglimento, controlli immediati per gli ingressi irregolari e meccanismi di solidarietà tra Stati membri.
- Attenzione ai rimpatri, puntando su digitalizzazione, rafforzamento degli accordi di riammissione e possibile istituzione di centri di rimpatrio in Paesi terzi per aumentare l’esecuzione delle decisioni.
- Strumenti per facilitare l’ingresso di lavoratori qualificati extra-UE attraverso piattaforme di incontro tra domanda e offerta e procedure più rapide di riconoscimento delle qualifiche.
Il quadro finanziario pluriennale 2028-2034 sosterrà queste priorità, insieme al rafforzamento delle agenzie europee competenti, tra cui Frontex ed Europol.
Nuove norme sui Paesi terzi e Paesi di origine sicura
Il Parlamento ha approvato la modifica del regolamento sulla procedura di asilo e introdotto per la prima volta un elenco comune europeo di Paesi di origine sicuri, con l’obiettivo di uniformare le prassi tra Stati membri e accelerare l’esame delle domande presumibilmente infondate.
L’elenco include i Paesi candidati all’adesione all’UE e il Kosovo, oltre a Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Marocco e Tunisia. I Paesi vengono valutati in base al livello di democrazia effettiva, dello Stato di diritto e dell’assenza di persecuzioni sistematiche o rischi generalizzati di gravi violazioni dei diritti; la domanda dei richiedenti asilo provenienti da questi Paesi deve essere esaminata in tempi rapidi e decisa entro tre mesi. La valutazione individuale consente ad ogni richiedente di dimostrare che, nel proprio caso, sussistono rischi concreti, con particolare attenzione alle situazioni di vulnerabilità.
Il concetto di Paese terzo sicuro non riguarda il Paese di cittadinanza del richiedente, ma qualunque Stato con il quale egli abbia un legame o nel quale sia transitato prima di arrivare nell’UE.
L’applicazione del concetto presuppone l’esistenza di un legame significativo, un transito rilevante oppure un accordo tra UE o Stati membri e il Paese terzo. Se questo è considerato sicuro, offre una protezione effettiva e garantisce un esame nel merito della domanda di protezione, lo Stato membro può dichiarare la domanda inammissibile e trasferire il richiedente in quel Paese affinché la richiesta di asilo sia esaminata lì.
L’Unione europea, quindi, rafforza un sistema più centralizzato nel tentativo di conciliare rapidità procedurale, tutela dei diritti fondamentali e controllo delle frontiere.

