Quality Jobs Act, Confprofessioni: «Il lavoro di qualità passa dal dialogo sociale»

All’audizione promossa dagli eurodeputati Zingaretti e Topo, il delegato al Lavoro della Confederazione, Dario Montanaro, richiama il ruolo delle parti sociali nella costruzione delle nuove regole europee e chiede proporzionalità per imprese e studi professionali

Il futuro del lavoro europeo si costruisce anche attraverso il dialogo con le parti sociali. È questo il messaggio portato da Confprofessioni all’audizione “Il lavoro che vale: Verso il Quality Jobs Act. Le nostre proposte per un’Europa dei diritti”, promossa lo scorso 8 settembre dagli eurodeputati Nicola Zingaretti e Raffaele Topo.

Al confronto ha partecipato Dario Montanaro, Delegato di Giunta al Lavoro di Confprofessioni, insieme a rappresentanti delle istituzioni e delle organizzazioni datoriali e sindacali, in una fase importante del percorso europeo verso il nuovo quadro sul lavoro. La Commissione europea ha infatti avviato la seconda fase della consultazione delle parti sociali, chiamate a contribuire alla definizione delle future iniziative legislative.

Per Confprofessioni, il punto di partenza è chiaro: qualità dell’occupazione, tutela e competitività devono procedere insieme. E per raggiungere questo equilibrio non basta aggiungere nuovi obblighi. Occorre costruire regole attraverso un confronto effettivo con chi rappresenta il mondo del lavoro e valorizzare gli strumenti della contrattazione collettiva e della bilateralità.

È proprio la contrattazione, secondo la Confederazione, uno degli strumenti attraverso cui accompagnare le trasformazioni del mercato del lavoro, adattando le tutele alle diverse realtà produttive e professionali. Un principio particolarmente importante per micro e piccole imprese e studi professionali, per i quali gli stessi obblighi possono avere un impatto molto diverso rispetto alle grandi organizzazioni.

La necessità di proporzionalità riguarda anche la trasformazione tecnologica. L’intelligenza artificiale e la gestione algoritmica stanno modificando le modalità di organizzazione, valutazione e svolgimento del lavoro. Per Confprofessioni, il futuro quadro europeo dovrà garantire trasparenza e adeguate garanzie, ma distinguendo strumenti, finalità e livelli di rischio. Non tutti gli strumenti digitali utilizzati nei luoghi di lavoro possono essere assimilati a sistemi di sorveglianza o controllo.

La stessa attenzione deve essere riservata alle nuove forme di organizzazione del lavoro e alle catene di subappalto, nelle quali possono essere coinvolti anche professionisti autonomi e fornitori specialistici. Il nuovo quadro europeo dovrà quindi considerare la specificità del lavoro professionale, evitando che gli oneri regolatori vengano trasferiti semplicemente sui soggetti più piccoli della filiera.

Un altro nodo centrale è quello delle competenze. La transizione digitale e quella verde stanno modificando rapidamente il mercato del lavoro e richiedono investimenti strutturali in formazione, aggiornamento e riqualificazione professionale. Per Confprofessioni, le risorse europee dovranno sostenere anche le micro e piccole realtà nell’adozione delle nuove tecnologie e nello sviluppo delle competenze necessarie a governarle.

In questo scenario, il confronto avviato a livello europeo rappresenta anche un’occasione per rafforzare il ruolo delle parti sociali nella definizione delle politiche del lavoro. Non una contrapposizione tra diritti e competitività, ma una responsabilità condivisa nella costruzione delle regole.

«Il Quality Jobs Act dovrà valorizzare il ruolo delle parti sociali e della contrattazione collettiva, evitando che la qualità del lavoro venga affidata esclusivamente a nuovi obblighi normativi. Il dialogo sociale è lo strumento attraverso cui adattare le regole alle trasformazioni del lavoro, garantendo tutele efficaci e, allo stesso tempo, sostenibili per imprese e professionisti», sottolinea Dario Montanaro, delegato di Giunta al Lavoro di Confprofessioni.

È su questo equilibrio che Confprofessioni intende contribuire al confronto europeo: regole più efficaci, costruite con le parti sociali, capaci di accompagnare l’innovazione e di rafforzare la qualità del lavoro senza appesantire le realtà più piccole con nuovi carichi burocratici.