In un’epoca segnata dalla “tripla transizione” — verde, digitale e demografica — il mercato del lavoro europeo si trova di fronte a sfide senza precedenti. Per rispondere a queste trasformazioni, la Conferenza degli Stakeholder del Network PES (Servizi Pubblici per l’Impiego) 2025 ha delineato una visione chiara, affermando che il futuro dell’occupazione risiede nella creazione di ecosistemi collaborativi solidi tra attori pubblici, privati e del terzo settore.
Con un tasso di occupazione nell’UE che punta al 78% entro il 2030, la priorità è colmare i divari di competenze e rendere il mercato del lavoro più resiliente. I Servizi Pubblici per l’Impiego (PES) non agiscono più isolatamente, ma evolvono in “coordinatori di ecosistemi”. Questo approccio consente ai PES di collaborare con una rete più ampia di attori pubblici e privati, migliorando la condivisione dei dati, l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e i percorsi di aggiornamento e riqualificazione professionale (upskilling e reskilling).
L’innovazione tecnologica rappresenta uno dei temi centrali del dibattito. L’uso di tecnologie avanzate, come i Large Language Models (LLM) e l’IA generativa, sta trasformando il reclutamento attraverso lo screening automatizzato dei CV e il matching basato sulle competenze. Tuttavia, secondo il parere unanime degli esperti, la tecnologia deve integrare, e non sostituire, il supporto umano. Per i cercatori di lavoro con esigenze complesse, la guida personalizzata dei consulenti rimane insostituibile. La trasparenza e la gestione etica dei dati sono pilastri fondamentali per costruire fiducia tra PES, datori di lavoro e cittadini.
Un’attenzione particolare è stata rivolta ai gruppi vulnerabili, come le persone con disabilità o chi si trova fuori dal mercato del lavoro per motivi di salute. La collaborazione con le organizzazioni del terzo settore è cruciale poiché queste adottano approcci olistici, affrontando barriere non lavorative come problemi finanziari o familiari. Casi di successo, come la partnership belga o il modello nazionale portoghese, dimostrano che il monitoraggio personalizzato durante e dopo il collocamento aumenta significativamente i tassi di permanenza occupazionale.
Il mercato del lavoro si sta spostando verso lo “skills-based hiring” (assunzioni basate sulle competenze) piuttosto che sui soli titoli di studio. I dati mostrano che le assunzioni basate sulle competenze favoriscono una maggiore stabilità occupazionale e promuovono diversità ed equità. In questo contesto, i partenariati per la formazione professionale (VET) sono fondamentali per allineare i curricula alle reali necessità dei datori di lavoro, specialmente per i giovani nel quadro della Garanzia Giovani.
La mobilità del lavoro all’interno dell’UE è sostenuta dalla rete EURES, che riunisce oltre 300 partner tra PES, servizi privati per l’impiego e ONG con l’obiettivo di ampliare le opportunità occupazionali e garantire i diritti dei lavoratori mobili.
Per sostenere tali iniziative, la conferenza ha suggerito il passaggio a modelli di finanziamento più flessibili. Invece di premiare esclusivamente il risultato finale, ossia l’assunzione, i nuovi modelli outcome-based (basati sui risultati) valorizzano anche i progressi intermedi. Questo meccanismo incentiva i fornitori a sostenere le persone più lontane dal mercato del lavoro, contrastando pratiche discriminatorie come il creaming, ovvero la tendenza a selezionare solo i candidati più facili da collocare.
La conferenza si è conclusa con l’impegno verso il “Pacchetto per la mobilità equa del lavoro”, sottolineando che solo attraverso la fiducia reciproca e lo scambio trasparente di dati si potrà costruire un mercato del lavoro che non lasci indietro nessuno. Come evidenziato dai leader del settore, i partenariati non rappresentano soltanto una necessità operativa, ma costituiscono il fondamento per servizi pubblici stabili, innovativi e orientati al valore pubblico.

