“EU Inc.”, parte il percorso parlamentare del 28° regime societario

La commissione JURI avvia l'esame della proposta mentre i gruppi politici si dividono sul giusto equilibrio tra semplificazione normativa e tutela dei lavoratori

Il 15 luglio, in Commissione giuridica (JURI) del Parlamento europeo, si è tenuto l’esame del progetto di relazione sul regolamento che istituisce la “EU Incorporated” (EU Inc.), a firma dell’eurodeputato René Repasi (S&D). Il testo ha aperto un confronto acceso tra i gruppi politici su come coniugare semplificazione amministrativa e tutela dei diritti dei lavoratori. Il provvedimento punta a introdurre un 28º regime societario opzionale che, senza sostituire i 27 sistemi nazionali, offrirà a startup e scale-up un quadro giuridico uniforme e prevedibile all’interno del mercato unico.

Uno dei principali punti di confronto tra le istituzioni e i gruppi politici riguarda la base giuridica su cui la proposta dovrebbe essere adottata. Nel progetto di relazione, Repasi propone di sostituire l’articolo 114 del TFUE, relativo all’armonizzazione delle legislazioni nazionali, con l’articolo 50, dedicato alla libertà di stabilimento, ritenendolo una base giuridica più idonea per evitare che la semplificazione amministrativa si traduca in una deregolamentazione a discapito delle tutele sociali.

Le posizioni dei gruppi politici restano distanti. Il PPE teme che i numerosi riferimenti alle normative nazionali e alcune limitazioni settoriali possano frenare l’ambizione del progetto. L’ECR esprime dubbi sulla reale attrattività del modello per i capitali di rischio. The Left, invece, mette in guardia contro i rischi di concorrenza fiscale tra Stati membri e possibili abusi in ambito sociale.

Oltre al confronto politico, la relazione introduce criteri rigorosi per definire quali imprese potranno accedere al nuovo regime. Saranno ammesse solo le startup con meno di 100 dipendenti, un fatturato inferiore ai 10 milioni di euro e un’attività avviata da meno di dieci anni. Un filtro basato sui codici NACE, previsto dall’Allegato I bis, esclude inoltre i settori considerati ad alto rischio di elusione delle norme sociali o dove l’innovazione risulta improbabile, come l’edilizia, i servizi di pulizia, il trasporto merci su strada e la lavorazione della carne.

Tra le principali novità figura la riforma della disciplina del capitale sociale, che potrà essere pari a zero euro per l’intera durata della società. La tutela dei creditori non sarà quindi più legata a un capitale statutario fisso, ma verrà garantita da rigorosi test di bilancio e di solvibilità, affiancati dall’obbligo esplicito per i soci di agire in buona fede, nel rispetto degli interessi legittimi della società e degli altri azionisti.

Anche il processo di registrazione viene semplificato. La relazione prevede una procedura interamente digitale, con tempi certi di due giorni lavorativi, costi ridotti a cento euro e l’obbligo per le imprese di indicare un indirizzo di posta elettronica ufficiale nel registro.

Sul piano della governance, il progetto formalizza la variante “EU Inc. SO” (Steward Ownership), un modello in cui i diritti di controllo, affidati agli steward, sono permanentemente separati dai diritti economici, spesso legati ad azioni rimborsabili attribuite agli investitori. Gli steward hanno il compito di preservare la missione a lungo termine dell’azienda, ma non partecipano alla distribuzione degli utili.

Le garanzie sociali rappresentano il perno centrale della relazione di Repasi, pensata per evitare i fallimenti che hanno caratterizzato i precedenti tentativi di istituire una società di diritto europeo. In materia di cogestione, il testo prevede che, qualora l’impresa cresca o operi in Stati membri con soglie di partecipazione diverse, si applichino i livelli di tutela e di partecipazione dei lavoratori più elevati. Sul fronte dell’azionariato dei dipendenti (EU-ESOP), la relazione incoraggia l’uso di piani di stock option per attrarre talenti, specificando però che questi strumenti non dovranno mai sostituire la retribuzione ordinaria né essere utilizzati per eludere i contributi previdenziali. A presidio di queste tutele, il testo introduce sanzioni rigorose sia per chi comunica dati falsi sullo status dei dipendenti, sia per chi costituisce società di comodo allo scopo di aggirare i diritti di informazione e consultazione sindacale.

La proposta interviene anche sulla crisi d’impresa. Per le startup insolventi con meno di venti creditori, la procedura di liquidazione semplificata dovrà concludersi entro sei mesi; l’accesso resta garantito anche in assenza di attivi, a condizione che siano stati pagati imposte, contributi previdenziali e stipendi arretrati.

Per garantire la massima trasparenza del processo legislativo, la relazione include infine una “legislative footprint” (impronta legislativa), ovvero un elenco dettagliato dei portatori di interesse consultati durante la stesura del testo, tra cui sindacati, associazioni di categoria e rappresentanti del mondo accademico.

Con la scadenza per gli emendamenti fissata al 17 luglio e il voto in plenaria atteso entro ottobre, il Parlamento punta a trasformare la EU Inc. in un vero e proprio “marchio di qualità”, capace di trattenere startup e imprese innovative nel mercato unico europeo e rafforzare la competitività dell’Unione. Una scommessa che, nelle parole del relatore Repasi, si basa su un principio chiaro: “competitività e dimensione sociale devono rafforzarsi a vicenda”.

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