La Commissione FEMM adotta la relazione sulla Strategia per la parità di genere 2025

Verso la definizione della nuova Strategia europea per la parità di genere 2026–2030

La Commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere (FEMM) del Parlamento europeo ha approvato il 13 ottobre la relazione d’iniziativa (INI) sulla Strategia per la parità di genere 2025, con 25 voti favorevoli, 8 contrari e 1 astensione. Il relatore, Marko Vešligaj (S&D, Croazia), propone una visione articolata per la futura Strategia europea per la parità di genere 2026–2030, che la Commissione europea presenterà nel corso del 2026.

La relazione definisce la parità di genere come valore fondativo dell’Unione europea e condizione essenziale per la piena attuazione dello Stato di diritto, richiamando gli articoli 2 e 3 TUE, nonché gli articoli 8, 10 e 157 TFUE.
Il Parlamento invita la Commissione a presentare una strategia ambiziosa e vincolante, fondata sull’integrazione sistematica della dimensione di genere in tutte le politiche europee (gender mainstreaming) e sull’adozione di un approccio intersezionale, capace di affrontare le discriminazioni multiple che colpiscono donne migranti, persone LGBTIQ+, donne con disabilità e gruppi minoritari.

Tra i pilastri del testo, la lotta alla violenza di genere, definita come una delle violazioni più diffuse dei diritti fondamentali nell’Unione.

Il Parlamento sollecita la Commissione a:

  • riconoscere la violenza di genere come nuova sfera di criminalità dell’UE ai sensi dell’articolo 83(1) TFUE;
  • riconoscere il femminicidio come reato distinto;
  • garantire il rapido recepimento della direttiva (UE) 2024/1385 sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica;
  • proporre una normativa europea che definisca lo stupro sulla base dell’assenza di consenso, in linea con la Convenzione di Istanbul, la cui ratifica da parte di tutti gli Stati membri è nuovamente sollecitata.

Il testo richiama il principio 16 del Pilastro europeo dei diritti sociali, chiedendo alla Commissione di garantire l’accesso universale a un’assistenza sanitaria sensibile alla dimensione di genere, riducendo le disuguaglianze territoriali e socio-economiche.

Inoltre, la relazione ribadisce che la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti (SRHR) sono parte integrante dei diritti umani fondamentali, invitando gli Stati membri a garantire accesso pieno e paritario a servizi di pianificazione familiare, contraccezione moderna e aborto sicuro e legale.

Sul piano socio-economico, la Commissione FEMM pone l’accento sul divario retributivo e pensionistico di genere, riconducibile alla sottovalutazione del lavoro nei settori a prevalenza femminile.
Il Parlamento sollecita:

  • l’attuazione delle direttive su salario minimo adeguato (2022/2041/UE), trasparenza retributiva (2023/970/UE) e presenza femminile nei consigli di amministrazione (2022/2381/UE);
  • l’elaborazione di criteri europei per la valutazione neutra del valore del lavoro;
  • la definizione di un Patto europeo per l’assistenza (European Care Deal), con strumenti legislativi e finanziari vincolanti per sostenere i servizi di cura all’infanzia e a lungo termine, promuovendo un modello egualitario di redistribuzione delle responsabilità familiari.

La relazione evidenzia la persistente sottorappresentanza femminile nei processi decisionali e invita la Commissione a sostenere meccanismi vincolanti di parità istituzionale di genere, incluse quote paritarie e liste bloccate nelle elezioni europee e nazionali.

Il testo raccomanda inoltre di rafforzare il ruolo della società civile e delle organizzazioni per i diritti delle donne e delle persone LGBTIQ+, nonché di dotare l’Unione di strumenti per contrastare il regresso democratico e i movimenti anti-gender, riconosciuti come una minaccia diretta allo stato di diritto.

In linea con il Piano d’azione dell’UE sulla parità di genere III, il Parlamento invita la Commissione a promuovere una politica estera e di sicurezza femminista, basata sul principio delle tre R – rights, representation, resources.
Ciò implica che i diritti delle donne, la rappresentanza paritaria e l’allocazione equa delle risorse diventino parametri trasversali di tutte le politiche esterne dell’UE, incluse cooperazione allo sviluppo, commercio e risposta alle crisi.

La relazione sarà sottoposta al voto in sessione plenaria nelle prossime settimane. Una volta adottata, costituirà la base politica per la futura Strategia europea per la parità di genere 2026–2030, che la Commissione europea dovrà presentare nel 2026. Nel contesto di un’Europa segnata da tensioni democratiche e spinte reazionarie, il Parlamento riafferma che la parità di genere resta un indicatore della salute delle democrazie europee e un presupposto per la piena realizzazione dei valori dell’Unione.

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