La corruzione non è solo un problema etico, ma anche un peso enorme per l’economia europea, con un costo stimato di almeno 120 miliardi di euro all’anno. Per rafforzare il contrasto a questo fenomeno, l’Unione europea ha adottato una nuova proposta di direttiva che sostituisce la decisione quadro 2003/568/GAI del Consiglio e la convenzione relativa alla lotta contro la corruzione nella quale sono coinvolti funzionari delle Comunità europee o degli Stati membri dell’Unione europea, e che modifica la direttiva (UE) 2017/1371 del Parlamento europeo e del Consiglio. La nuova normativa mira ad introdurre regole anticorruzione più severe e armonizzate in tutti gli Stati membri. Le nuove disposizioni sono già entrate in vigore a livello europeo il 31 maggio 2026, mentre i Paesi dell’UE dovranno ora recepirle entro il 1° giugno 2028 nelle rispettive legislazioni nazionali.
In passato il quadro normativo europeo era particolarmente frammentato. La Convenzione del 1997 riguardava principalmente la corruzione dei funzionari pubblici, mentre la Decisione quadro del 2003 disciplinava la corruzione nel settore privato. Questa situazione lasciava ampie differenze tra le legislazioni nazionali, rendendo più difficile la cooperazione tra autorità giudiziarie e forze di polizia e creando zone grigie che potevano essere sfruttate da chi commetteva reati di corruzione.
La nuova direttiva crea invece un quadro unico e più coerente a livello europeo, armonizzando la definizione dei principali reati di corruzione. Oltre alla corruzione attiva e passiva, gli Stati membri dovranno perseguire penalmente anche l’appropriazione indebita di beni pubblici (peculato), il traffico di influenze, l’esercizio illecito di funzioni pubbliche, l’intralcio alla giustizia e l’arricchimento derivante da attività corruttive.
Le nuove norme introducono inoltre standard minimi comuni per le sanzioni penali applicabili sia alle persone fisiche sia alle imprese. Per i reati più gravi sono previste pene più severe, mentre le aziende coinvolte potranno essere soggette a sanzioni significative, comprese multe elevate ed esclusioni dagli appalti pubblici.
Per garantire che i procedimenti possano essere portati a termine efficacemente, la direttiva stabilisce termini minimi di prescrizione più lunghi e impone agli Stati membri di dotare forze dell’ordine e magistratura di strumenti investigativi adeguati. Viene infine rafforzata la dimensione preventiva attraverso strategie nazionali anticorruzione, organismi specializzati e una maggiore tutela degli informatori (whistleblowers) che segnalano casi di corruzione.
L’obiettivo finale è rafforzare lo Stato di diritto, proteggere le istituzioni democratiche e accrescere la fiducia dei cittadini. In un mercato unico in cui persone, imprese e capitali si muovono liberamente, l’UE punta a garantire che i reati di corruzione siano contrastati con criteri più uniformi in tutti gli Stati membri. La direttiva rappresenta una delle principali iniziative della Commissione europea nel quadro degli orientamenti politici 2024-2029 e si inserisce altresì in un più ampio programma europeo per la prevenzione e il contrasto della corruzione.
Come ha sottolineato il Commissario europeo per la Democrazia, la Giustizia, lo Stato di diritto e la tutela dei consumatori, Michael McGrath: “La corruzione non è affatto un reato senza vittime, perché sottrae risorse pubbliche, distorce la concorrenza leale ed erode la fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche. Con queste nuove norme stiamo rafforzando la nostra capacità di prevenire la corruzione, perseguire più efficacemente i responsabili e garantire un approccio più coerente in tutta l’UE. Si tratta di proteggere l’integrità delle nostre democrazie e di garantire che il potere pubblico sia sempre esercitato nell’interesse pubblico”.

