Per il rafforzamento dell’imprenditoria giovanile in Europa

Il nuovo report della Youth Entrepreneurship Policy Academy individua le cinque linee guida per trasformare le ambizioni dei giovani in imprese sostenibili

In Europa l’interesse dei giovani verso l’imprenditoria è elevato, ma la possibilità di trasformare questa ambizione in un’impresa concreta resta limitata. Circa quattro giovani su dieci dichiarano di preferire il lavoro imprenditoriale a quello dipendente, ma solo uno su venti è effettivamente impegnato nello sviluppo di una start-up e meno della metà riesce ad arrivare al lancio di un’attività reale. Ciò non dipende da una mancanza di motivazione, bensì da ostacoli strutturali che colpiscono in modo sproporzionato i giovani, come le difficoltà di accesso ai finanziamenti, l’assenza di reti professionali, la scarsa conoscenza dei primi passi da compiere e procedure amministrative complesse.

 

La Youth Entrepreneurship Policy Academy, lanciata nel 2023 dalla Commissione europea e dall’OCSE, è una piattaforma di apprendimento e confronto che per quasi tre anni ha riunito funzionari pubblici, responsabili di programmi, ricercatori, organizzazioni di supporto e giovani imprenditori. Attraverso workshop, webinar e incontri in presenza, i partecipanti hanno analizzato dati, condiviso esperienze concrete e discusso ciò che funziona realmente nelle politiche per l’imprenditoria giovanile. Presenta il pregio di spostare il dibattito dall’ astratto alla realtà concreta, dimostrando che i giovani non mancano di idee, ma di sistemi capaci di accompagnarle fino a diventare imprese sostenibili.

 

Da questo lavoro è scaturito un documento finale che individua cinque linee guida operative, i cd. policy pointers:

1. La progettazione delle politiche pubbliche: i giovani imprenditori presentano livelli molto diversi di esperienza, competenze e maturità progettuale, per cui interventi uniformi risultano poco efficaci. Le politiche dovrebbero quindi essere ampiamente accessibili, ma prevedere strumenti e intensità di supporto differenziati, capaci di accompagnare in modo più mirato chi dimostra un concreto potenziale imprenditoriale.

2. L’accesso ai finanziamenti, senza i quali le idee restano sulla carta. Data la difficoltà nell’accesso al credito bancario tradizionale assumono rilievo strumenti alternativi come la microfinanza, che consente prestiti di importo ridotto anche senza garanzie, il crowdfunding, che permette di raccogliere capitale tramite piattaforme digitali, e i fondi pubblici combinati con capitali privati, che ampliano le risorse disponibili e consentono di condividere il rischio, meglio se accompagnati da adeguata educazione finanziaria e mentoring.

3. La transizione digitale e verde. I giovani sono spesso pronti a sviluppare modelli di business innovativi e sostenibili, ma hanno bisogno di competenze tecniche specifiche e di strutture di supporto allo sviluppo dell’impresa nelle fasi iniziali come incubatori e acceleratori, che offrono spazi, servizi di accompagnamento, accesso a reti professionali, e occasioni concrete per testare e validare le soluzioni sul mercato.

4. L’importanza della valutazione. Le politiche devono essere progettate con obiettivi chiari e indicatori misurabili, perché senza dati non è possibile capire se un intervento funziona e come migliorarlo.

5. Il networking, essenziale per colmare la mancanza iniziale di contatti, mentori e investitori e facilitare l’accesso a risorse e opportunità.

 

Il dato conclusivo è che i governi devono riuscire a costruire ecosistemi che combinino formazione di qualità, accesso al credito, accompagnamento personalizzato, valutazione rigorosa e reti solide. Allo stesso tempo, i giovani devono essere messi nelle condizioni di informarsi, sviluppare competenze e costruire relazioni professionali.

 

A livello europeo, Erasmus for Young Entrepreneurs mostra il valore dell’apprendimento diretto da imprenditori più esperti, mentre Junior Achievement Europe evidenzia l’importanza di introdurre l’imprenditorialità già nei percorsi educativi. Le rilevazioni indicano anche che la formazione imprenditoriale, se offerta da sola, non aumenta il numero di nuove imprese; mentre se è accompagnata da accesso al credito e da un supporto continuativo dopo l’avvio, consente alle nuove una sopravvivenza più elevata.

 

Pertanto, se l’Europa vuole davvero puntare sull’imprenditoria giovanile, deve smettere di limitarsi a incoraggiarla e iniziare ad agire con interventi che la rendano possibile.

 

Maggiori informazioni