Confprofessioni celebra 60 anni: un piano per i liberi professionisti tra disuguaglianze, inverno demografico ed energia

Al via a Roma il congresso nazionale con l'inaugurazione della mostra ANSA “Le donne della Repubblica”. Il presidente Natali: «Superare la logica dell'emergenza. Servono politiche basate sui bisogni reali, tutele per il lavoro autonomo e stop al primato dei costi energetici che pesa come una tassa regressiva sui nostri studi»

«I liberi professionisti sono stati quella mano talvolta invisibile del cambiamento e continuano a essere una risorsa strategica per il Paese: mettono in campo competenze, generano innovazione, offrono servizi e contribuiscono in modo decisivo alla crescita economica e sociale. Celebrare i sessant’anni di Confprofessioni significa ripercorrere una storia di rappresentanza che sa accompagnare i cambiamenti del lavoro, guardando al tempo stesso alle sfide che attendono il futuro».

Con queste parole il presidente di Confprofessioni, Marco Natali, ha aperto oggi a Roma i lavori del congresso nazionale “Professionisti. Sessant’anni di visione 1966-2026”, l’appuntamento che celebra il sessantesimo anniversario della Confederazione italiana libere professioni. Al centro dell’evento le tre grandi sfide strutturali dell’Italia contemporanea: il contrasto alle nuove disuguaglianze, la gestione dell’inverno demografico e il governo della transizione energetica. A testimonianza del ruolo determinante delle donne professioniste nelle trasformazioni del lavoro autonomo e della società, l’evento ha ospitato l’inaugurazione dellamostra fotografica e documentaria “Le donne della Repubblica”, realizzata in collaborazione con l’agenzia ANSA.

Le tre sfide del Paese e il programma dei lavori: a ogni tavolo una risposta strutturale

Sessant’anni di storia confederale, nati nel 1966 con l’esperienza di Consilp, non sono soltanto una ricorrenza, ma diventano l’occasione per superare la logica dell’emergenza e analizzare le incognite che stanno ridisegnando l’Italia. Dopo l’apertura dei lavori affidata agli interventi del presidente di Confprofessioni, Marco Natali, del Presidente del Senato, Ignazio La Russa, tramite un video messaggio di saluto, e dei leader politici nazionali Elly Schlein (Partito Democratico), Maurizio Lupi (Noi Moderati) e Giuseppe Conte (Movimento 5 Stelle), il Congresso ha puntato i riflettori su tre panel tematici dedicati alle tre grandi sfide del Paese.

1. Disuguaglianze: “Divisi a metà”

L’Italia cresce poco da quasi due decenni e le opportunità restano distribuite in modo diseguale tra generi, generazioni e geografia (le 3 G). Il welfare deve passare da una logica assistenziale a una preventiva, intercettando le nuove esigenze di tutela e sostenibilità economica delle libere professioni. Il tavolo ha visto l’intervento, tramite video messaggio, del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Elvira Calderone, e il confronto tra Sara Cirone (manager Filiera dell’Impatto Società Benefit),Simone Gamberini (presidente Legacoop), l’avvocata Valeria Marzullo (Consulta Giovani di Confprofessioni) e Paola Aversa (direttore CRS – Caritas).

«La trasformazione che più di ogni altra condizionerà il futuro delle professioni è quella demografica: oggi gli under 35 rappresentano appena il 17% del totale e questo ci richiama alla responsabilità di accompagnare il ricambio generazionale per mantenere il Paese competitivo», ha dichiarato il Ministro Calderone. «Accanto a questo, resta fondamentale garantire il giusto valore alle prestazioni attraverso la piena attuazione dell’equo compenso, che tutela la dignità del lavoro e la qualità delle competenze. In fondo, il tema delle disuguaglianze passa anche da qui: dalla capacità di evitare che il cambiamento produca nuove fragilità o nuove distanze generazionali, sociali e territoriali. Oggi il Paese è più maturo, ma non per questo deve essere meno ambizioso: la sfida resta fare del lavoro e delle competenze il motore della mobilità sociale».

«Il tema delle disuguaglianze deve trovare spazio non soltanto nei luoghi fisici e simbolici di confronto, come quello odierno, ma soprattutto tradursi in azioni concrete», ha affermato Valeria Marzullo (Consulta Giovani di Confprofessioni). «La vera uguaglianza, sancita dagli articoli 3 e 24 della Costituzione, richiede innanzitutto un profondo cambiamento culturale. Ancora oggi, ad esempio, a parità di preparazione e competenze, uomini e donne non godono sempre delle medesime opportunità professionali, anche perché sulle donne continua a gravare prevalentemente quel lavoro di cura familiare che, per ragioni storiche e culturali, è stato raramente attribuito agli uomini. La vera parità sarà raggiunta quando una donna non dovrà più giustificarsi per il tempo dedicato alla propria professione e un uomo per quello dedicato alla propria famiglia. Perché l’uguaglianza non deve rimanere soltanto un principio da affermare, ma diventare una realtà da vivere quotidianamente».

«Con il reddito delle famiglie ancora fermo al 90 per cento rispetto al 2006, non si tratta soltanto di redistribuire la ricchezza, ma anche di far tornare a crescere la torta. Di fronte alle fratture storiche di genere, generazione e geografia, dobbiamo smettere di disegnare le politiche economiche per singole categorie e iniziare a strutturarle in base ai bisogni reali di chi lavora», ha affermato il presidente Natali.

2. Demografia: “Chi si prenderà cura di chi”

L’invecchiamento della popolazione e l’aumento dei bisogni assistenziali impongono il superamento del modello fondato sul lavoro familiare non retribuito, svolto soprattutto dalle donne, per arrivare a servizi più solidi e nuove tutele. Il tema è stato affrontato da Francesco Maria Chelli(presidente Istat), dai demografi Alessandra Minello e Alessandro Rosina, e da Ludovica Zichichi (ricercatrice Osservatorio Confprofessioni).

«Prima ancora degli strumenti, serve un cambio di paradigma. Per decenni la cura è stata considerata una prerogativa femminile, assorbita gratuitamente nelle famiglie. La cura deve diventare una responsabilità condivisa: tra donne e uomini, che devono poter accedere agli stessi strumenti di conciliazione; e tra famiglie, professioni e welfare. Servono studi più strutturati, un rafforzamento dei congedi per chi lavora in proprio e più professionisti della cura», ha dichiarato Ludovica Zichichi.

Marco Natali: «Come Confprofessioni stiamo rispondendo attraverso il nostro sistema di bilateralità con Cadiprof ed Ebipro, offrendo tutele e un’assistenza sanitaria integrativa estesa anche a chi non ha dipendenti, ma le istituzioni devono attivare subito politiche del tempo e servizi domiciliari estesi a tutto il lavoro autonomo».

3. Energia: “Quanto costa non scegliere”

I costi dell’energia pesano su famiglie, imprese e studi professionali. Diventa essenziale una strategia di medio lungo periodo, volta a definire su quale modello energetico intende investire il nostro Paese. Il dibattito ha ospitato Nicola Armaroli (direttore di ricerca CNR-ISOF), Paola Batistoni(rappresentante per l’Italia in Agenzia Europea “Fusion for Energy F4E”), Angela Bracco (presidente Società Italiana Fisica), la ricercatrice dell’Ufficio studi di Confprofessioni, Laura Ciccozzi, e l’imprenditore Cornelius Matthes.

«La leva fiscale nel settore dell’edilizia ha un grande potenziale di crescita economica e di sviluppo energetico sostenibile, purché siano chiari gli obiettivi strategici di medio-lungo termine. Il ruolo dei professionisti è fondamentale per garantire competenze tecniche innovative e tradurre gli indirizzi strategici in soluzioni operative per la transizione energetica», ha affermato Laura Ciccozzi.  

«Il primato italiano sui costi energetici è una tassa regressiva che pesa come un macigno non negoziabile sulla competitività delle imprese e sugli studi professionali. Paghiamo le mancate scelte strategiche e la burocrazia che blocca le rinnovabili: la lezione del Superbonus dimostra che non dobbiamo smettere di investire, ma dobbiamo farlo dove conviene, disaccoppiando il prezzo delle rinnovabili da quello del gas e facendo massa critica in Europa», ha aggiunto Natali.

«Le risposte alle grandi incognite devono essere di lungo periodo: dobbiamo superare la burocrazia bloccante e investire sulla multidisciplinarietà e sulle aggregazioni per restituire competitività al mercato, frenando la fuga all’estero dei nostri giovani talenti», dichiara il presidente di Confprofessioni, Marco Natali.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento di Roger Abravanel (direttore emerito di McKinsey): «Il confronto tra i dati italiani ed europei, supportato dalle rilevazioni dell’Osservatorio di Confprofessioni, evidenzia in modo oggettivo come il nanismo e le basse retribuzioni della categoria non dipendano affatto dalla qualità dei nostri professionisti, ma da una profonda frammentazione del sistema. “Piccolo non è più bello” se ci si trova schiacciati in un sottobosco di domanda a basso valore aggiunto. In Italia mancano i grandi committenti esigenti e le multinazionali in grado di richiedere servizi complessi, mentre pesano fattori strutturali come una burocrazia edilizia comunale spaventosa e una cronica lentezza della giustizia civile. Questo ecosistema blocca la crescita dimensionale dei micro-studi. Per invertire la rotta e avviare una vera modernizzazione, bisogna agire sulla domanda e stimolare le aggregazioni, aiutando i professionisti a fare rete e a collaborare». 

La Mostra ANSA: “Le donne della Repubblica”

Il superamento delle disuguaglianze e il contrasto al gender gap, tra i pilastri del dibattito congressuale, non si esauriscono nelle analisi economiche, ma trovano una narrazione visiva, storica e culturale immediata all’interno del Congresso con la mostra fotografica e documentaria “Le donne della Repubblica. Ottanta anni di conquiste nelle cronache dell’ANSA”, inaugurata da Confprofessioni e presentata da Luigi Contu, direttore responsabile dell’ANSA.

Curata scientificamente da Silvia Salvatici (Università di Firenze), con la selezione immagini di Carmela Giudice, il progetto grafico di Marcello Piccinini, l’archivio di Francesco Gentile e il coordinamento editoriale di Massimo Sebastiani, la mostra ripercorre ottant’anni di storia al femminile dal dopoguerra a oggi attraverso gli scatti dell’agenzia. Dai pannelli emergono sia i volti di donne che hanno anticipato i tempi (da Franca Viola a Marta Cartabia, da Oriana Fallaci a Samantha Cristoforetti) sia il racconto delle leggi che hanno recepito il principio di uguaglianza dell’Articolo 3 della Costituzione (dall’accesso in magistratura nel 1963 alla parità tra coniugi nel 1975, fino alla depenalizzazione dell’aborto nel 1978, all’abolizione del delitto d’onore nel 1981 e alla legge sulla violenza sessuale del 1996). Un racconto che specchia l’ingresso delle donne nelle libere professioni: una svolta epocale che oggi impone la nuova sfida di garantire alle professioniste piene opportunità di crescita, di carriera e di inclusione.

«La mostra ANSA celebra le grandi conquiste femminili ma ci ricorda che questa è una storia ancora in divenire. Nel mondo libero-professionale registriamo una forte e positiva crescita dell’occupazione femminile, salita al 40% della platea complessiva. Eppure i dati ci dicono che i redditi delle donne sono la metà rispetto a quelli dei colleghi uomini: un gap inaccettabile che si somma alla perenne costrizione a dover scegliere tra carriera e famiglia. Non si dovrebbe più scegliere, ma per farlo servono strumenti reali di conciliazione vita-lavoro», ha concluso il presidente Marco Natali.