La Regolamentazione dell’IA. Il D.Lgs. 179/2026.

Le garanzie Antropocentriche e un nuovo approccio educativo e di formazione.

Di Carmela Liuzzi

Il 07.10.2026 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo n. 179 che disciplina l’adeguamento della normativa nazionale al Regolamento (UE) 2024/1689, meglio noto come AI Act,  sull’Intelligenza Artificiale, primo quadro normativo globale dell’Unione Europea per regolamentare l’intelligenza artificiale in base al principio della sicurezza e del rispetto dei diritti fondamentali.

All’art. 3,  il testo in questione afferma che il decreto è adottato in una prospettiva di garanzia antropocentrica, di uso corretto,  trasparente e responsabile dei sistemi di IA e di vigilanza sui rischi per diritti e libertà.

L’Italia dunque entra nel vivo della regolamentazione dei rischi derivanti dall’uso, o forse potremmo, cautamente, dire dall’abuso dei sistemi di intelligenza artificiale, recependo le indicazioni della normativa europea e calandola nel vivere quotidiano.

In alcuni tratti la disciplina introdotta dal legislatore italiano sembra anche seguire il medesimo schema dell’Enciclica Papale “Magnificas Humanitas”, indicando, tra le priorità e le opportunità del governare gli strumenti tecnologici, la necessità indirizzare lo sviluppo tecnologico a sostenere la condivisione di migliori pratiche mediante la cooperazione con le autorità competenti, nonché a promuovere l’innovazione e la competitività e a favorire lo sviluppo di un ecosistema dell’intelligenza artificiale.

Decisamente interessante è il capo III , dedicato all’ Intelligenza artificiale per i percorsi formativi, le professioni, il lavoro, la sanità e la pubblica amministrazione.

Trattare unitamente le questioni in un percorso ragionato, che evidenzia l’importanza dell’educazione all’intelligenza artificiale fin dal ciclo di prima istruzione per sviluppare un approccio critico, responsabile ed etico all’uso dell’IA, regolamentando poi la necessità della formazione degli educatori, per i quali viene previsto un piano di formazione per affrontare l’uso eccessivo dei social media e dell’IA, tutelando il benessere degli studenti ed infine  sono previsti percorsi di alfabetizzazione per gli adulti tramite i CPIA e l’integrazione di moduli formativi sull’IA nelle università, nelle istituzioni AFAM e negli ITS Academy, significa stabilire l’interconnessione tra l’importanza di educare con l’AI, con l’importanza di educare all’AI, che non è ovviamente solo un gioco di parole, ma è anche e soprattutto un fondamentale cambio di paradigma.

La circostanza poi che nel medesimo capo siano disciplinati anche le professioni, il lavoro e la pubblica amministrazione consente di ritenere che la regolamentazione della tecnologia possa  finalmente essere trattata con una visione interdisciplinare, dando per acquisito il dato che l’Intelligenza Artificiale non è qualcosa che influenzerà qualcosa a venire, ma è già parte del processo di sviluppo dell’individuo, fin dalla scuola e sino all’esplicazione delle attività lavorative, in ogni campo e/o settore della vita quotidiana

Anche in questo caso, il richiamo alla Magnifica Humanitas e all’educare a vivere nel tempo dell’IA, avendo una chiara visione antropologica risulta pienamente calzante con il dettato normativo del Decreto Legislativo.

Da tempo, il dibattito sull’Intelligenza Artificiale si è incentrato sulla ricerca di principi etici condivisi, sul presupposto che non sia sufficiente imparare a usare bene la tecnologia, ma che occorra formare al discernimento, promuovendo libertà e verità e tutelando il lavoro nelle  e dalle trasformazioni in corso.

Importante appare, infine il riferimento agli usi ed abusi dei Social Network, soprattutto tenuto conto delle distorsioni della personalità  digitale  rispetto alle persona reale e ai riflessi della reputazione digitale, costruita sulla percezione della massa e senza interiorizzazione dell’Io più vero.

Dalla diffusione del fenomeno digitale, sempre più giovani riversano sui Social Network la propria esigenza di identificazione sociale e questo, a volte, determina una vera e propria dipendenza da  internet che può sfociare nella reclusione volontaria, diretta ad eludere la vita reale e i contatti reali.

Non può ritenersi sufficiente, allora, quanto posto in essere in alcuni paesi, circa il divieto di utilizzo di dette piattaforme, come accaduto,  in Australia, che dalla fine del 2025 ha vietato l’accesso ai Social Network ai minori di 16 anni, ovvero alla Grecia che pochi giorni fa, dopo la Francia, ha legiferato per vietare l’accesso ai social network ai minori di 15 anni, risultando sicuramente più utile e decisivo l’approccio normativo indirizzato alla diffusione di una cultura nell’uso di questi strumenti.

Jean Paul Sartre ricordava che attraverso lo sguardo degli altri, siamo obbligati ad un confronto e alla relazione con l’altro, ma nella relazione digitale, tutto è filtrato dalla distanza e dallo schermo, con la conseguenza che è difficile distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è e,  oggi, nel mondo dei Social assistiamo al proliferare delle credenze e del giudizio senza prove. I fatti oggettivi assumono un valore secondario rispetto alla credenza dei molti.

Questo ha determinato la diffusione dell’ignoranza – il cd. analfabetismo funzionale – e la percezione dell’assoluta fragilità della società digitale che rimane, spesso inconsapevolmente,  in balia dei padroni dei Social –Media, sempre più avidi dei nostri dati e delle nostre abitudini al fine di costruire un mondo a misura delle loro proposte di consumo.

Quanto delineato nel Decreto Legislativo 179/2026 appare un primo passo, non solo nell’ottica dell’importanza di un approccio prudenziale rispetto alla Tecnologia, ma soprattutto nell’ottica di avere accortezza che l’innovazione tecnologica e l’Intelligenza Artificiale siano valutate avendo riguardo alle possibili conseguenze, non solo nel breve termine, ma anche per il benessere delle generazioni future.

Ribadendo, appunto che aspetto centrale resta il diritto dell’individuo ad autodeterminarsi liberamente, senza condizionamenti e nel rispetto della sua dignità.