Confprofessioni lancia la sfida al 2032: ecco il Manifesto dei 6 impegni costituzionali per l’Italia

In occasione del Congresso nazionale per i suoi sessant’anni, la Confederazione ha presentato un documento programmatico. Il presidente Natali: «Professionisti risorsa strategica, servono tutele ed equità»; Schlein (Pd): «Pronti a sostenere la centralità del lavoro intellettuale»; Lupi (Noi Moderati): «Sussidiarietà e riforme, valorizzare le libere professioni»; Conte (Movimento 5 Stelle): «Professionisti al centro anche della transizione energetica»

Un Manifesto programmatico ancorato alla Costituzione per far fronte alle grandi emergenze del Paese attraverso il ruolo dei liberi professionisti. Nel giorno del Congresso nazionale per il suo sessantesimo anniversario, Confprofessioni lancia una sfida di lungo periodo proiettata verso l’orizzonte del 2032. Attraverso il Manifesto, la Confederazione mette sul tavolo della politica sei impegni precisi: governare l’impatto dell’intelligenza artificiale a tutela del lavoro intellettuale; garantire l’applicazione dell’equo compenso estendendolo anche ai rapporti con la Pubblica Amministrazione; accreditare i professionisti come interlocutori sociali stabili nelle riforme dello Stato; ottenere una reale equità e neutralità fiscale; edificare un nuovo modello di welfare sussidiario e abbattere le barriere d’accesso per i giovani e le donne, garantendo un’effettiva parità di opportunità. Un pacchetto strutturale che intende accreditare il milione e mezzo di liberi professionisti italiani come una vera e propria infrastruttura della fiducia tra istituzioni, cittadini e imprese.

Il confronto sulle grandi emergenze e sul Manifesto confederale ha visto la partecipazione, accanto al presidente di Confprofessioni, Marco Natali, dei principali leader politici nazionali: Elly Schlein (Partito Democratico), Maurizio Lupi (Noi Moderati) e Giuseppe Conte (Movimento 5 Stelle).

Le grandi sfide del Paese e la risposta del Manifesto

A delineare i nodi strutturali su cui si innesca l’azione della Confederazione è il presidente di Confprofessioni, Marco Natali, che ha fotografato le criticità del contesto economico e sociale italiano: «Siamo davanti a grandi nodi strutturali – demografia, genere ed energia – che non sono questioni isolate, ma si intrecciano e si rafforzano reciprocamente, alimentando le disuguaglianze. Il Manifesto di Confprofessioni, che oggi abbiamo illustrato ai rappresentanti istituzionali e ai leader politici – ha spiegato Natali – è un impegno programmatico per avanzare proposte concrete e misurarne i progressi. L’obiettivo è essere un interlocutore stabile che contribuisce a definire le politiche pubbliche, portando ai tavoli istituzionali l’esperienza delle nostre venti associazioni di categoria. Non rivendichiamo un ruolo sulla base della nostra storia, ma lo facciamo sulla base delle competenze e del valore che oltre un milione e mezzo di liberi professionisti mette ogni giorno a disposizione del Paese. Sessant’anni fa abbiamo unito le professioni per dare loro una voce, oggi usiamo quella voce per offrire soluzioni concrete alle grandi sfide dell’Italia».

Gli interventi dei leader politici

Elly Schlein (Partito Democratico): «Avete fatto una scelta particolarmente bella e significativa nel vostro Manifesto per l’Italia del 2032, cioè partire dalla Costituzione per rimuovere gli ostacoli che hanno reso il lavoro autonomo più frammentato, precario e povero. Non c’è miglior programma che attuare fino in fondo la Carta per dare risposte a chi è in una situazione di fragilità economica e di tutele insufficienti. Per questo serve un welfare che segua la persona e non il tipo di contratto, garantendo risposte reali su malattia, previdenza e genitorialità, per evitare che le donne si trovino di fronte al bivio inaccettabile tra carriera e famiglia. L’equo compenso non deve essere un punto di arrivo, ma di partenza: la legge va migliorata estendendo la platea, assicurando che valga anche per la Pubblica Amministrazione e togliendo le sanzioni inique che colpiscono la parte contrattuale debole. Dobbiamo inoltre governare la sfida dell’intelligenza artificiale affinché migliori il lavoro del professionista senza sostituirne l’ingegno, garantendo sempre la supervisione umana. Infine, sull’energia dobbiamo reagire sbloccando la burocrazia sugli impianti, scollegando il prezzo dall’elettricità pulita da quello del gas e redistribuendo subito i benefici sul territorio con sconti a famiglie e PMI, per fermare le speculazioni e abbassare il costo delle bollette. Solo così daremo fiducia ai professionisti che questo continua a essere il Paese dove costruire un futuro migliore».

Maurizio Lupi (Noi Moderati): «Festeggiare i sessant’anni di una storia significa non cedere alla sindrome del torcicollo rivolto al passato, ma usarla per gettare pilastri solidi verso il futuro. Il Manifesto di Confprofessioni si radica perfettamente in questo percorso, liberando il dibattito dal pregiudizio miope che riduce i professionisti a una categoria tesa solo a difendere interessi corporativi. Voi siete un pezzo strategico del Paese, al pari della manifattura o della logistica, e rappresentate l’infrastruttura intellettuale ed operativa dell’Italia, agendo ogni giorno nei territori e nelle grandi città al fianco delle piccole e medie imprese. Di fronte alla sfida dell’intelligenza artificiale, che ridefinisce il rapporto tra la tecnologia e la persona, il ruolo del professionista diventa centrale per governare questo sviluppo a favore della crescita comune. Per farlo, dobbiamo applicare fino in fondo il principio di sussidiarietà orizzontale, delegando funzioni di interesse generale laddove il professionista sa fare meglio dello Stato, e abbattendo i vincoli burocratici e le rigidità che ostacolano l’aggregazione degli studi. Anche sul fronte del welfare e della denatalità occorre colmare le disparità con il lavoro dipendente, investendo sulla reale conciliazione lavoro-famiglia per valorizzare un comparto in cui l’occupazione femminile è prevalente. Chi decide di investire su se stesso lo fa per il bene della propria famiglia, ma contribuisce a costruire il bene di tutti: a 60 anni dalla vostra storia, lo Stato deve eliminare ogni pregiudizio e mettervi nelle condizioni di liberare le vostre risorse».

Giuseppe Conte (Movimento 5 Stelle): «Condivido pienamente le proposte del vostro Manifesto: dobbiamo eliminare la penalizzazione del doppio contributo integrativo per chi aggrega gli studi professionali, concentrare gli incentivi per la digitalizzazione e difendere l’equo compenso, dicendo basta alla gara a chi svaluta di più il lavoro dei professionisti. Serve una semplificazione per i piccoli studi e i giovani, e un nuovo modello di welfare che introduca più protezione in caso di malattia e maternità. Dobbiamo far ripartire l’ascensore sociale per consentire l’accesso alla professione non per patrimonio o relazioni, ma solo per merito e competenza. Anche sul tema dell’energia il vostro ruolo è fondamentale: la transizione ecologica verso le rinnovabili non è ideologica, è una necessità che dischiude tantissime possibilità di lavoro, offerte e necessità di consulenze dove servono proprio competenze e progettazione. Per questo proponiamo un fondo sovrano di sviluppo per concentrare le risorse verso gli investimenti strategici e il ripristino dei crediti d’imposta per Transizione 4.0, che erano agevoli e accessibili a tutti i professionisti e alle piccole partite IVA. Sul settore energetico dobbiamo arrivare a un disaccoppiamento reale del prezzo dell’energia rinnovabile da quello del gas, puntare sulle comunità energetiche per l’autoproduzione e l’autoconsumo, rafforzare e diffondere i contratti PPA a prezzo fisso per proteggere le imprese, e investire in batterie di accumulo e smart grid».

I sei impegni programmatici del Manifesto di Confprofessioni

Il Manifesto traccia la rotta per un rinnovato protagonismo dei professionisti attraverso sei pilastri che si incardinano direttamente sui principi della Costituzione repubblicana:Innovazione, conoscenza e competitività (Art. 9 e 41 Cost.): L’Intelligenza Artificiale trasforma gli studi e il valore delle prestazioni. Confprofessioni guarda alla tecnologia per rafforzare l’autonomia del professionista, a patto che non si sostituisca al giudizio umano. La Confederazione rivendica per gli studi l’accesso a credito e incentivi alle stesse condizioni delle imprese, per impedire che gli algoritmi delle piattaforme svalutino il lavoro intellettuale.

  1. Innovazione, conoscenza e competitività (Art. 9 e 41 Cost.): L’Intelligenza Artificiale trasforma gli studi e il valore delle prestazioni. Confprofessioni guarda alla tecnologia per rafforzare l’autonomia del professionista, a patto che non si sostituisca al giudizio umano. La Confederazione rivendica per gli studi l’accesso a credito e incentivi alle stesse condizioni delle imprese, per impedire che gli algoritmi delle piattaforme svalutino il lavoro intellettuale.
  1. Compenso: il valore del lavoro intellettuale (Art. 36 Cost.): L’equità del compenso è una condizione di indipendenza e qualità a tutela dei clienti. Confprofessioni intende presidiare il principio dell’equo compenso con garanzie effettive e tempi di pagamento certi, estendendolo a una più ampia platea di rapporti, a partire dalla Pubblica Amministrazione.
  1. Rappresentanza: una parte sociale del Paese (Art. 2 e 118 Cost.): Le libere professioni sono una componente strutturale dell’economia e vogliono agire come interlocutori stabili nelle riforme nazionali. In un’ottica di sussidiarietà, i professionisti sono pronti ad assumere funzioni di interesse generale (certificazione, asseverazione) per semplificare i rapporti con lo Stato.
  1. Equità: neutralità fiscale, semplicità, certezza (Art. 53 Cost.): A parità di reddito il sistema non deve applicare alcuna disparità ingiustificata tra le forme di lavoro. La Confederazione esige regole semplici e stabili, poiché la burocrazia è un costo che pesa di più sulle piccole realtà. I professionisti si impegnano quotidianamente come primo presidio di adempimento fiscale.
  1. Welfare: un patto per la sicurezza sociale di ogni lavoratore (Art. 38 Cost.): La sicurezza sociale non può dipendere dalla forma giuridica del lavoro. Confprofessioni propone un nuovo patto basato su sanità integrativa, bilateralità, conciliazione vita-lavoro e tutele previdenziali adeguate, specialmente per le carriere discontinue e per i giovani.
  1. Pari opportunità: ricambio generazionale e autonomia economica (Art. 3 Cost.): L’accesso alla professione e la continuità dei redditi non devono dipendere da età, genere o patrimonio di partenza. La piattaforma persegue il sostegno concreto all’avvio dei giovani, una conciliazione reale e una rappresentanza equilibrata negli organi di governo delle professioni.

 

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© Francesco Vignali Photography
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