di Andrea Sonnino, Presidente della FIDAF
Legalità: un tema centrale ma spesso sottovalutato
La legalità compare spesso nelle cronache, ma raramente viene considerata un elemento strategico nelle politiche di sviluppo. Se ne parla soprattutto quando emergono frodi, contraffazioni, traffici illeciti di rifiuti o infiltrazioni criminali nei comparti produttivi. Eppure, la legalità non coincide soltanto con la repressione dei reati: rappresenta una condizione essenziale per la crescita economica, la tutela dell’ambiente, la sicurezza alimentare e la fiducia dei cittadini.
Questa visione è stata al centro del convegno “Ambiente, Agroalimentare e Legalità: strategie integrate per la tutela del territorio e della salute pubblica”, organizzato da Confprofessioni il 9 luglio. L’incontro ha riunito istituzioni, professioni e forze dell’ordine per discutere come costruire una rete di competenze capace di prevenire gli illeciti, proteggere il territorio e rafforzare la competitività delle filiere. Il messaggio emerso è netto: la legalità non è un costo, ma un valore che genera sviluppo.
Legalità e qualità: un binomio sempre più inscindibile
Negli ultimi anni il concetto di legalità si è ampliato. Non riguarda più soltanto il rispetto delle norme, ma include trasparenza, responsabilità, tracciabilità, uso corretto delle risorse naturali e criteri etici e scientifici. La legalità è diventata parte integrante della qualità.
Nel settore agroalimentare questo cambiamento è evidente: un prodotto di qualità nasce da una filiera trasparente, utilizza risorse gestite in modo sostenibile, garantisce condizioni di lavoro dignitose e può essere tracciato dal campo alla tavola. Oggi qualità significa anche legalità.
La tutela dell’ambiente segue la stessa logica. La protezione del suolo, dell’acqua, delle foreste e della biodiversità richiede prevenzione continua, conoscenza scientifica, pianificazione territoriale e capacità di tradurre le norme in comportamenti concreti. La legalità diventa così una forma di manutenzione permanente del territorio.
Sfide emergenti e necessità di collaborazione
Le sfide che l’Italia deve affrontare sono complesse: frodi alimentari sempre più sofisticate, filiere globalizzate, reati ambientali tecnologicamente evoluti e una criminalità organizzata capace di infiltrarsi nei processi economici. A ciò si aggiungono gli effetti del cambiamento climatico, che rendono più fragile il rapporto tra produzione e risorse naturali.
In questo scenario, nessuna istituzione può agire da sola. La prevenzione richiede una collaborazione stabile tra amministrazioni pubbliche, forze dell’ordine, università, centri di ricerca, imprese, professionisti e società civile. La sicurezza del territorio e delle filiere nasce dal dialogo tra competenze diverse, che condividono informazioni, metodi e strumenti.
Il ruolo delle professioni nella prevenzione
Le professioni assumono un ruolo che va oltre la consulenza tecnica. Agronomi, forestali, geologi, veterinari, tecnologi alimentari, architetti, chimici, biologi, ingegneri, avvocati ed economisti interpretano la complessità normativa, facilitano l’innovazione e garantiscono l’applicazione corretta delle regole. Trasformano i principi legislativi in pratiche operative e accompagnano imprese e amministrazioni verso modelli più sicuri e sostenibili.
La legalità diventa così una competenza professionale: non basta conoscere la legge, occorre saperla applicare in contesti complessi, anticipare i rischi, valutare gli impatti, costruire sistemi di controllo e promuovere una cultura della responsabilità. Serve aggiornamento continuo e interdisciplinarità.
Tecnologie e quadro europeo: nuovi strumenti e nuove regole
Osservazione satellitare, droni, sensori, GIS, intelligenza artificiale e blockchain permettono di monitorare il territorio, verificare pratiche agricole, tracciare l’origine dei prodotti e individuare anomalie che sfuggirebbero ai controlli tradizionali. La digitalizzazione non sostituisce il lavoro umano: lo rende più efficace e affidabile.
Parallelamente, l’Europa sta definendo un quadro normativo che integra ambiente, sicurezza alimentare e competitività. Le strategie per la neutralità climatica, la nuova PAC, la tutela del suolo, le misure contro la deforestazione e l’attenzione alla tracciabilità delineano un modello in cui la conformità normativa è parte della competitività delle imprese.
Legalità: un’infrastruttura immateriale decisiva
Accanto alle infrastrutture materiali esistono infrastrutture invisibili ma decisive: certezza del diritto, efficienza istituzionale, qualità della pubblica amministrazione, fiducia tra cittadini e imprese, trasparenza dei mercati, competenze professionali diffuse. Sono queste a rendere possibile innovazione, crescita e attrazione di investimenti.
Dove le regole sono chiare e applicate con equilibrio, le imprese investono con fiducia e i mercati funzionano meglio. L’illegalità genera costi nascosti: altera la concorrenza, scoraggia investimenti, degrada l’ambiente, alimenta l’economia sommersa e indebolisce le istituzioni.
Per questo la legalità è un investimento. Ogni tracciabilità, certificazione, piano di gestione ambientale, controllo preventivo o attività formativa produce valore economico e sociale che supera il costo immediato.
La legalità come fondamento della sostenibilità
Il mondo delle professioni è chiamato a un ruolo strategico: non solo supportare imprese e amministrazioni negli adempimenti, ma contribuire alla diffusione di una cultura della prevenzione, della responsabilità e della sostenibilità. La legalità non appartiene solo ai codici e ai tribunali: vive nella qualità del lavoro quotidiano, nella competenza dei professionisti, nella responsabilità delle imprese, nella credibilità delle istituzioni e nella partecipazione dei cittadini. È un’infrastruttura invisibile, ma senza di essa nessuna strategia di sviluppo può dirsi sostenibile.

