«Confprofessioni esprime apprezzamento per le proposte di legge in esame, che mirano a rafforzare i congedi di maternità, paternità e parentali, riconoscendo l’urgenza di promuovere politiche efficaci di conciliazione tra vita privata e lavoro, anche alla luce dell’inverno demografico e dei profondi cambiamenti sociali in corso. Al tempo stesso, la Confederazione richiama l’attenzione sulla condizione delle libere professioniste e delle lavoratrici autonome, ancora fortemente penalizzate da divari reddituali, tutele insufficienti e limitati strumenti di sostegno alla genitorialità».
È quanto ha dichiarato Diana Larenza del Centro Studi di Confprofessioni, intervenendo oggi in audizione presso la Commissione Lavoro della Camera, dove ha richiamato i dati di una recente indagine dell’Osservatorio delle libere professioni: «Le professioniste manifestano una forte preoccupazione per le conseguenze che la maternità può avere sui percorsi professionali e di carriera, sia in termini di continuità lavorativa che di opportunità di crescita».
Proprio per rispondere a queste criticità, la Confederazione ha quindi proposto di incentivare le forme aggregative stabili come le STP e le STA, ma anche le reti leggere tra professionisti, attraverso misure differenziate e graduali, in grado di garantire maggiore continuità professionale e sicurezza reddituale.
Con riferimento, invece, alle proposte di indennizzo per il mancato fatturato dovuto a esigenze di cura, Confprofessioni ha segnalato la necessità di coordinare tali misure con l’attuale disciplina dell’ISCRO, l’indennità straordinaria di continuità reddituale per gli autonomi iscritti alla Gestione Separata INPS. «Pur condividendo la necessità di tutelare chi si fa carico di responsabilità familiari, è fondamentale evitare sovrapposizioni e rafforzare gli strumenti già esistenti», ha dichiarato Larenza.
Confprofessioni ha inoltre ricordato che le tutele per i lavoratori autonomi, in particolare per gli iscritti alla Gestione Separata, restano inferiori rispetto a quelle dei dipendenti. In questo contesto, ha rilanciato la proposta di legge elaborata dalla Consulta del lavoro autonomo del CNEL, cui ha contribuito attivamente, per il rafforzamento del welfare professionale. Il testo prevede l’introduzione di un importo minimo per l’indennità di maternità pari al 150% dell’assegno sociale, con la creazione di un fondo dedicato e autonomo, alimentato dalle contribuzioni già versate dai professionisti per finalità assistenziali. «Una misura sostenibile, trasparente e senza costi aggiuntivi per lo Stato o per i professionisti, che risponde a esigenze concrete e urgenti», ha concluso Larenza.

