Sicurezza sul lavoro, Confprofessioni: “Bene il Ddl 1706, ma servono interventi più ampi”

Nel corso dell’audizione di oggi al Senato, Confprofessioni ha espresso apprezzamento per le misure di semplificazione introdotte dal disegno di legge, sottolineando però la necessità di una revisione più ampia del Testo Unico. Paola Cogotti: «Le microimprese e gli studi professionali non possono essere trattati come grandi aziende. Sono necessari proporzionalità, modelli snelli e più investimenti nella formazione per rafforzare la cultura della sicurezza»

«Condividiamo la direzione indicata dal disegno di legge, che introduce interventi mirati alla semplificazione degli adempimenti e alla promozione di una cultura della salute e sicurezza sul lavoro». Così Paola Cogotti, delegata della Giunta di Confprofessioni, nel corso dell’audizione sul Ddl 1706 (Dl n. 159/2025) “Sicurezza lavoro e protezione civile”, tenutasi oggi presso la 10ª Commissione del Senato.

Per Confprofessioni, tuttavia, il provvedimento rappresenta solo un punto di partenza. «È necessario avviare una revisione strutturale del Testo Unico, fondata su criteri di proporzionalità e modularità», ha sottolineato Cogotti. «Le microimprese e gli studi professionali non possono essere assimilati alle grandi aziende: gli obblighi vanno calibrati in base al rischio effettivo e alla dimensione organizzativa». In quest’ottica, la Confederazione rilancia l’attuazione della delega prevista dalla legge n. 81/2017, per introdurre modelli gestionali più snelli e coerenti con le specificità delle realtà professionali, caratterizzate da un basso livello di rischio.

Apprezzamento è stato espresso anche per il riconoscimento del ruolo strategico delle parti sociali, della bilateralità e dei fondi interprofessionali nella promozione della sicurezza e nella formazione continua. Su questo fronte, Confprofessioni propone un maggiore investimento, evidenziando la necessità di potenziare gli strumenti a disposizione. «Il contributo obbligatorio per la formazione continua, pari allo 0,30% del monte salari, è tra i più bassi in Europa. Proponiamo di portarlo allo 0,50% per rafforzare la capacità del sistema formativo, soprattutto in materia di salute, sicurezza e benessere nei luoghi di lavoro», ha concluso Cogotti.

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