In una lettera indirizzata all’Assessorato regionale delle Autonomie locali e alla Giunta di Governo della Regione Sicilia, Confprofessioni ha chiesto di ampliare la matrice dei profili professionali in revisione, includendo tutte le figure dei beni culturali previste dal Codice nazionale.
Nella proposta discussa dalla Giunta il 22 ottobre scorso è stato inserito soltanto il profilo di funzionario archeologo, con requisiti di accesso avanzati (laurea, diploma di specializzazione, dottorato o master di secondo livello). Restano invece esclusi archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi, antropologi fisici, restauratori e collaboratori restauratori, esperti di diagnostica e tecnologie applicate, storici dell’arte: figure riconosciute dall’art. 9bis del Codice dei Beni Culturali come fondamentali per la tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio.
«Questi profili sono essenziali per garantire la salvaguardia del vasto patrimonio siciliano» ha sottolineato Marco Natali, presidente di Confprofessioni. Il recente rapporto Sistema Cultura Sicilia conferma la ricchezza del territorio, composto da 7 siti Unesco, 139 musei, 32 aree archeologiche e 188 teatri. «Come Confederazione che rappresenta anche le professioni della cultura – ha aggiunto Natali – chiediamo di integrare la Deliberazione n. 481 del 2020, riconoscendo pienamente le competenze specialistiche necessarie alla valorizzazione del patrimonio regionale».

