Legge di Bilancio 2026, Confprofessioni: segnali contrastanti su pagamenti della PA e contrattazione collettiva

Il presidente Natali: «Bene il superamento dei paradossi burocratici sui pagamenti della PA, ma resta l’incognita delle pendenze fiscali non definitive che penalizza i professionisti. Sulla detassazione dei rinnovi contrattuali, accogliamo un segnale positivo che valorizza finalmente il ruolo della contrattazione collettiva»

Confprofessioni interviene sugli emendamenti e sui sub-emendamenti del Governo alla legge di bilancio 2026, che incidono su due aspetti fondamentali di interesse per il lavoro professionale e per le parti sociali impegnate nella contrattazione collettiva: i pagamenti della Pubblica amministrazione e la detassazione degli aumenti contrattuali.

Sul fronte dei pagamenti della pubblica amministrazione ai professionisti, Confprofessioni prende atto delle modifiche apportate nel corso dell’iter parlamentare, che hanno consentito di superare alcune impostazioni iniziali caratterizzate da evidenti paradossi burocratici. In particolare, sono stati rimossi l’obbligo di auto-certificazione della regolarità fiscale e contributiva e rinviata l’entrata in vigore della norma al 15 giugno 2026.

Permangono tuttavia criticità rilevanti, legate in particolare alla disparità di trattamento tra professionisti e gli altri redditi da lavoro e ai possibili effetti negativi sulla liquidità degli studi, soprattutto in presenza di pendenze fiscali non definitive.

«Sono stati eliminati alcuni profili palesemente sproporzionati, ma il nodo delle pendenze fiscali non definitive resta aperto», dichiara Marco Natali, presidente di Confprofessioni. «Il rischio è che i professionisti siano costretti a farsi carico di obblighi non ancora definitivi pur di incassare compensi già maturati, con evidenti ricadute sulla continuità dell’attività professionale. Pertanto, auspichiamo che lo slittamento al 15 giungo sia il preludio per la soppressione definitiva della norma».

Per quanto riguarda la detassazione degli aumenti contrattuali, Confprofessioni rileva l’estensione della misura anche ai rinnovi sottoscritti nel 2024 e l’ampliamento della platea dei beneficiari. Un intervento che riconosce il ruolo della contrattazione collettiva in una fase economica complessa.

«La detassazione degli aumenti contrattuali va letta come un segnale di attenzione verso la contrattazione collettiva», conclude Natali. «In prospettiva, sarà necessario accompagnare questa misura con politiche più strutturali che valorizzino la contrattazione collettiva di qualità e la reale rappresentatività delle parti».

Confprofessioni continuerà a seguire l’evoluzione del provvedimento, mantenendo aperto il confronto con le istituzioni affinché le norme approvate garantiscano equità, certezza del diritto e sostenibilità per il lavoro professionale.