Negli ultimi mesi i media, e di conseguenza l’opinione pubblica, hanno riscoperto una delle funzioni storiche svolte dagli agronomi: valutare il grado di sicurezza degli alberi presenti nelle aree urbane. Significa stabilire in quale misura le piante siano danneggiate da malattie, insetti parassiti, agenti meteorici o interventi umani irrazionali, e se tali danni possano comprometterne la stabilità, generando rischi per l’incolumità delle persone e per la tutela dei beni circostanti.
Il ripetersi di crolli di piante ad alto fusto e i gravi danni che ne sono derivati hanno spinto molte amministrazioni pubbliche a ricorrere a tecnici abilitati per valutare la stabilità delle alberature lungo viali, nei parchi, nei giardini pubblici e nelle aree aperte di scuole ed edifici pubblici.
Una decisione complessa: sicurezza, ambiente, identità urbana
Stabilire se abbattere un albero è una decisione delicata, perché coinvolge interessi diversi e tutti legittimi. La sicurezza delle persone e delle cose è ovviamente prioritaria, ma le piante ad alto fusto che compongono le foreste urbane offrono servizi ecosistemici preziosi: mitigano la calura estiva, ospitano fauna, favoriscono il drenaggio delle acque piovane, trattengono gli inquinanti atmosferici e contribuiscono alla qualità estetica e identitaria dei paesaggi urbani.
Nelle aree archeologiche, inoltre, occorre considerare anche la conservazione di ruderi e monumenti, spesso poco compatibili con la presenza di vegetazione. Trovare un equilibrio tra esigenze così diverse è un compito complesso.
Strumenti e protocolli: come gli agronomi valutano la stabilità degli alberi
Gli agronomi si sono attrezzati con strumenti – alcuni dei quali molto sofisticati – per studiare lo stato di salute degli alberi e la loro stabilità, sviluppando protocolli di valutazione condivisi a livello nazionale. Nonostante ciò, le decisioni delle amministrazioni pubbliche, anche quando basate su pareri tecnici e prove oggettive, generano spesso proteste e polemiche.
Il valore delle competenze: perché coinvolgere gli agronomi
È positivo che enti pubblici e privati consultino dottori agronomi e forestali, professionisti dotati delle competenze e delle strumentazioni necessarie per effettuare valutazioni rigorose del rischio prima di decidere eventuali abbattimenti.
Ma il loro ruolo dovrebbe essere centrale anche nella progettazione e nella gestione del verde urbano, per garantire che le piante siano collocate in luoghi compatibili con le loro esigenze fisiologiche e ricevano le cure adeguate, soprattutto nei primi anni di vita.
Verso una progettazione interprofessionale del verde urbano
La gestione del rischio delle alberature esistenti indica chiaramente la necessità di un approccio interprofessionale alla progettazione urbanistica. Solo l’integrazione tra agronomi, forestali, architetti, ingegneri e archeologi consente di progettare impianti razionali, esteticamente validi, sicuri e duraturi.
Non a caso, i capitolati d’appalto per le opere pubbliche prevedono sempre più spesso il coinvolgimento di agronomi: la progettazione del verde urbano è oggi una delle funzioni in maggiore crescita per i dottori in scienze agrarie e forestali.

