Gender Equality Week 2026, il Parlamento europeo punta sulla leadership femminile

Dal 3 al 9 un'occasione per fare il punto sui progressi normativi dell'Unione e sulle sfide ancora aperte, anche nel mondo delle libere professioni.

Il Parlamento europeo rinnova il proprio impegno per la promozione della parità di genere con la European Gender Equality Week 2026, l’iniziativa annuale che coinvolge commissioni parlamentari, delegazioni, gruppi politici e amministrazione dell’istituzione europea. L’edizione di quest’anno, in programma nel mese di novembre, è dedicata alla leadership femminile, con particolare attenzione al contributo delle donne nei processi di cambiamento e alla capacità delle figure femminili di ispirare le nuove generazioni.

Avviata nel 2020 su iniziativa della Commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere (FEMM), la Settimana rappresenta un appuntamento per valorizzare i risultati raggiunti e individuare nuove misure a sostegno dei diritti delle donne e delle ragazze. Il tema scelto per il 2026 intende sottolineare come la presenza femminile nei luoghi decisionali non costituisca soltanto una questione di rappresentanza, ma rappresenti un elemento determinante per la qualità e l’inclusività dei processi decisionali.

La Presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha richiamato il valore della libertà delle donne di scegliere il proprio percorso, assumendo ruoli di responsabilità nelle imprese, nelle istituzioni, nella ricerca e nella società. La Vicepresidente del Parlamento europeo responsabile per l’uguaglianza di genere, Antonella Sberna, ha invece evidenziato la responsabilità di ogni generazione nel consolidare i risultati raggiunti e ampliare le opportunità per quelle successive. Lina Gálvez, Presidente della Commissione FEMM, ha posto l’accento sulla necessità di una parità sostanziale, che non si esaurisca nel successo individuale di alcune donne, ma si traduca in maggiori opportunità per tutte.

La Settimana si inserisce in una fase importante per l’evoluzione delle politiche europee in materia di uguaglianza. Negli ultimi anni l’Unione ha introdotto una serie di interventi legislativi volti a contrastare le discriminazioni e a rafforzare la partecipazione delle donne alla vita economica e sociale.

Tra i principali risultati figura la Direttiva sulla trasparenza retributiva (UE 2023/970), che introduce obblighi informativi e strumenti di verifica per individuare e contrastare le disparità salariali tra uomini e donne. La normativa prevede, tra l’altro, una valutazione congiunta delle retribuzioni qualora emerga un divario salariale di almeno il 5%, non giustificato da criteri oggettivi e neutri rispetto al genere.

Un altro passaggio significativo è rappresentato dalla Direttiva (UE) 2022/2381 sull’equilibrio di genere negli organi societari, che stabilisce obiettivi per migliorare l’equilibrio di genere negli organi di amministrazione delle società quotate: almeno il 40% dei posti di amministratore senza incarichi esecutivi oppure il 33% del totale degli incarichi di amministrazione deve essere attribuito al sesso sottorappresentato.

Sul fronte della protezione dei diritti, la Direttiva (UE) 2024/1385 sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica introduce un quadro comune di prevenzione, protezione delle vittime e contrasto a diverse forme di violenza, comprese quelle perpetrate attraverso strumenti digitali.

A questi interventi si affiancano le disposizioni europee in materia di equilibrio tra attività professionale e vita familiare, in particolare la Direttiva (UE) 2019/1158, che rafforza i diritti relativi ai congedi e alla richiesta di modalità di lavoro flessibili, riconoscendo l’importanza di una più equa distribuzione delle responsabilità di cura.

Nonostante i progressi normativi, la parità effettiva nel mondo del lavoro rimane una sfida aperta. Le disparità retributive, la difficoltà di conciliare responsabilità familiari e attività lavorativa, la limitata presenza femminile nei ruoli apicali e gli ostacoli alla continuità delle carriere continuano a interessare numerosi settori professionali.

In questo quadro, le libere professioni presentano caratteristiche che richiedono un’attenzione specifica. L’elevata componente di lavoro autonomo, la varietà dei modelli organizzativi, le differenti discipline ordinistiche e professionali e la dipendenza dell’attività dai rapporti con clienti e committenti determinano condizioni spesso diverse da quelle del lavoro subordinato.

Per le professioniste, la maternità e le responsabilità di cura possono incidere sulla continuità dell’attività, sulla capacità di acquisire nuovi incarichi, sulla costruzione di una clientela e sulle opportunità di crescita e consolidamento dello studio. A ciò si aggiungono le difficoltà di accesso ai percorsi di leadership e agli organismi decisionali delle organizzazioni professionali.

È quindi importante che le politiche europee per la parità di genere considerino anche le specificità del lavoro autonomo e professionale, affinché gli strumenti di tutela e promozione dell’uguaglianza siano effettivamente accessibili a tutte le lavoratrici, indipendentemente dalla forma contrattuale e organizzativa attraverso cui svolgono la propria attività.

La Gender Equality Week 2026 offre, in questo senso, l’opportunità di ampliare il dibattito: la leadership femminile non riguarda soltanto l’accesso delle donne alle posizioni di vertice, ma anche la possibilità di costruire percorsi professionali autonomi, sostenibili e duraturi, garantendo condizioni concrete per partecipare pienamente alla vita economica e istituzionale europea.

La parità di genere non si misura soltanto attraverso il numero di donne che raggiungono posizioni di responsabilità, ma anche attraverso la capacità dei sistemi economici e professionali di consentire a tutte di accedervi e di mantenerle nel tempo.

 

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