La Riforma Cartabia (D.Lgs. 149/2022) ha trasformato radicalmente il processo civile in materia di famiglia, introducendo il rito unico per procedimenti su persone, minorenni e famiglie, maggiore tutela del minore e figure professionali innovative.
Abbiamo intervistato Concetta Mezzatesta, psicologa forense Consulente tecnico e coordinatore genitoriale, per esplorare in profondità il Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) e il coordinatore genitoriale (art. 473-bis.26 c.p.c.). Un’intervista ricca di spunti pratici per psicologi, avvocati, assistenti sociali, pedagogisti, commercialisti, giudici e PM che operano nel diritto di famiglia.
Riforma Cartabia: Perché Cambia Tutto nel Diritto di Famiglia?
D: Concetta, partiamo dalle basi: cos’è la Riforma Cartabia e perché è una svolta per le famiglie in crisi?
R: La Riforma Cartabia, operativa dal 2023, ha creato un rito unico semplificato per separazioni, divorzi, affidamenti e responsabilità genitoriale, concentrando competenze in sezioni specializzate e riducendo i tempi processuali. Punta al benessere del minore (best interest of the child), promuove ADR come mediazione e negoziazione assistita, e introduce strumenti preventivi per evitare escalations. Per noi professionisti significa passare da un approccio conflittuale a uno collaborativo e interdisciplinare: il minore al centro, meno traumi e processi più efficienti.
Il CTU: Dal Detective Psicologico all’Ausiliario Scientifico del Giudice
D: Il CTU è cambiato con la riforma. Qual è il suo ruolo oggi?
R: Il CTU resta l’esperto neutrale che aiuta il giudice con valutazioni tecniche su capacità genitoriali, stato psicologico dei minori o dinamiche familiari. La riforma lo rafforza: albo nazionale unico, scelta per competenze specifiche, divieto di teorie non scientifiche (addio a concetti non validati come certe
interpretazioni della PAS), ascolto obbligatorio del minore e formazione continua. Diventa più mobile e trasparente (pubblicazione incarichi e compensi). Per psicologi forensi come me è un’opportunità per perizie rigorose; per avvocati e assistenti sociali, uno strumento probatorio solido che accelera decisioni informate.
Il Coordinatore Genitoriale: Il Facilitatore che Previene il Ritorno in Tribunale
D: Il coordinatore genitoriale è la novità più discussa. Ce lo descrivi?
R: Sì, introdotto dall’art. 473-bis.26 c.p.c., è nominato su istanza congiunta delle parti (o accordo). Può essere psicologo, avvocato familiare, pedagogista o assistente sociale iscritto all’albo CTU. Il suo compito: superare conflitti alti, facilitare comunicazione, attuare piani genitoriali, monitorare scelte educative/sanitarie/logistiche e prevenire nuovi ricorsi. Non decide (non è un giudice), ma media e supporta nel tempo reale, lavorando con genitori, avvocati e rete (scuola, servizi). È un “coach” familiare preventivo: riduce traumi minori, preserva relazioni e rende autonomi i genitori. Per me, come psicologa, è affascinante perché unisce clinica, diritto e intervento relazionale.
Differenze Chiave e Sinergie tra CTU e Coordinatore Genitoriale
D: CTU vs coordinatore: come si distinguono e integrano?
R: Il CTU è investigativo e limitato al processo: perizia obiettiva per il giudice. Il coordinatore è operativo e post o intra-procedimento: facilita attuazione e monitoraggio a lungo termine. Si integrano perfettamente: un CTU può suggerire il coordinatore per conflitti residui. Insieme creano una rete interdisciplinare che rende la giustizia familiare più efficace e umana.
Vantaggi per Tutte le Professioni: Da Psicologi a Commercialisti, Giudici e PM
D: Quali opportunità apre per i vari professionisti, inclusi commercialisti, giudici e PM?
R: È una rivoluzione per tutti!
– Psicologi forensi: Ruoli ibridi clinica-legale, perizie avanzate e incarichi come coordinatori.
– Avvocati: Maggiore efficacia negoziale, piani genitoriali realistici, riduzione contenzioso.
– Assistenti sociali e pedagogisti: Supporto concreto alle famiglie, interventi educativi mirati.
– Commercialisti: Nei procedimenti con aspetti economico-patrimoniali (assegni, mantenimento, divisioni, trust, impatti fiscali), collaborano con CTU/coordinatore fornendo analisi finanziarie precise. Riduce liti lunghe, rende piani sostenibili economicamente e apre a incarichi forensi specializzati.
– Giudici: Strumenti tecnici rapidi alleggeriscono il carico; decisioni più informate, tempi ridotti, sentenze solide, minori ricorsi e maggiore centralità senza overload.
– PM: Nei casi con profili penali (violenza, maltrattamenti), sinergia civile-penale: CTU fornisce prove obiettive, coordinatore monitora post-procedimento prevenendo recidive. Processo più integrato, tutela effettiva minori, efficienza e minor rischio errori.
La sfida è la formazione: albi specifici e competenze aggiornate sono essenziali. Ma il guadagno? Team misti che risolvono casi complessi velocemente, tutelando famiglie e minori.
Conclusioni: Un Futuro Più Protettivo e Collaborativo
D: Un messaggio finale per i professionisti?
R: La Riforma Cartabia ci chiama a superare steccati: collaborare per mettere il minore al centro. Se operate in famiglia – psicologi, avvocati, commercialisti, giudici, PM – investite in queste figure: arricchiscono CV e cambiano vite reali.

