La riforma dell’edilizia e delle costruzioni punta a riordinare un quadro normativo ormai frammentato, con l’obiettivo di restituire al settore regole più semplici e una visione organica. È in questo contesto che Confprofessioni, nella memoria depositata, il 29 aprile scorso, presso la commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera sui disegni di legge relativi alla delega al Governo per l’aggiornamento e il coordinamento della disciplina edilizia, evidenzia come la riforma rappresenti un’occasione decisiva per superare anni di interventi disomogenei e ripensare il modo in cui si progetta e si governa il territorio.
Il progetto al centro: visione, analisi dei luoghi e sostenibilità
Al centro della riforma c’è l’idea che la pianificazione urbana debba valorizzare il rapporto tra persone e città, progettando spazi capaci di migliorare la qualità della vita e di adattarsi ai cambiamenti futuri. In questa prospettiva, secondo l’ing. Maria Pungetti, coordinatrice dell’area Ambiente e Territorio di Confprofessioni, “il progetto deve essere il punto di partenza: un progetto fondato sull’analisi dei luoghi, sulla visione complessiva della città e su soluzioni sostenibili”. Viene inoltre auspicata l’introduzione di premialità per gli interventi virtuosi, in grado di elevare la qualità edilizia attraverso innovazione e buone pratiche.
Tre condizioni per una riforma efficace
Secondo la Confederazione, la riforma potrà funzionare solo rispettando tre condizioni: chiarezza nel riparto delle competenze tra Stato e Regioni, procedimenti amministrativi più certi e proporzionalità delle norme, indispensabile per un patrimonio edilizio estremamente eterogeneo. Pungetti ricorda che “non esiste una soluzione unica valida per tutto il Paese: la proporzionalità è la chiave per rendere le regole applicabili”.
Il perimetro del Codice e il ruolo dei LEP
Un altro nodo riguarda il perimetro del futuro Codice, che secondo Confprofessioni dovrebbe concentrarsi sulle norme edilizie e sulla tecnica delle costruzioni, evitando di inglobare urbanistica e rigenerazione urbana, per non creare nuove sovrapposizioni normative. Centrale anche il ruolo dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP), che dovranno garantire standard minimi uniformi su sicurezza sismica, accessibilità, qualità ambientale ed efficienza energetica.
Digitalizzazione, stato legittimo e categorie di intervento
La delega affronta poi temi come digitalizzazione dei procedimenti, definizione dello stato legittimo degli immobili e riorganizzazione delle categorie di intervento, pur lasciando aperte alcune criticità, soprattutto nel rapporto con le Soprintendenze. Confprofessioni propone inoltre di favorire i mutamenti di destinazione d’uso nelle aree consolidate, modulare gli oneri edilizi per gli interventi più sostenibili e rivedere la disciplina dell’agibilità, definendone agli aspetti essenziali.
Sanatorie e abusi edilizi: verso criteri più proporzionati
Sul fronte delle sanatorie, la Confederazione chiede una classificazione nazionale unificata delle difformità edilizie e, per gli abusi antecedenti il 1967, criteri di adeguamento proporzionati basati sul concetto del miglioramento (come nella sismica). Nei casi in cui un abuso non sia sanabile, ritiene necessario definire con precisione responsabilità, tempi e modalità di intervento, così da garantire l’effettiva applicazione delle misure repressive.
Gli obiettivi della riforma: recupero, rigenerazione e sicurezza
La riforma punta su alcuni obiettivi prioritari: recupero del patrimonio edilizio esistente, rigenerazione urbana, sostenibilità ambientale, sicurezza strutturale e accessibilità. Per raggiungerli servono una conoscenza approfondita dello stato degli edifici, la digitalizzazione degli archivi edilizi, un approccio basato sulle classi di rischio e un coordinamento efficace con la tutela dei beni culturali e paesaggistici.
Pungetti: “Una riforma applicabile e orientata all’interesse pubblico”
«La riforma punta su obiettivi prioritari che non possiamo più rimandare: il recupero del patrimonio edilizio esistente, la rigenerazione urbana, la sostenibilità ambientale, la sicurezza strutturale e l’accessibilità. Per raggiungerli servono una conoscenza approfondita dello stato degli edifici, la digitalizzazione degli archivi edilizi, un approccio basato sulle classi di rischio ed un coordinamento efficace con la tutela dei beni culturali e paesaggistici», afferma la coordinatrice.
Confprofessioni ritiene questa riforma necessaria per migliorare la certezza del diritto e la qualità del costruito. Tuttavia, il suo successo dipenderà dalla chiarezza delle competenze, dall’attuazione dei LEP, dalla reale digitalizzazione dei processi e dal coinvolgimento dei professionisti che potranno collaborare per realizzare una riforma su misura e quindi calzante sui nostri territori e centri urbani. «Deve essere una riforma applicabile, sostenibile e orientata all’interesse pubblico», conclude Pungetti.

