Crolla la fiducia dei professionisti: l’indice precipita da -9,4 a -32,5 sotto il peso della crisi geopolitica

La seconda edizione dell’Indice dell’Osservatorio di Confprofessioni fotografa un clima di forte incertezza. Il conflitto in Iran e le tensioni sui mercati energetici travolgono le aspettative delle libere professioni, con segnali di fragilità diffusi in tutti i settori, territori e fasce d’età

L’Indice di fiducia dei professionisti registra un forte peggioramento: tra febbraio e aprile 2026 scende da -9,4 a -32,5, segnando un deterioramento rapido e diffuso delle aspettative sull’economia italiana e sull’occupazione. Il crollo è strettamente legato all’avvio del conflitto in Iran e alla chiusura dello Stretto di Hormuz, che hanno alimentato tensioni sui mercati energetici e accresciuto l’incertezza macroeconomica globale.

Le preoccupazioni che pesano sul clima di fiducia

A preoccupare maggiormente i professionisti sono soprattutto le tensioni geopolitiche, l’aumento del costo della vita e l’instabilità economico‑finanziaria, percepite come fattori capaci di incidere direttamente sulle prospettive quotidiane di lavoro e reddito, trasversalmente a settori, territori e generazioni.

La seconda edizione dell’Indice

Nel nuovo #BreakingProf, l’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni analizza la seconda edizione dell’Indice di fiducia, evidenziando differenze significative tra comparti, territori, generi ed età, insieme alle intenzioni di assunzione e alle principali preoccupazioni per i prossimi dodici mesi.

Differenze settoriali

Il quadro settoriale mostra valori particolarmente critici nelle altre attività professionali, scientifiche e tecniche, che raggiungono -44,9, e tra gli odontoiatri, a -43,1. Seguono, con livelli comunque molto negativi, le professioni mediche e assistenziali, gli avvocati e notai, gli architetti e ingegneri e i commercialisti. Più contenuti, pur sempre negativi, i valori dei consulenti del lavoro, che si attestano a -23,4, e delle professioni economico‑finanziarie, che con -11,9 registrano l’indice meno sfavorevole.

Differenze di genere

Sul fronte del genere, le professioniste esprimono aspettative più caute: l’indice si attesta a -35,4 tra le donne, contro -30,8 tra gli uomini, confermando una maggiore prudenza femminile rispetto alle prospettive economiche e occupazionali.

Differenze generazionali

Anche l’età incide sulle percezioni: i professionisti fino a 44 anni mostrano i livelli meno negativi, con un indice pari a -28,4, mentre la fascia 55‑64 anni registra il dato più critico, a -35,5. Gli over 65, pur mantenendo un giudizio negativo, si collocano a -31,1, con un deterioramento meno marcato rispetto ad altri gruppi.

Il divario territoriale

Dal punto di vista geografico, il peggioramento coinvolge tutte le aree del Paese. Le condizioni più sfavorevoli emergono nel Nord Est, dove l’indice scende a -36,8, e nel Mezzogiorno, a -36,2. Il Centro presenta il valore relativamente meno negativo, pari a -26,3, pur mostrando un peggioramento significativo rispetto a febbraio.

La dimensione organizzativa conta

La dimensione degli studi professionali rappresenta un ulteriore elemento discriminante: le realtà senza dipendenti risultano le più penalizzate, con un indice pari a -37,1, segnale di una maggiore vulnerabilità delle strutture più piccole. Al contrario, gli studi con 3‑5 dipendenti mostrano una maggiore capacità di tenuta, attestandosi a -29,3.

Le due componenti dell’Indice

Analizzando le due componenti dell’Indice, emerge un quadro particolarmente severo per le aspettative sull’economia italiana, che raggiungono -45,8, mentre quelle sull’occupazione si fermano a -19,2, comunque in peggioramento rispetto a febbraio, quando erano a -4,4. Il clima di incertezza inizia dunque a riflettersi anche sulle prospettive occupazionali.

Intenzioni di assunzione in calo

Le intenzioni di assunzione confermano questa tendenza: solo il 12,4% dei professionisti prevede nuove entrate di personale nel prossimo anno, mentre il 69% esclude questa possibilità e il 18,6% mantiene un atteggiamento attendista. Rispetto a febbraio cresce la quota di chi non intende assumere, mentre diminuiscono sia gli attendisti sia i favorevoli a nuove assunzioni.

Le principali preoccupazioni per i prossimi dodici mesi

Le preoccupazioni per il futuro riflettono il peso crescente delle dinamiche internazionali: il 62,1% dei professionisti indica i conflitti e la situazione geopolitica come fattore più critico, seguito dall’aumento del costo della vita (52,1%) e dall’instabilità economica e finanziaria (49,5%). Accanto a queste emergono timori legati al carico di lavoro e al bilanciamento vita‑lavoro, indicati dal 29% del campione, e alla salute fisica e mentale, segnalata dal 28,4%. Restano inoltre rilevanti le preoccupazioni relative al welfare futuro, ai cambiamenti tecnologici e all’intelligenza artificiale, alla sicurezza del lavoro e alla cura dei familiari.

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