«Il Documento di Finanza Pubblica 2026 conferma la solidità dei conti pubblici, un buon risultato in un contesto internazionale ancora instabile. Ma accanto a questo dato positivo, il DFP mette in luce la persistente debolezza della crescita: l’Italia continua a scontare limiti strutturali che frenano competitività e produttività. Non possiamo accontentarci di una stabilità finanziaria che non si traduce in sviluppo. Serve una strategia di medio-lungo periodo, condivisa con il sistema industriale e professionale, capace di guardare oltre l’orizzonte del PNRR». Così Andrea Dili, vicepresidente di Confprofessioni, nel corso dell’audizione di oggi davanti alle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato.
Secondo Confprofessioni, questa strategia deve poggiare su tre capisaldi fondamentali: formazione, ricerca e aggregazioni professionali.
- L’evoluzione tecnologica, l’invecchiamento della popolazione e l’allungamento della vita lavorativa rendono la formazione continua un pilastro imprescindibile. «La produttività del futuro dipenderà dalla capacità di aggiornare competenze lungo tutto l’arco della vita lavorativa», osserva Dili. Per Confprofessioni è quindi necessario rafforzare i percorsi di riqualificazione e garantire ai fondi interprofessionali la piena disponibilità delle risorse dello 0,30%, assicurando continuità e qualità agli interventi formativi.
- Per colmare il divario con gli altri Paesi avanzati, occorre concentrare risorse su innovazione, ricerca applicata e trasferimento tecnologico. «Distretti dell’innovazione, incubatori e collaborazioni tra università, imprese e professionisti devono diventare infrastrutture permanenti del sistema produttivo» sostiene Dili. «Senza ricerca non c’è competitività, e senza competitività non c’è crescita».
- Il tessuto produttivo e professionale italiano è ancora caratterizzato da una micro-dimensione che limita capacità di investimento, accesso al credito e presenza sui mercati. «Dobbiamo concentrare le risorse disponibili sugli incentivi alle aggregazioni, perché solo imprese e studi più strutturati possono competere», afferma Dili. «Per quanto riguarda le professioni, l’aggregazione di competenze è fondamentale per offrire servizi a più alto valore aggiunto e accompagnare le MPMI nei processi di crescita e internazionalizzazione».
Accanto ai tre pilastri, Confprofessioni richiama la necessità di rafforzare la contrattazione collettiva, anche attraverso una legge sulla rappresentanza che valorizzi i contratti stipulati dalle organizzazioni realmente rappresentative. «Un sistema contrattuale solido è la condizione per salari equi, relazioni di lavoro stabili e maggiore competitività del sistema», evidenzia Dili.
Infine, la Confederazione sottolinea l’urgenza di rafforzare il welfare dei lavoratori, includendo i professionisti iscritti alla gestione separata INPS, attraverso l’approvazione della proposta di legge della Consulta del lavoro autonomo del CNEL. «Non possiamo lasciare indietro chi oggi non dispone di tutele adeguate», conclude Dili. «La crescita del Paese passa anche dalla sicurezza economica di tutti i lavoratori, indipendentemente dalla forma contrattuale».

