L’Italia delle professioni sta entrando in una fase decisiva: invecchia rapidamente, mentre il ricambio generazionale rallenta. In cinquant’anni l’età mediana della popolazione è salita da 33 a 49 anni, i giovani si sono dimezzati e gli over 65 sono raddoppiati. Questo squilibrio demografico si riflette direttamente sulla libera professione: meno ingressi, più pensionamenti, percorsi più lenti. Le nuove generazioni faticano a entrare, mentre la platea dei professionisti si sposta verso età sempre più mature, ampliando la distanza tra giovani e senior lungo tutto il ciclo di vita.
È quanto emerge dal Rapporto Generazioni a confronto tra demografia e redditi realizzato dall’Osservatorio di Confprofessioni e illustrato oggi alla presenza del Ministro del Lavoro, Marina Calderone. All’evento sono intervenuti il presidente di Confprofessioni, Marco Natali; Raffaele Loprete, delegato di Confprofessioni a Giovani, Pari opportunità e Politiche Gender Gap; la ricercatrice dell’Osservatorio, Ludovica Zichichi; e la coordinatrice della Consulta Giovani di Confprofessioni, Giulia Maddalena.
«I giovani si affacciano a un mondo del lavoro profondamente cambiato, segnato da nuovi equilibri demografici: l’Italia è il secondo Paese più anziano al mondo dopo il Giappone. Questo genera esigenze di cura che ricadono ancora troppo sulle donne. Le politiche di conciliazione devono promuovere una reale condivisione dei carichi di cura. Mi chiedo come presentiamo oggi la professione ai giovani: spesso l’immagine è quella di un mondo complesso, fatto di scadenze, pressioni e poco tempo per la vita privata. Dopo il 2008 e la pandemia, i giovani cercano qualità della vita, stabilità e prospettive di crescita. Il percorso formativo è impegnativo, ma l’esame di Stato resta una garanzia di deontologia e presidio di legalità. Non si eredita più lo studio come un tempo: servono multidisciplinarietà e integrazione delle competenze», dichiara il Ministro del Lavoro, Marina Calderone.
Professioni sempre più mature: crollano gli under 35
La ricerca rivela che nel 2025 i lavoratori dipendenti under 35 rappresentano il 24% del totale, mentre tra i liberi professionisti scendono al 16% e tra gli altri indipendenti al 15%. L’età mediana dei professionisti raggiunge i 50 anni tra gli uomini e 46 tra le donne che, pur essendo mediamente più giovani, stanno rapidamente convergendo verso le fasce più mature.
Il lavoro dipendente mantiene una struttura più equilibrata grazie a canali di ingresso più standardizzati, mentre la libera professione richiede tempi di avviamento più lunghi, stabilità economica iniziale e reti consolidate; condizioni che favoriscono le generazioni più mature e rendono più selettivo l’ingresso dei giovani.
Il rapporto tra under 35 e over 55 evidenzia un ricambio generazionale già debole nel 2015 e ulteriormente peggiorato nel 2025. Tra gli uomini la presenza dei giovani resta strutturalmente bassa; tra le donne il vantaggio iniziale si riduce fino a scendere, a partire dal 2022, sotto la soglia della parità.
«Il ricambio generazionale nel mondo delle professioni si è inceppato e i dati lo mostrano con grande chiarezza: i giovani entrano tardi, crescono lentamente e il divario con i senior si amplia lungo tutto il ciclo di vita. Non è solo un tema demografico, ma una questione che riguarda la capacità del Paese di innovare e di garantire continuità alle proprie competenze», sottolinea il presidente di Confprofessioni, Marco Natali. «Il nostro Report evidenzia come l’inverno demografico stia producendo effetti pesanti anche sul mercato del lavoro professionale, rendendo il settore meno attrattivo per le nuove generazioni. Per questo dobbiamo agire subito. Confprofessioni – prosegue Natali – ha strumenti importanti, dal CCNL alla bilateralità, per rafforzare formazione, tirocini, mentorship e welfare contrattuale, e rendere più accessibile l’ingresso dei giovani nelle professioni. Ma serve uno sforzo comune. Il Governo ha avviato misure significative, ma occorrono strategie più sinergiche e innovative. È fondamentale che istituzioni, forze sociali e mondo accademico lavorino insieme».
Redditi, la grande retromarcia dei giovani: da +20% a –16% nel lavoro autonomo
Parallelamente all’invecchiamento degli occupati, cambia la distribuzione dei redditi lungo il ciclo di vita. Se nel 1987 i giovani tra 25 e 34 anni percepivano redditi pari al 97% della media complessiva, nel 2022 scendono al 78%: quasi 20 punti percentuali di reddito persi in 35 anni. La tradizionale curva “a campana” si abbassa nelle età iniziali e si sposta in avanti nelle fasi centrali, segnalando una maturità economica più tardiva e un avvio professionale più ripido.
Nel lavoro indipendente le differenze sono ancora più marcate: alla fine degli anni ’80 i giovani autonomi guadagnavano il 20% in più dei senior, mentre nel 2022 guadagnano il 16% in meno. L’analisi evidenzia un divario generazionale persistente: i giovani restano stabilmente sotto la fascia mid‑career (35–54 anni), i senior sopra, con una distanza che nel lavoro autonomo continua ad ampliarsi.
«Le nostre analisi mostrano una penalizzazione sistematica dei giovani», osserva Ludovica Zichichi, ricercatrice dell’Osservatorio di Confprofessioni. «Nel lavoro indipendente il divario è più ampio e più volatile: i giovani restano sempre sotto la fascia mid career e, nel tempo, sempre più sotto. Il picco reddituale si sposta avanti e la capacità di accumulazione si indebolisce».
Giovani professionisti: ingresso difficile, redditi bassi, prospettive incerte
Le nuove generazioni faticano a entrare nella libera professione. Le opportunità di progressione economica sono più lente, i redditi iniziali più bassi e la distanza dai senior tende ad ampliarsi soprattutto dopo la crisi del 2008, che ha colpito in modo asimmetrico le generazioni più giovani, prive di posizioni consolidate.
Le differenze di genere si intrecciano con quelle generazionali. Le giovani donne mostrano infatti divari leggermente inferiori rispetto ai giovani uomini, ma solo perché l’intera distribuzione dei redditi femminili è più compressa. Non è un vantaggio, bensì un segnale di fragilità strutturale.
«Le pari opportunità non rappresentano un semplice vessillo da esibire», dichiara Raffaele Loprete, delegato di Confprofessioni a Giovani, Pari opportunità e Politiche Gender Gap. «Sono un principio di governo, una leva di politica economica, una responsabilità verso la comunità nazionale. Un Paese che valorizza il merito, che offre ai giovani le condizioni per costruire il proprio futuro e che consente alle donne di esprimere pienamente il proprio talento è un Paese che cresce, innova e si rafforza. In definitiva, è un Paese migliore».
«Partendo da questi dati, la Consulta avvierà nelle prossime settimane, in collaborazione con l’Osservatorio delle Libere Professioni, una ricerca dal titolo “Il lavoro che vorrei”, rivolta a laureandi e neo laureati, con l’obiettivo di capire quali caratteristiche del lavoro orientino le scelte delle nuove generazioni», spiega Giulia Maddalena, coordinatrice della Consulta Giovani di Confprofessioni. «Siamo convinti che questo sia il punto di partenza necessario per formulare proposte concrete: servono azioni mirate a ridurre i divari generazionali e di genere, per non perdere una generazione di nuovi liberi professionisti».
Calderone: «Un miliardo per l’autoimpiego, ma i giovani scelgono modelli “micro” per problemi “macro”»
«A fronte dei fondi per l’autoimpiego destinati alle professioni ordinistiche dal decreto Coesione – un miliardo di euro – i giovani scelgono soprattutto i voucher a fondo perduto. Lo fanno perché il loro modello resta quello dello studio monotitolare: un modello “micro” per problemi “macro”. Noi abbiamo disegnato strumenti per incentivare le società tra professionisti, favorire il travaso delle competenze e il ricambio generazionale, ma i giovani continuano a scegliere altro. E questo accade anche perché i professionisti più anziani non trasferiscono ai giovani questa nuova visione del lavoro. Il 30 luglio porterò in Aula il disegno di legge di riforma delle professioni: un passaggio decisivo per aggiornare gli ordinamenti e rispondere ai bisogni comuni delle 15 professioni ordinistiche. Come Ministro vigilante sulle casse privatizzate, lavoriamo per rafforzare tutela di maternità, paternità e conciliazione. Serve una sinergia tra ordini, associazioni e casse. Questa riforma è una battaglia di principi e sostanza: i giovani devono poter investire nella professione e scoprire quanto sia bello esercitare la libera professione, in un quadro di sostenibilità e di equo compenso, che è condizione fondamentale», conclude il Ministro del Lavoro, Marina Calderone.



