Iperammortamento 2026, Confprofessioni: professionisti esclusi, in contrasto con il codice incentivi

Il decreto fiscale n. 38/2026 limita il beneficio ai soli titolari di reddito d’impresa, lasciando fuori gli studi professionali e riaprendo una frattura già emersa con Transizione 5.0. Il presidente, Marco Natali: “Serve un intervento immediato per ristabilire equità e coerenza nelle politiche fiscali”

Confprofessioni esprime forte preoccupazione per l’esclusione dei liberi professionisti dai benefici dell’iperammortamento per i beni strumentali, confermata dal decreto fiscale n. 38/2026. La misura, circoscritta ai titolari di reddito d’impresa che investono in strutture produttive, ripropone la penalizzazione già subita dal comparto con il piano Transizione 5.0, ponendosi in palese contrasto con gli indirizzi del nuovo Codice degli Incentivi.

La normativa attuale, quindi, sembra ignorare che gli studi professionali, al pari degli altri attori del terziario avanzato, rappresentano un asset fondamentale per la tenuta del Paese. Limitare gli incentivi alle sole realtà industriali riflette una visione arcaica che rischia di rallentare i processi di innovazione e compromettere la competitività complessiva del sistema Italia.

«In tema di investimenti in beni strumentali, non si comprende perché 1 euro investito in una struttura produttiva, anche di servizi, ma in forma giuridica d’impresa, debba godere di un beneficio fiscale non concesso ad analoghi investimenti effettuati nell’ambito di strutture produttive di servizi professionali», dichiara Marco Natali, Presidente di Confprofessioni.

«Appare paradossale che all’indomani dell’affermazione del principio di parità di trattamento tra imprese e professionisti nell’accesso agli incentivi fiscali, si continui a impedirne l’effettiva realizzazione sul principale asse che li caratterizza, ovvero quello degli investimenti in beni strumentali», prosegue Natali. «Chiediamo pertanto un intervento correttivo immediato al fine di consentire la concreta applicazione di un principio di equità e, soprattutto, di dare risposta alle esigenze di un settore fortemente esposto alle incertezze che originano dall’attuale quadro geopolitico».