Il 15 settembre 2026 la Commissione europea ha presentato il Fair Labour Mobility Package, un pacchetto di misure pensato per rendere più semplice e sicuro lavorare in un altro Paese dell’Unione europea sulla base del principio della libertà di circolazione dei lavoratori per cui se una persona si sposta per lavorare in un altro Paese europeo, anche i suoi documenti, le sue qualifiche e i suoi diritti devono poterla seguire.
Un ingegnere italiano che vuole lavorare a Monaco di Baviera, un’infermiera rumena assunta da un ospedale belga, un fisioterapista in attesa del riconoscimento necessario per esercitare in Francia. Sono esempi concreti di una realtà che riguarda milioni di persone. La libera circolazione è un diritto garantito dai trattati, ma nella pratica può ancora trasformarsi in una corsa a ostacoli, tra burocrazia, lunghe attese e procedure diverse da uno Stato all’altro. Nel 2024 circa 14 milioni di cittadini europei vivevano in uno Stato membro diverso da quello di origine, tra cui oltre 10 milioni di persone in età lavorativa.
Per rendere la mobilità realmente accessibile, la Commissione ha presentato una comunicazione generale con cinque interventi normativi:
- L’introduzione dell’European Social Security Pass (ESSPASS), per digitalizzare i documenti di sicurezza sociale. Il documento portatile A1, la Tessera europea di assicurazione malattia e altri certificati potranno essere richiesti online, conservati nel Portafoglio europeo di identità digitale e verificati rapidamente dalle autorità nazionali. Un’impresa italiana che invia temporaneamente un dipendente in Belgio potrà richiedere online il documento A1, che certifica in quale Paese il lavoratore è assicurato e versa i contributi. Il dipendente potrà conservarlo sul proprio dispositivo, mentre un ispettore belga potrà verificarne immediatamente l’autenticità. L’obiettivo è ridurre gli oneri amministrativi e limitare frodi e falsificazioni.
- Lo Skills Portability Act per la portabilità delle competenze. Diplomi, lauree e altre qualifiche saranno disponibili in un formato digitale standardizzato, più facile da condividere e verificare. È prevista anche la creazione di uno strumento europeo gratuito per confrontare le qualifiche rilasciate nei diversi Stati membri. Lo strumento non attribuirà automaticamente un’equivalenza formale, ma renderà i titoli più trasparenti e comprensibili in tutta l’Unione.
- Con la modifica delle norme sul riconoscimento delle qualifiche nelle professioni regolamentate le procedure necessarie per esercitare in un altro Stato membro diventeranno interamente digitali e potrebbero concludersi in circa cinque settimane, rispetto agli attuali tre mesi. La Commissione vuole inoltre estendere l’applicazione dei quadri comuni di formazione (QFC), attualmente adottati solo per i fisioterapisti, basati su requisiti minimi condivisi a livello europeo, di modo che, se rispettati, consentono il riconoscimento automatico delle relative qualifiche. Lo strumento sarebbe utile soprattutto nei settori caratterizzati da carenza di personale. Gli Stati membri continueranno comunque a verificare il rispetto degli standard professionali, della sicurezza pubblica e della tutela dei cittadini.
- L’introduzione di regole più uniformi per il riconoscimento delle qualifiche ottenute fuori dall’Unione europea porterebbe le procedure dagli attuali 14 mesi in media a circa 4 mesi. Per sette professioni per le quali esistono già standard formativi europei, alcune qualifiche rilasciate da istituti extra-UE accreditati e sottoposti a controlli europei di qualità potrebbero ottenere il riconoscimento automatico. Le competenze nazionali in materia di immigrazione resteranno però invariate. Ogni Stato continuerà a stabilire chi può entrare e soggiornare sul proprio territorio e quali condizioni devono essere rispettate per esercitare una professione.
- Il rafforzamento dell’Autorità europea del lavoro (ELA), che sostiene la cooperazione tra le amministrazioni nazionali nei casi di mobilità transfrontaliera potrà aiutare gli ispettorati a individuare le situazioni più rischiose, sostenere controlli coordinati tra diversi Paesi, contrastare il lavoro illegale e facilitare la risoluzione delle controversie tra autorità nazionali. Il nuovo mandato comprenderà anche una maggiore attenzione agli abusi ai danni dei lavoratori provenienti da Paesi terzi. L’Autorità non diventerà però un ispettorato europeo. I controlli e le eventuali sanzioni resteranno principalmente di competenza degli Stati membri.
Secondo le stime della Commissione, il pacchetto potrebbe generare circa 6 miliardi di euro di benefici entro il 2040, grazie a procedure più rapide, minori oneri amministrativi e una maggiore prevenzione delle frodi.
Le misure non sono ancora definitive e le proposte normative della Commissione dovranno passare al vaglio di Consiglio e Parlamento. Dopo l’approvazione, l’attuazione procederà gradualmente. Il documento A1 dovrebbe diventare digitale entro un anno dall’entrata in vigore del regolamento ESSPASS. La Tessera europea di assicurazione malattia e gli altri documenti seguiranno entro tre anni. Le procedure semplificate per i titoli extra-UE dovrebbero essere introdotte entro due anni, mentre le qualifiche digitali e le nuove procedure per le professioni regolamentate dovrebbero diventare operative entro tre anni. I primi effetti del rafforzamento di ELA sono attesi tra il 2028 e il 2030. Il calendario effettivo dipenderà comunque dalla durata dei negoziati e dal contenuto finale delle norme approvate.

