Giornata della Terra, debutta “Professionisti del verde”: la nuova rubrica dedicata all’agronomia

Con questo articolo inauguriamo la nuova rubrica, a cura della FIDAF, dedicata al mondo dell’agronomia, alle competenze e alle sfide che guidano la transizione ecologica. L’esordio coincide con la Giornata della Terra e segna l’avvio di un viaggio per raccontare chi sono davvero gli agronomi e i laureati in Scienze Agrarie e Forestali, ben oltre gli stereotipi che spesso ne semplificano il ruolo

di Andrea Sonnino, presidente FIDAF (Federazione Italiana dei Dottori in Scienze Agrarie e Scienze Forestali)

Le molte facce della professione verde

Che lavoro fanno i laureati in Scienze Agrarie, Forestali e affini? Ad ascoltare certa pubblicità televisiva l’agronomo è colui che decide quando gli ortaggi sono maturi e quindi pronti per essere surgelati. Ma sono davvero necessari cinque anni di studio per sapere ciò che qualsiasi ortolano con un minimo di esperienza è in grado di dire? Proviamo a dare un’immagine di questa figura professionale maggiormente rispondente alla realtà.

Una formazione davvero multidisciplinare

I corsi di laurea in Agraria, Scienze Forestali e affini offrono una preparazione largamente transdisciplinare e – di conseguenza – molto versatile. Contemplano infatti, tra gli altri, insegnamenti di materie scientifiche (matematica, fisica, chimica, biologia, ecologia), di materie politico-economiche (economia e politica agraria, diritto agrario, estimo) e di discipline tecnologiche (agronomia, zootecnia, coltivazioni erbacee ed arboree, idraulica, costruzioni, tecnologie alimentari, ecc.). L’interdisciplinarietà della formazione ricevuta permette ai colleghi neo laureati di spendere il loro curriculum in un ampio ventaglio di settori e per una molteplicità di funzioni, e questo permette loro di trovare un’occupazione stabile, sia come liberi professionisti che come lavoratori dipendenti, In tempi mediamente più celeri di quanto non accada per i loro omologhi laureati in altre discipline (Dati Alma Laurea).

Una professione che opera in molti più ambiti del previsto

Troviamo infatti Dottori in Agraria, Scienze Forestali e affini che svolgono le loro le loro funzioni di consulenza tecnica e di gestione non solo nel sistema agroalimentare e nelle foreste, ma anche nelle istituzioni di credito e finanza, nell’amministrazione pubblica, negli enti di ricerca scientifica e tecnologica e di istruzione, nelle imprese di distribuzione di alimenti, nelle assicurazioni, nella programmazione territoriale, nelle organizzazioni preposte alla tutela del paesaggio e dell’ambiente, nella cooperazione internazionale allo sviluppo, nella polizia giudiziaria, per citarne solo alcune.

L’agronomo come integratore di conoscenze

Il ruolo di integratore sistemico di conoscenze è quindi insito nella natura stessa della formazione e del lavoro dei Dottori in Agraria e Scienze Forestali. Un ruolo molto moderno, quindi, che permette di affrontare con approccio sistemico la complessità delle interconnessioni tra produzione di alimenti, salute del genere umano e salute degli ecosistemi. Spesso la pratica professionale quotidiana consiglia comunque la collaborazione con altri professionisti portatori delle conoscenze specialistiche necessarie ad affrontare problemi complessi.

Perché la formazione continua è indispensabile

L’impetuoso avanzamento delle conoscenze scientifiche e tecnologiche e la complessità delle sfide di fronte al sistema agroalimentare richiede un costante e attento aggiornamento professionale. La formazione permanente non può essere intesa esclusivamente come un mero aggiornamento tecnico, ma come un processo strutturato e continuo di crescita culturale e professionale. Essa deve integrare competenze specialistiche con abilità trasversali, quali la capacità di programmazione, gestione, comunicazione e innovazione, contribuendo a rafforzare il ruolo del laureato in scienze agrarie quale protagonista attivo nei processi di sviluppo sostenibile e di transizione ecologica del Paese.