Il mondo del lavoro sta cambiando rapidamente. Tra transizione digitale, obiettivi ambientali e nuove dinamiche del commercio globale, interi settori industriali stanno affrontando ristrutturazioni profonde. In questo contesto, l’Unione Europea ha deciso di rafforzare uno dei suoi principali strumenti di solidarietà, il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per i lavoratori espulsi (FEG).
Istituito nel 2006, il FEG nasce per sostenere i lavoratori che perdono il posto a causa di grandi cambiamenti strutturali nell’economia globale. Nel tempo il suo ambito di intervento è stato ampliato per includere crisi economiche, ristrutturazioni legate alla digitalizzazione e processi di automazione. Sebbene il fondo offrisse formazione, orientamento professionale e supporto nella ricerca di una nuova occupazione, fino ad oggi tali misure erano accessibili solo dopo il licenziamento, quindi esclusivamente a persone già fuori dal mercato del lavoro.
Il 25 febbraio 2026 il Consiglio e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio che segna un cambio di paradigma. Il FEG non sarà più solo uno strumento di gestione della crisi, ma diventerà anche uno strumento di prevenzione. La principale novità è l’estensione del sostegno ai lavoratori a rischio imminente di perdere il posto, pur essendo ancora formalmente impiegati. L’obiettivo è intervenire prima che il licenziamento diventi effettivo, attraverso percorsi di riqualificazione e aggiornamento delle competenze che possano facilitare il mantenimento dell’occupazione o il passaggio immediato a un nuovo ruolo.
La riforma prevede anche un maggiore coinvolgimento delle imprese. Le aziende in fase di ristrutturazione potranno sollecitare l’intervento del fondo tramite le autorità nazionali, contribuendo al cofinanziamento delle misure e fornendo informazioni sui piani di formazione e sugli esuberi previsti. Per attivare il sostegno sarà necessario che siano previsti almeno 200 licenziamenti collettivi e che l’azienda abbia avviato formalmente la procedura prevista dalla normativa europea. In determinate circostanze, il supporto potrà essere esteso anche ai lavoratori dei fornitori diretti o delle imprese collegate.
Per garantire una gestione equilibrata delle risorse, il contributo del FEG per una singola impresa non potrà superare i 4 milioni di euro per anno finanziario per ciascuno Stato membro. Nel caso dei lavoratori a rischio imminente, il fondo finanzierà esclusivamente misure di formazione e orientamento, senza prevedere sussidi di disoccupazione o incentivi all’autoimprenditorialità, poiché i beneficiari percepiscono ancora uno stipendio.
Questa evoluzione si inserisce nel più ampio piano d’azione industriale dell’Unione, con particolare attenzione ai settori maggiormente coinvolti nelle trasformazioni strutturali, come l’automotive. Intervenire prima del licenziamento significa ridurre l’incertezza per i lavoratori e le loro famiglie e mantenere aggiornate le competenze professionali, rafforzando la capacità di adattamento dell’economia europea.
Il Ministro Marinos Moushouttas ha dichiarato che l’accordo invia un messaggio chiaro, secondo cui “in un’economia globale che cambia rapidamente, i lavoratori non devono affrontare l’incertezza da soli”.

