«I professionisti sono le persone di cui i cittadini si fidano: commercialisti, revisori contabili, medici, dentisti, psicologi, pediatri, ingegneri, architetti, agronomi, notai, avvocati, archeologi. Sono la parte intellettuale del Paese, quella che tutela la libertà, il patrimonio e l’economia». Così il presidente di Confprofessioni, Marco Natali, intervenuto questa mattina ad Agorà su Rai3, in un’intervista in cui ha delineato il ruolo dei liberi professionisti in Italia e le difficoltà che la categoria sta affrontando in un contesto internazionale sempre più instabile.
Un milione e 378 mila professionisti, metà dei quali donne
Attraverso i dati elaborati dall’Osservatorio di Confprofessioni e mostrati in studio, Natali ha sottolineato il peso numerico ed economico del settore: «In Italia ci sono oltre un milione e 378 mila professionisti. È una cifra enorme, che rappresenta una parte fondamentale della produttività nazionale. I servizi ad alto contenuto intellettuale sono il motore dei Paesi moderni, e i servizi professionali ne sono una componente essenziale». Un dato particolarmente significativo riguarda la presenza femminile: «Oltre 500 mila professionisti sono donne, e negli ultimi dieci anni sono aumentate di quasi il 20%.»
«Confprofessioni è parte datoriale del contratto collettivo degli studi professionali, firmato con la triplice sindacale», ha ricordato Natali. «Siamo una realtà fatta di micro e piccole strutture. Non esiste una divisione tra chi sta da una parte o dall’altra della scrivania: si viaggia tutti insieme. È questa la cornice del nostro lavoro».
Le crisi internazionali e l’impatto sulle professioni
Il presidente ha poi affrontato il tema delle crisi globali, dal Covid ai dazi di Trump, fino alla guerra in Ucraina, e del loro impatto sulle professioni: «Le difficoltà colpiscono soprattutto chi lavora con l’estero: studi tecnici ed economici che supportano imprese esportatrici. Il Covid ha danneggiato tutti, ma la guerra in Ucraina e i dazi hanno colpito in modo particolare i professionisti che operano con le aziende esportatrici». Le aree più esposte sono quelle a più alta concentrazione di PMI: «Nord-Est e Nord-Ovest sono le zone più colpite, perché lì si concentra la maggior parte delle imprese che esternalizzano servizi a ingegneri per le progettazioni, ad architetti per la realizzazione delle opera e a professionisti dell’area economica».
Sul conflitto in Medio Oriente, Natali ha espresso forte preoccupazione: «L’aumento dei prezzi dell’energia e dei fertilizzanti ricadrà su tutta la filiera produttiva. Questo significa nuova inflazione in un Paese che ha già stipendi bassi e un costo della vita molto aumentato. I redditi reali sono diminuiti drasticamente, soprattutto quelli dei liberi professionisti, come dimostra un recente studio del nostro Osservatorio».
Gli strumenti messi in campo: formazione, welfare e sostegno al reddito
Natali ha ricordato il lavoro svolto con la bilateralità: «Abbiamo costruito un sistema condiviso con la controparte sindacale: enti bilaterali che offrono formazione, assistenza sanitaria integrativa e, da ultimo, un fondo di integrazione salariale per sostenere i professionisti nei momenti di crisi. Dove servirebbe la cassa integrazione, interveniamo noi».
L’appello finale: “Serve attenzione sull’articolo 29”
In chiusura, il presidente ha richiamato l’attenzione sul dibattito politico in corso: «C’è un tema urgente, l’articolo 29 del decreto-legge PNRR sui fondi sanitari. È un passaggio delicato che riguarda la sostenibilità del sistema».

