Neuroestetica, un’esperienza strategica

Non solo decoro per pareti e per uffici di rappresentanza. Il bello negli studi professionali così come in ufficio orienta in maniera inedita lo sguardo, restituisce senso, rallenta il ritmo e apre spazi di possibilità. Perché quando un luogo di lavoro è appagante le persone si sentono riconosciute, valorizzate e coinvolte.

di Biancamaria Cavallini (da Il Libero Professionista Reloaded #36).

 

Accade qualcosa quando la bellezza entra negli uffici. Non si limita a decorare le pareti o a rendere gli spazi più curati e accoglienti. Il bello trasforma: orienta in maniera inedita lo sguardo, restituisce senso, rallenta il ritmo e apre spazi di possibilità. Negli ultimi anni, la riflessione sul ruolo dell’estetica in azienda ha guadagnato attenzione. In un mondo del lavoro sempre più accelerato, competitivo e segnato da ansia e stress, il bello può diventare un fattore strategico.

L’ESTETICA ORGANIZZATIVA

L’estetica in azienda supera la dimensione visiva: i processi cognitivi, decisionali e relazionali sono infatti profondamente influenzati dalle caratteristiche dell’ambiente in cui si svolgono. Da questo punto di vista, si potrebbe affermare che l’estetica modula i comportamenti. Alcuni studi, ad esempio, hanno rilevato che l’esposizione alle opere d’arte riduce l’ansia e lo stress. Altri, che una progettazione attenta degli uffici – orientata al bello, al comfort e centrata sulle persone – non solo ha un impatto positivo sull’immagine aziendale e nell’attrarre talenti, ma migliora anche produttività e benessere.
A tal proposito, una ricerca condotta da Craig Knight e Alexander Haslam4, ha quantificato questi effetti, mostrando incrementi di produttività fino al 17–32 %, specialmente quando le persone avevano la possibilità di scegliere personalmente gli ornamenti. In particolare, lo studio ha dimostrato come gli ambienti di lavoro arricchiti con arte e piante non solo siano più favorevoli in termini di comfort fisico e psicologico e soddisfazione lavorativa, ma permettano anche di svolgere i compiti più velocemente, senza perdere in precisione. L’abbellimento dello spazio, inoltre, è stato associato a una maggiore identificazione con l’organizzazione. Le neuroscienze spiegano questi effetti: la bellezza stimola il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore legato al piacere e alla motivazione. L’arte favorisce inoltre la neuroplasticità, ossia la capacità del cervello di adattarsi e riorganizzarsi.
Un aspetto cruciale in contesti caratterizzati da continui cambiamenti. In particolare, esiste addirittura una disciplina multidisciplinare – chiamata neuroestetica – che studia specificamente le basi neurali dell’esperienza estetica, con l’obiettivo, ad esempio, di indagarne gli effetti terapeutici.

L’ARTE ENTRA IN UFFICIO

Sempre più aziende, in Italia e all’estero, sperimentano nei loro uffici il potere trasformativo dell’arte. Coldwell Banker Richard Ellis, multinazionale del real estate, non solo ospita collezioni permanenti nei propri spazi, ma pone particolare attenzione alla loro progettazione, con l’obiettivo che questi siano il più possibile “human-centric”. Nel nostro Paese, Deloitte Legal ha promosso il progetto “Arte In Ufficio”, esponendo nella propria sede di Milano alcune creazioni artistiche, in collaborazione con ArtNoble Gallery.
Significativa è inoltre l’esperienza di Deutsche Bank, proprietaria di una collezione
di oltre sessantamila opere. L’azienda rende quest’ultime accessibili e consultabili ai propri dipendenti attraverso un’app dedicata, e permette di “noleggiarle” per arredare gli uffici della propria sede. L’esempio di Deutsche Bank, in particolare, dimostra come l’arte possa andare ben oltre l’estetica: può diventare esperienza condivisa e strumento di connessione. Investire nel bello è una scelta che rivela molto della cultura organizzativa: valorizza l’esperienza umana e riconosce e legittima il bisogno di emozionarsi. Quando un luogo di lavoro è accogliente ed esteticamente appagante, le persone si sentono riconosciute, valorizzate e coinvolte. Portare l’arte in azienda è dunque un invito a ripensare il rapporto con il lavoro. Non è necessario rivoluzionare uffici e sedi.
È possibile cominciare con progetti pilota: un’opera d’arte in sala riunioni, così come
una mostra temporanea negli spazi comuni. Il bello non necessità di grandi numeri, ma di piccoli accorgimenti. Di gesti concreti che rendano le organizzazioni non solo più umane, ma anche maggiormente in grado di immaginare il futuro.

 

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