Professioni intellettuali e bene comune: donato al Papa il volume di Confprofessioni

L’opera, curata Dipartimento Libere Professioni, propone una riflessione sul ruolo delle professioni nell’era digitale, tra etica, responsabilità e innovazione al servizio della società

In occasione del Giubileo dei Professionisti, è stato presentato il volume Le Professioni Intellettuali nell’era della digitalizzazione per il bene comune”, a cura di Giampaolo Di Marco, direttore generale del Dipartimento Libere Professioni – DLP di Confprofessioni. L’opera raccoglie contributi di studiosi e professionisti con l’obiettivo di ridefinire il ruolo scientifico, economico e sociale delle professioni intellettuali nell’ecosistema digitale.

A conferma di questo impegno, il volume è stato donato a Sua Santità Papa Leone XIV nel corso dell’udienza giubilare di Confprofessioni, tenutasi lo scorso 8 novembre in Piazza San Pietro, alla presenza di centinaia di liberi professionisti provenienti da tutta Italia.

Nel rivolgere il suo saluto alla Confederazione Italiana delle Libere Professioni e a tutti i presenti, il Pontefice ha auspicato «un impegno collettivo, da parte delle istituzioni e della società civile, per creare valide opportunità occupazionali che offrano stabilità e dignità, assicurando soprattutto ai giovani di realizzare i propri sogni e contribuire al bene comune», un messaggio che risuona profondamente con i valori al centro della pubblicazione.

In un tempo in cui la tecnologia sembra semplificare ogni pensiero, «il volume invita a riscoprire la “fatica del pensare”, proponendo un rinnovamento culturale fondato sull’“inquietudine generativa”, come tensione vitale che spinge a cercare risposte nuove alle domande di sempre», spiega Di Marco.

Le professioni intellettuali — avvocati, medici, ingegneri, architetti, docenti, giornalisti — sono chiamate a guidare la transizione digitale, preservando i valori fondanti della loro tradizione: etica, responsabilità, servizio e equità. «Mi piacerebbe vedere le professioni non impegnate ad essere mere stimolatrici di correzioni di errori, ma capaci di rivolgersi criticamente a una credenza collettiva», afferma Di Marco.

Questo ruolo, aggiunge, «ci permetterebbe di creare una piattaforma culturale universale che ci indichi chiaramente l’agenda della riflessione, che ci solleciti e ci proietti nel futuro». «Chi si ferma è perduto», conclude Di Marco, «e il cammino verso il bene comune passa oggi, più che mai, dalla capacità di innovare senza rinunciare ai valori che ci rendono umani».

Confprofessioni, promotrice dell’iniziativa, sottolinea il valore sociale delle professioni. «Esse custodiscono un sapere che non si esaurisce nella tecnica, ma che diventa responsabilità sociale, presidio di legalità, strumento di coesione e motore di progresso», afferma Marco Natali, presidente di Confprofessioni. «Da questa pluralità nasce una ricchezza che va oltre le singole specificità: un pensiero condiviso che si fa progetto, una responsabilità comune che si traduce in azione».

Il direttore dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale del Politecnico di Milano, Claudio Rorato, che ha curato la prefazione del libro, evidenzia come «le libere professioni siano un patrimonio sociale, prima ancora che economico, da salvaguardare». Il libro, aggiunge, «ci invita ad agire di concerto con l’ecosistema, senza dimenticare i valori etici, che restano un faro da seguire».