Riforma welfare autonomi, Confprofessioni: “Colmare le disparità e garantire una gestione efficiente”

Oggi in audizione alla Commissione Lavoro della Camera sulla proposta di legge del Cnel, il vicepresidente di Confprofessioni, Andrea Dili: “544 mila professionisti iscritti alla Gestione separata INPS restano ancora senza tutele adeguate: per colmare il gap basterebbe riequilibrare il rapporto tra contributi versati e prestazioni. In tale senso bene la creazione di un Fondo ad hoc”

«Il progetto di legge, nato in seno alla Consulta del CNEL coordinata da Confprofessioni, segna un ulteriore passo per colmare le disparità di tutele tra lavoratori autonomi e dipendenti. È un testo costruito nell’ottica dell’universalismo delle tutele, in modo da allineare il modello di welfare alle trasformazioni del lavoro e agli orientamenti europei», ha dichiarato il vicepresidente di Confprofessioni, Andrea Dili, oggi in audizione alla Commissione Lavoro della Camera sulla proposta di legge CNEL n. 2261 (“Disposizioni in materia di welfare dei professionisti iscritti alla Gestione separata INPS e misure per il consolidamento delle prestazioni di welfare”).

Dopo interventi come il Jobs Act del lavoro autonomo e l’introduzione dell’ISCRO, la Confederazione ha sottolineato come la platea di circa 544 mila professionisti iscritti alla Gestione separata lavori senza tutele adeguate in caso di maternità, malattia o cali di reddito. «Nel 2023 i contributi aggiuntivi hanno superato i 115 milioni di euro, a fronte di prestazioni inferiori ai 25 milioni», ha precisato Dili. «Una quota consistente di risorse resta quindi accantonata senza trovare piena fruizione da parte dei professionisti».

In questa prospettiva, Confprofessioni accoglie positivamente la creazione di un Fondo ad hoc all’interno della Gestione separata INPS, alimentato dalle aliquote aggiuntive per welfare e ISCRO. «Il Fondo non comporterebbe rischi di insolvenza e potrebbe, inoltre, migliorare le prestazioni previdenziali o, in alternativa, ridurre le aliquote qualora le entrate risultassero eccedenti, garantendo una gestione più equa ed efficiente delle risorse», ha concluso Andrea Dili.

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