Il 26 marzo 2026 si è tenuta la conferenza finale di SD4EU – Social Dialogue for a Union of Equality, un percorso biennale coordinato da Confprofessioni e sviluppato insieme a partner di Italia, Belgio, Irlanda, Malta e Francia. Al centro del progetto, il rafforzamento del ruolo delle parti sociali nella promozione della parità di genere all’interno del mercato del lavoro europeo.
Il videomessaggio di Metsola: “Il dialogo sociale è il motore del cambiamento”
Ad aprire i lavori è stato un videomessaggio della Presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, che ha definito il dialogo sociale “il motore che ci spinge in avanti”. Metsola ha ricordato i progressi compiuti dall’Unione – dalle direttive sulla presenza femminile nei consigli di amministrazione alla trasparenza retributiva, fino alla legislazione contro la violenza sulle donne – sottolineando però che il cambiamento reale deve avvenire nei luoghi di lavoro e nelle comunità.
Disuguaglianze persistenti: perché le politiche europee non bastano
Nonostante i passi avanti, il quadro emerso durante la conferenza è chiaro: le disuguaglianze persistono. Carriere discontinue, lavoro part-time e segregazione occupazionale continuano a penalizzare le donne, con effetti su salari, stabilità e pensioni. Fin dall’avvio, SD4EU ha concentrato la propria azione su tre ambiti chiave: rafforzare la protezione sociale, ridurre il gender pay gap e migliorare la conciliazione tra vita professionale e personale, anche attraverso servizi di cura accessibili e congedi parentali equamente distribuiti.
Natali: “L’uguaglianza non è automatica, va costruita insieme”
Il presidente di Confprofessioni, Marco Natali, ha definito SD4EU un vero “segnale politico”, ricordando che l’uguaglianza non è un risultato spontaneo del mercato, ma una costruzione che richiede responsabilità condivisa. Sulla stessa linea, Martin Boehme ha ribadito la necessità di un dialogo sociale più inclusivo, capace di rispondere alle trasformazioni del lavoro.
Digitalizzazione e IA: le nuove sfide per la parità di genere
Un’attenzione particolare è stata dedicata anche alle sfide poste dalla transizione digitale. Juliane Marie Neiiendam ha avvertito che l’uguaglianza “non è garantita e deve essere attivamente costruita”, mentre Paola Profeta ha presentato dati significativi sulla scarsa presenza femminile nel settore dell’intelligenza artificiale e sulla cosiddetta “child penalty”, che continua a ridurre partecipazione e redditi delle donne dopo la maternità.
Linee guida, roadmap e ricerca: i risultati operativi del progetto
Sul piano operativo, Martina Gherlenda ha illustrato i principali risultati del progetto: tre rapporti di ricerca, linee guida per il gender mainstreaming e una roadmap verso un’Unione dell’Uguaglianza. Diana Larenza ha tradotto queste analisi in proposte concrete, tra cui il rafforzamento della contrattazione collettiva, l’introduzione di meccanismi di compensazione per le interruzioni di carriera e una maggiore attenzione al concetto di salario dignitoso.
Il contributo dei partner europei: monitoraggio, flessibilità e inclusione
Il confronto è stato arricchito dagli interventi dei partner internazionali, che hanno portato prospettive nazionali e settoriali complementari. È emersa l’esigenza di monitorare l’impatto reale delle politiche europee, rafforzare il dialogo sociale anche nelle realtà professionali più piccole e adattare gli strumenti esistenti alle nuove forme di lavoro. Al tempo stesso, è stata ribadita l’importanza della contrattazione collettiva, di modelli di flessibilità equa e del coinvolgimento attivo di tutti gli attori – uomini compresi – nel percorso verso una maggiore parità.
SD4EU guarda avanti: dal progetto alla trasformazione delle politiche europee
La conferenza di Bruxelles non ha rappresentato solo la chiusura di un progetto, ma un punto di rilancio. Il messaggio finale è netto: la parità di genere resta una sfida aperta e richiede azioni concrete, un dialogo sociale più forte e un impegno costante. SD4EU lascia in eredità strumenti operativi e una direzione chiara: trasformare l’analisi in politiche efficaci e risultati tangibili.


