Sicurezza nei locali pubblici: all’Aquila un confronto per capire cosa non funziona e cosa serve davvero

Un sistema di norme frammentato e responsabilità poco chiare continuano a mettere alla prova la sicurezza nei luoghi di spettacolo. Il dibattito è stato promosso da ANTEC e Confprofessioni

Una lunga scia di tragedie, l’ultima quella di Crans-Montana, continua a interrogare il Paese su come evitare che simili eventi si ripetano. A che punto è l’Italia sul fronte della sicurezza nei locali pubblici, negli spazi che ospitano spettacoli e concerti, nei luoghi dove centinaia o migliaia di giovani si ritrovano per una serata di divertimento? La domanda è tornata al centro del dibattito in un momento in cui la richiesta di prevenzione e controlli efficaci è sempre più pressante.

All’Aquila si è svolto un confronto tecnico‑istituzionale promosso da ANTEC (Associazione Nazionale Tecnici Liberi Professionisti) e Confprofessioni, che ha riunito esperti, rappresentanti delle istituzioni e professionisti del settore. Dal dibattito è emersa una criticità ricorrente: la frammentazione del sistema. Norme che non dialogano tra loro, competenze distribuite tra enti diversi, procedure non uniformi. Non è la mancanza di leggi il problema, è stato sottolineato più volte, ma la difficoltà di applicarle in modo coerente e coordinato.

Maurizio Papale, presidente ANTEC, ha richiamato l’attenzione su un nodo fondamentale: «L’articolo 46 del decreto 81, che è la legge sulla quale si poggia tutta la sicurezza nel mondo del lavoro, stabilisce chiaramente che la prevenzione incendi è di interesse pubblico, al di là di ogni specificità. Ecco, questa per noi è una carenza che ancora non si riesce a colmare in maniera definita». Una mancanza che, nella pratica, si traduce in responsabilità poco chiare e in controlli non sempre omogenei.

Sulla stessa linea Luigi Carunchio, segretario di Confprofessioni: «La base, la struttura e la cultura della sicurezza ci sono. Bisogna però sensibilizzare tutti ad applicarla». Una cultura che esiste, dunque, ma che necessita di essere resa più diffusa, più consapevole e quotidiana.

Pierluigi De Amicis, presidente dell’Ordine degli Ingegneri dell’Aquila, che ha richiamato un punto spesso dimenticato: la continuità. «Dopo ogni evento catastrofico pensiamo subito a cosa fare nell’immediato, a come intervenire. Dovremmo invece istituzionalizzare un approccio diverso: pensare alla sicurezza come a un impegno continuo, costante, perché la Costituzione lo garantisce a tutti i cittadini».

Il confronto dell’Aquila ha mostrato che la strada è ancora lunga, ma anche che esiste una rete di professionisti e istituzioni pronta a lavorare insieme.

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