22 e 23 gennaio 2009 CESE Rien ne va plus Come ricostruire l'economia sociale | Confprofessioni
24/01/2009
22 e 23 gennaio 2009 CESE Rien ne va plus Come ricostruire l'economia sociale

Il Desk Europeo ha partecipato al convegno, organizzato dal Comitato economico

Il Desk Europeo ha partecipato al convegno, organizzato dal Comitato economico e sociale europeo, sull'attuale situazione finanziaria internazionale e sui rischi che essa comporta per le economie europee. All’evento hanno partecipato partner sociali, economisti e rappresentanti del mondo della finanza e delle Istituzioni europee.
Tra gli obiettivi centrali del convegno vi erano in primo luogo le possibili misure per un rapido rilancio dell'economia, al fine di evitare la recessione e altre conseguenze negative per i lavoratori; in secondo luogo si è cercato di identificare le modalità per ridefinire e migliorare la regolamentazione dei mercati finanziari.

Il presidente del CESE Mario SEPI ha introdotto i lavori sottolineando che è finita l’era in cui i mercati finanziari non avevano limiti e non erano sottoposto ad alcun controllo: « la mano invisibile di Adam Smith non era che un’utopia». Il Presidente SEPI sostiene che al giorno d’oggi si debba definire un sistema qualitativo, regolato e trasparente che posa sul modello sociale europeo, «si devono abbandonare le ideologie ed essere concreti, stabilendo una nuova etica per le banche».
Nel primo panel di interventi è stata messa in evidenza l’urgenza di rilanciare gli investimenti a medio e lungo termine per rimettere in piedi l’economia europea e internazionale. John Monks, segretario generale della Confederazione europea dei sindacati, sostiene che le banche europee non prestino più denaro, mentre si deve sostenere il potere d’acquisto e investire su un nuovo Deal sociale.

Philippe De Buck, direttore generale di Businesseurope - il network che raggruppa le rappresentanze degli industriali europee, ha sottolineato la necessità di estendere il ruolo dell’Europa nel contesto della supervisione finanziaria e il Professore Umberto Triulzi dell’università di Roma ha aggiunto che gli investimenti speculativi a breve termine hanno messo in pericolo l’economia reale, sviluppandosi a una velocità 20 volte superiore a quella normale.
Nel Panel su Crescita e l’Occupazione, sono state affrontate le Previsioni pubblicate della Commissione, ritenute perfettamente realiste. Ci dobbiamo chiedere, è stato detto dai rappresentanti, se tali previsioni portino a un cambiamento di segno entro la fine del 2009. Le notizie preoccupanti che vengono dal sistema bancario non incoraggiano, prende sempre più piede una posizione internazionale, anche i Paesi più protetti sono stati colpiti, il commercio è divenuto un canale della recessione e la crisi nella zona euro si manifesta soprattutto sul mercato dell’occupazione. Sulla durata si possono invece fare solo supposizioni, è necessario valutare le perdite e capire come assimilarle: esse (circa un trilione di dollari) generano altre perdite legate alla volatilità del mercato, perciò è difficile fare una stima esatta.

A tal proposito ci si aspetta un contributo speciale dall’UE con il “piano di ripresa europea” per cercare di uscire dalla crisi in maniera unita; il prossimo marzo il Consiglio presenterà i risultati dei dati raccolti dagli Stati Membri: si dovrebbe riuscire a recuperare l’1,5% del PIL attraverso l’incentivo finanziario di 200 miliardi di euro, onde rilanciare la domanda, nel pieno rispetto del patto di stabilità e di crescita. A giugno 2008 era già stato proposto lo strumento dello Small Business Act, che aiuta proprio le PMI che soffrono maggiormente della crisi e sostengono le responsabilità di tutti i loro dipendenti, dunque la politica dovrebbe facilitare la loro vita economica, attraverso la concessione del micro-credito da parte delle banche; la BEI ha offerto il suo sostegno per aiutare i produttori automobilistici europei a continuare una produzione sostenibile anche in un momento di crisi.

Da parte dei sindacati europei vi sono tuttavia maggiore riserve sulle iniziative comunitarie, ma il piano di rilancio potrà funzionare solo se vi è capacità di coordinamento tra i diversi Paesi europei, trattandosi di salvare l’occupazione. Il dato sull’ 1,5% del PIL non è ritenuto sufficiente dal Fondo Monetario Internazionale, ma gli Stati Membri hanno già difficoltà nel definire il loro piano nazionale con questo riferimento proposto.

Andrea Benassi, rappresentante delle PMI europee (UEAPME) ha reclamato una azione per le stesse PMI e non solo per le grandi industrie, dato che l’economia europea riposa fortemente sull’attività di questa realtà economica che, pur avendo fino ad oggi reagito piuttosto bene, rischiano di entrare in un periodo di turbolenza.

Da parte di tutti è infine stato sottolineato il ruolo fondamentale del CESE in quanto forum di dibattito tra rappresentanti della società civile e partner sociali. Mario SEPI ha sottolineato i due elementi che hanno prevalso durante la conferenza: da una parte la necessità affinché le banche trasferiscano la diminuzione dei tassi di interesse alle imprese e ai consumatori e dall’altra, il bisogno di un forte coordinamento e supervisione legislativa per stabilire a livello europeo risposte pronte alle attese da parte di attori economici, sociali, delle famiglie e dei consumatori, affetti da questa crisi.