Arriva la nuova tessera professionale | Confprofessioni
24/04/2014
Arriva la nuova tessera professionale

Le novità sulla revisione della direttiva qualifiche illustrate alla Conferenza di Bruxelles. Ecco come sarà la European professional card

Nella giornata europea delle professioni, la Direttiva sulle qualifiche non poteva rimanere nell'ombra. Dopo il via libera alla revisione del dicembre scorso, la direttiva ha subito qualche ritocco che però non né ha stravolto i contenuti essenziali. È toccato a Peter Mihok della Direzione generale Mercato interno illustrare i punti salienti della nuova Direttiva qualifiche, a cominciare dalla “Tessera professionale europea”. In vista dell´atto di esecuzione che introdurrà l´European professional card (Epc) atteso per la fine del 2014, la Commissione ha già pubblicato un invito a manifestare interesse per la tessera professionale (la deadline è fissata per il 18 ottobre 2014), i cui risultati sono stati pubblicati nel dicembre 2014. Vista la mole di lavoro e la complessità nella creazione del database di riferimento, l’adozione del progetto dovrebbe avvenire entro i primi mesi del 2016.
Rispetto alla prima versione, la nuova tessera non si presenterà come una carta fisica, ma sarà uno strumento elettronico per favorire la cooperazione tra il Paese ospitante e quello d’origine ai fini del riconoscimento professionale. Fermo restando che l’adozione della tessera è volontaria e potrà essere erogata temporaneamente o permanentemente, le condizioni per richiederla si limitano a un sufficiente interesse del richiedente, una propensione alla mobilità e l’appartenenza a una professione che sia regolamentata in un numero significativo di Paesi membri.
La nuova Epc fa poi salvo il principio adottato dalla Corte europea di giustizia sull'accesso parziale, che potrà essere applicato caso per caso. In questo caso, è prevista la creazione di un’unica autorità competente per l’accoglimento o il rifiuto dell’accesso parziale, che dovrà illustrare le ragioni d’interesse generale che ne hanno motivato la scelta.
Fondamentali saranno poi le conoscenze linguistiche. Per accedere alla mobilità europea e svolgere adeguatamente la propria attività all’estero, i professionisti devono infatti possedere adeguati prerequisiti linguistici. Ad oggi è richiesta una sola lingua ufficiale (o “amministrativa”), ma l’apprendimento di una seconda viene visto positivamente da Bruxelles. Il ruolo del datore di lavoro in questo senso è essenziale, poiché potrà incentivare i suoi dipendenti a migliorare la conoscenza delle lingue. Nel settore sanitario, inoltre, sono previsti controlli sistematici a maggior garanzia e tutela del paziente e la Commissione ha esortato gli Stati membri a introdurre precise disposizioni in tema di formazione continua per alcune categorie professionali sensibili (medici, infermieri, dentisti, ostetriche). Saranno le autorità competenti a valutare le conoscenze linguistiche dei professionisti della salute dopo il riconoscimento delle loro qualifiche, ma prima dell’autorizzazione all’esercizio della professione. Infine rimane il cosiddetto meccanismo di allerta che dovrà garantire la tutela dei cittadini. Ma l’attuazione di questo sistema di tutela dipende esclusivamente dagli Stati membri, che dovranno inserirlo nel proprio ordinamento giuridico nazionale.