Diritti politici e civili, la situazione turca | Confprofessioni
21/02/2020
Diritti politici e civili, la situazione turca

Al Parlamento Europeo, lo scorso 20 febbraio, un panel di discussione sull’emergenza umanitaria che sta attraversando il Paese

Lo scorso 20 febbraio, si è tenuto al Parlamento Europeo un panel di discussione sulla situazione in Turchia e su come l’UE sta gestendo l’emergenza umanitaria legata ai diritti civili. Diverse sono state le discussioni e le problematiche trattate, dalla situazione dei Curdi imprigionati dal governo – 10 milioni tra giornalisti ed attivisti – fino al collasso nel Paese dello stato di diritto da quando nel 2013 Erdogan ha preso il potere riuscendo a monopolizzare circa il 93% delle TV e delle emittenti locali, controllando l’informazione in entrata ed uscita dal Paese. Si è inoltre accesa una discussione relativa alla situazione delle donne nelle carceri in Turchia: su come esse hanno visto i loro diritti violati, soprattutto quando in presenza di minori. Diverse le testimonianze portate da alcuni partecipanti, loro stessi prigionieri politici e successivamente rilasciati dal governo turco.

 

La situazione politica è peggiorata notevolmente negli ultimi anni e l’UE ha delle responsabilità verso la Turchia. È richiesta l’attuazione di manovre di leadership inserendo in agenda queste tematiche. Difatti, è stato sottolineato dai panelist che spesso le questioni relative alla Turchia non vengono discusse, mentre è importante parlarne non solo per una migliore democrazia ma anche per un miglior rapporto di partnership con l’unione europea. Durante la fase finale del panel sono state mosse critiche importanti verso le istituzioni, dal momento che le policy attuate negli ultimi 10 anni sono state fallimentari, e non hanno visto miglioramenti nello stato di diritto del Paese e nelle relazioni con esso. Servirà pertanto ripartire da zero con argomentazioni e strategie nuove che non si limitino ad arginare il problema, ma a creare soluzioni.

 

Si discute di Turchia nell’anno in cui il Sakharov Price – ispirato dal fisico russo Andrei Dmitrievich Sacharov (1921-1989), vincitore del premio Nobel per la pace nel 1975 - potrebbe essere assegnato a un militante impegnato nella lotta ai diritti umani del Paese.

 

Ascolta il podcast relativo al panel qui.