Quanto può essere intelligente lo Smart Working? | Confprofessioni
PLP | 01/07/2020
Quanto può essere intelligente lo Smart Working?

Settimo contributo della rubrica Spazio Psicologico a cura di PLP

di Elisa Mulone
Psicologa e psicoterapeuta
Presidente Nazionale PLP

 

Da quando la Pandemia da Covid 19 ci ha costretti a riadattare repentinamente la nostra quotidianità, tutti abbiamo dovuto attrezzarci e padroneggiare sempre meglio strumenti per la comunicazione a distanza. Questo è servito a ognuno di noi per rimanere in contatto con gli altri fin dal periodo del lockdown, a bambini e ragazzi per proseguire le attività scolastiche, agli studenti universitari per proseguire le proprie attività formative e laurearsi e a molti per proseguire le proprie attività lavorative. Mai come in questo momento storico abbiamo sentito parlare di Smart Working per indicare genericamente le attività lavorative che in questo periodo sono state rese da remoto da numerosi lavoratori.

 

 

Ma che cosa è lo Smart Working? Comunemente viene tradotto in “lavoro agile” ma il significato letterale di Smart Working è “lavoro intelligente”. L’Osservatorio Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano lo definisce come “una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”.

 

 

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali connota lo Smart Working come “una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività”. Lo Smart Working è regolato dalla Legge n.81 del 22 maggio 2017. Il numero di lavoratori agili nel 2018 era stimato intorno ai 480.000, nel 2019 si passa a quota 570.000 e sono aumentati notevolmente durante questa Pandemia.

               

 

Secondo Mariano Corso, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano “i benefici economico-sociali potenziali dell’adozione di modelli di lavoro agile sono enormi. Si può stimare un incremento di produttività del 15% per lavoratore, una riduzione del tasso di assenteismo pari al 20%, risparmi del 30% sui costi di gestione degli spazi fisici per quelle iniziative che portano a un ripensamento degli spazi di lavoro e un miglioramento dell’equilibrio fra lavoro e vita privata per circa l’80% dei lavoratori”

 

 

Lo Smart Working può portare considerevoli benefici all’interno delle organizzazioni che lo adottano perché permette di migliore la produttività, permette il raggiungimento degli obiettivi in maniera più efficace e migliora la qualità della vita del lavoratore. I vantaggi principali sono individuabili nella riduzione stress, nel maggiore tempo da dedicare a se stessi e ai i propri tempi di vita, nella riduzione dei costi di spostamento, nella riduzione dei livelli di Co2 nell’ambiente.

 

 

Di contro il rischio è di “non staccare mai” tanto che spesso si è parlato del diritto alla disconnessione, bisogna acquisire un giusto equilibrio tra i tempi di lavoro e tempi di vita privata per evitare di sovraccaricarsi ulteriormente e generare stress. Altri aspetti negativi possono riguardare il fatto di sentire una invasione del proprio spazio privato, ad esempio per videoconferenze in cui gli altri entrano dentro al proprio ambiente privato e il mancato contatto con colleghi che, se non coltivato e supportato adeguatamente, può creare difficoltà e incomprensioni. Altro aspetto riguarda gli spazi utilizzati che devono essere adeguati e non improvvisati.

 

 

Non basta "lavorare da casa" o “da remoto” per fare Smart Working. Se per i lavoratori subordinati è applicabile lo Smart Working, secondo quanto stabilito dalla legge 81/2017 in cui se ne prescrivono modalità di attuazione e tutele, per i liberi professionisti si può comunque parlare di lavoro intelligente, come principio di filosofia organizzativa del proprio lavoro autonomo che, compatibilmente con le attività di ogni professionista e dei committenti, aiuti a recupere flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e che aiuti conciliare meglio tempi di vita e di lavoro.

 

 

È anche vero che non tutti i tipi di attività possono essere svolti da remoto, (immaginate un archeologo, un responsabile di cantiere che di certo non si possono portare il lavoro a casa!) ma questa Pandemia, che ha costretto molti di noi a improvvisarci lavoratori da remoto, ci ha fatto capire quanto tempo si può risparmiare se non ci si deve spostare per una attività che può essere svolta a distanza, per non parlare dello stress legato al traffico, alla ricerca di parcheggio ecc., e che quel tempo recuperato può essere dedicato al proprio benessere personale e alla propria famiglia.

Se vogliamo cogliere un insegnamento da questa crisi epocale che stiamo attraversando possiamo fare in modo di non tornare a “come era prima” ma apprendere dall’esperienza e salvare quello che di buono possiamo tenerci.

 

 

Ad esempio, per quanto mi riguarda, penso che anche se sarà bello tornare ai seminari esperienziali in presenza, dove poter condividere spazi ed esperienze di contatto, non vorrei rinunciare a quegli incontri a distanza con più di cento colleghi da ogni parte di Italia e del mondo che la Pandemia ci ha permesso di sperimentare. Questo è un aspetto che non vorrei perdere per tornare a “come era prima”.

Il lavoro intelligente per i lavoratori autonomi è quello che ci può permettere di sfruttare al meglio le potenzialità e ridurre gli sprechi ma dobbiamo essere pronti o abituarci a mettere in atto questo cambiamento di prospettiva.