Superbonus, forse si è giunti all’assetto definitivo | Confprofessioni
01/02/2021
Superbonus, forse si è giunti all’assetto definitivo

Il Pronto Fisco di Febbraio a cura di Lelio Cacciapaglia e Maurizio Tozzi

Il superbonus del 110% è il vero tormentone fiscale, permetteteci di aggiungere “concreto”, del 2020 e del prossimo futuro, in attesa delle preannunciate disposizioni programmatiche (ed al netto dei vari decreti ristori e dei rinvii degli adempimenti). La nuova agevolazione rafforzata è stata preannunciata nel DL 34/2020, ha atteso (a lungo) i provvedimenti attuativi, ha visto giungere i primi chiarimenti, alcuni anche di sensibile apertura interpretativa, accompagnati però da una vera e propria valanga incontrollata di risposte ad interpello (rispetto alle quali è difficile orientarsi) e puntualmente ha subito corpose modifiche alla prima occasione utile, vale a dire la legge di bilancio del 2021. La speranza è che finalmente si possa da un lato considerare ultimata l’evoluzione normativa (ma vedremo insieme che comunque qualcosa ancora deve correggersi) e dall’altro fare riferimento ad un assetto definitivo, in modo da poter seriamente considerare gli interventi realizzabili nella propria sfera privata (argomento che dunque interessa tutti in maniera trasversale) e il ruolo demandato ai vari professionisti interessati (ossia nello specifico non solo i consulenti fiscali di vario genere, ma soprattutto i tecnici di settore a seconda degli interventi agevolati).

Vediamo, dunque, quali sono in sintesi gli interventi del legislatore, a beneficio di chi, finalmente e con coraggio, decide di affrontare il superbonus, o come committente per poter fruire con tranquillità del relativo beneficio o come professionista coinvolto sul piano lavorativo (dando subito un suggerimento a questi ultimi: restare alla larga dal proprio condominio e dai familiari, altrimenti potrebbe diventare un superincubo).

 

La proroga (da coordinare per il fotovoltaico)

Di proroga se ne parlava ormai da tempo e deve dirsi che era diventata  una scelta obbligata, con il legislatore “costretto” dagli eventi a far slittare l’agevolazione fino al 30 giugno 2022. In effetti, nel caos normativo ed interpretativo del 2020, saranno stati pochi gli eroi che hanno fatto da apripista, lanciandosi senza paracadute nell’iniziativa dei lavori agevolati con il superbonus. Al netto di detti pochi temerari, per i quali la stima è non misurabile (e siamo sicuri che hanno già un posto nell’Olimpo), tutti gli altri con un minimo di senno hanno cercato di capirci qualcosa. Ora è pur vero che se si attende di avere chiaro il quadro normativo e interpretativo a fronte di un simile coacervo di disposizioni, si rischia di far scadere tutti i termini, ma è altrettanto vero che forse solo adesso si entrerà nella fase di concreta realizzazione degli interventi. A ben vedere, dunque, la finestra temporale inizialmente stimata in un anno e mezzo (da metà 2020 a tutto il 2021) di fatto è rimasta inalterata, posto che per l’agevolazione in commento il termine ultimo è slittato al 30 giugno 2022 (proprio a compensare il decorso inutile del secondo semestre 2020). In molti già “scommettono” sull’ulteriore proroga, ma il consiglio spassionato è di affidarsi alla disposizione vigente, ricordando che comunque la norma si riferisce al “sostenimento” della spesa e non all’esecuzione dei lavori, ben potendosi dunque pagare delle anticipazioni a vario titolo sui lavori ancora da ultimare in prossimità della scadenza normativa. Occorre però ricordare che per la cessione del credito i meri acconti su lavori da eseguirsi non funzionano perché il SAL deve riferirsi all’avanzamento lavori e non al mero acconto.

Nel disporre la proroga dei 6 mesi del 2022, il legislatore ha anche stabilito che per le spese sostenute in detto semestre il beneficio sarà ripartito in 4 quote annuali, a riprova che l’allungamento temporale ha inteso bilanciare il primo semestre 2020 andato sostanzialmente a vuoto: in sostanza, il beneficio verrà comunque utilizzato entro il 2026.

Del pari è poi previsto che anche per le spese del 2022 sarà possibile, alternativamente, ricorrere allo sconto in fattura o alla cessione del credito ma solo per i lavori che possono fruire del superbonus e non per quelli con bonus ordinario.

 

Gli impianti fotovoltaici

Il punto di domanda in merito alla proroga attiene agli impianti fotovoltaici di cui al comma 5 dell’articolo 119 del DL 34/2020. Nella norma originaria detti interventi sono (trainati) vale a dire agevolati se abbinati a quelli del risparmio energetico (comma 1), ovvero a quelli antisismici (comma 4). Orbene se nelle rispettive disposizioni (richiamati commi 1 e 4 dell’articolo 119), il legislatore ha chiarito che le spese agevolate al 110% sono quelle sostenute fino al 30 giugno 2022, in ordine al fotovoltaico non è dato sapere se si sia in presenza di una vera e propria svista, posto che non è stato variato il termine ultimo della norma per detti interventi (che formalmente è infatti rimasto al 31 dicembre 2021), oppure si è innanzi ad una scelta voluta (ma a questo punto incomprensibile). L’idea di massima è che si tratti di una svista, anche perché poi nel medesimo comma 5 il legislatore si è preoccupato di utilizzare la stessa ripartizione del beneficio fiscale che è stata inserita in tutti gli altri commi per le spese del 2022, ossia la divisione in 4 annualità. Al che non avrebbe alcun senso detta previsione per il fotovoltaico se davvero non fossero agevolate le spese del 2022 (con l’implicita conseguenza che sarà necessario un intervento riparatore nella norma).

 

Ulteriori interventi

Infine, il legislatore ha anche gestito delle situazioni “particolari”. Infatti:

  • Nel caso di condomini che al 30 giugno 2022 hanno eseguito almeno il 60% dell’intervento complessivo, l’agevolazione rafforzata è estesa alle spese sostenute fino a tutto il 31 dicembre 2022;
  • per gli Istituti autonomi case popolari (IACP) ed enti equivalenti, la maggiore agevolazione spetta “di base” fino al 31 dicembre 2022, mentre se a detta data sono stati effettuati lavori per almeno il 60%, la detrazione si estende anche le spese sostenute entro il 30 giugno 2023.

 

Le nuove regole per gli immobili oggetto degli interventi

Il legislatore ha poi eseguito importanti variazioni in ordine agli immobili e alle relative caratteristiche necessarie per il riconoscimento del superbonus, a partire dagli spazi comuni. Come è noto, la prima versione della disposizione aveva portato a non poche polemiche in ordine alla locuzione utilizzata per gli interventi “comuni in senso lato”, posto che la norma faceva espresso riferimento ai “condomini” e non alle parti comuni. Prendendo spunto da detto tenore letterale, anche il principale documento di prassi in materia di superbonus, ossia la circolare 24 del 2020, aveva confermato che per ottenere il riconoscimento del 110% era necessario che l’edificio oggetto degli interventi fosse costituito in condominio secondo la disciplina civilistica.

A seguito della manovra per il 2021 questo assunto è superato (almeno in parte), in quanto viene espressamente previsto che possono fruire dell’aliquota al 110% anche gli interventi realizzati su edifici composti da “due a quattro unità immobiliari distintamente accatastate”, anche se posseduti da un unico proprietario o in comproprietà da più persone fisiche.

Dopo di che è introdotta un’interpretazione circa il requisito “dell’indipendenza funzionale” che deve caratterizzare le unità immobiliari assimilabili, di fatto, all’edificio unifamiliare. In particolare, è necessario allo scopo che l’immobile sia dotato di almeno tre installazioni o manufatti di proprietà esclusiva con riguardo ai seguenti impianti: per l’approvvigionamento idrico; per il gas; iper l’energia elettrica; per la climatizzazione invernale.

In ultimo, è inserito un nuovo comma 1-quater all’interno dell’articolo 119, che espressamente prevede: “Sono compresi fra gli edifici che accedono alle detrazioni di cui al presente articolo anche gli edifici privi di attestato di prestazione energetica perchè sprovvisti di copertura, di uno o più muri perimetrali, o di entrambi, purchè al termine degli interventi, che devono comprendere anche quelli di cui alla lettera a) del comma 1, anche in caso di demolizione e ricostruzione o di ricostruzione su sedime esistente, raggiungano una classe energetica in fascia A”. Al riguardo chi scrive riconosce i propri limiti, trattandosi di concetti evidentemente tecnici su cui sono chiamati ad esprimersi gli amici/colleghi professionisti di settore, ma in maniera grossolana appare evidente che l’idea del legislatore è consentire di ampliare più possibile il perimetro degli immobili agevolati, estendendo il beneficio fiscale anche alle ipotesi di recupero/ultimazione degli edifici. È evidentemente una apertura importante, collegata alla “specialità” della norma, che non si rinviene nelle disposizioni classiche in materia di risparmio energetico e recupero edilizio (ad esempio, nel risparmio energetico nel passato era stato ammesso solo il caso di intervento sull’edificio collabente F2, ma a condizione che vi fosse un impianto di riscaldamento preesistente).

 

Gli interventi agevolati

La prima novità apportata dal legislatore in ordine agli interventi agevolati riguarda la casistica di “coibentazione del tetto”, laddove è esplicitato che non è più necessario limitare il concetto di superficie disperdente al solo locale sottotetto eventualmente esistente. Analogamente a quanto in precedenza evidenziato, trattasi di concetto altamente tecnico, su cui sono sicuramente più ferrati i professionisti di riferimento. In questa sede, comunque, è possibile quantomeno evidenziare che l’intervento del legislatore appare finalizzato a superare una precisazione della circolare n. 24 del 2020 in ordine agli interventi di isolamento termico delle superfici opache verticali, orizzontali e inclinate che, come è noto, per esplicita previsione normativa devono interessare l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25 per cento della superficie disperdente lorda. Il richiamato documento di prassi nel commentare tale previsione normativa aveva precisato che era possibile tener conto della coibentazione del tetto soltanto a condizione che lo stesso fosse “elemento di separazione tra il volume riscaldato e l’esterno”. In funzione della novella normativa, appare ora possibile affermare che il tetto rientrerà direttamente nel calcolo delle superfici “inclinate” utili alla verifica del limite del 25% della superficie disperdente lorda. Alcuni osservatori hanno criticato tale intervento, evidenziando soprattutto due aspetti:

1) in primo luogo una anomala differenziazione rispetto alla linea interpretativa seguita per i lavori che rientrano nel risparmio energetico “classico” (ossia quello che consente la detrazione al 65%), dove permane la vecchia distinzione, almeno stando ai chiarimenti resi con le Faq dell’Enea;

2) in secondo luogo un allargamento degli interventi sul tetto “generalizzato” e assorbente anche una sorta di manutenzione straordinaria dello stesso, forse più inquadrabili negli interventi antisismici che in quelli energetici.

Tant’è, ma a chi scrive appare evidente l’intenzione del legislatore di dar luogo ad una norma “speciale” e “straordinaria”, temporanea, che si caratterizza per una serie di aperture (anche interpretative) che hanno il fine di “spingere al massimo” l’incentivo, il quale si ricorda nasce con l’intenzione di rappresentare un importante volano per un settore altrimenti duramente colpito dalla crisi. Prova ne sia, ad esempio, che anche l’amministrazione finanziaria nei suoi chiarimenti di prassi è stata finora largheggiante, come nel caso dei limiti di spesa, che di fatto sono sempre considerati singolarmente e mai con riferimento ad un limite ancorato all’unità immobiliare oggetto degli interventi, oppure in ordine alla ripartizione del beneficio spettante per i lavori trainati, comunque confermata in 5 anni anche se la norma sembra riferirsi ad una estensione della sola misura (110%) della detrazione. Insomma, sono tanti gli elementi che portano a dire che trattasi di norma speciale, da cui discende un consiglio valido: una volta compresa l’applicazione della disposizione al proprio caso specifico, soprattutto se trattasi di un proprio immobile, bisogna agire senza indugio, perché davvero si è in presenza di un’agevolazione considerevole.

L’altra estensione in ordine agli interventi agevolati riguarda quelli “trainati” disciplinati dal comma 2 dell’articolo 119, che sono agevolati al 110% solo se, previamente, è stato eseguito un intervento definito “trainante”, ricompreso nel comma 1 del medesimo articolo. Si tratta di un “posizionamento” della disposizione anomalo, posto che gli sia gli interventi del comma 1 che quelli del comma 2 appartengono di fatto al settore “risparmio energetico”, mentre il legislatore in questo caso si riferisce agli interventi di eliminazione delle barriere architettoniche di cui all’articolo 16-bis, comma 1, lett. e), Tuir, anche se effettuati in favore di persone di età superiore a 65 anni. Orbene, se da un lato poco importa il punto in cui la norma è stata collocata (della serie, l’importante è che vi sia il 110%), dall’altro a ben vedere è davvero una soluzione “strana” nel disegno complessivo della disposizione, posto che si abbina, di fatto, un intervento strutturale come quello del superamento delle barriere architettoniche (si pensi all’abbattimento di pareti e tramezzi per realizzare rampe o ascensori), ad un intervento energetico quale la coibentazione o la sostituzione di una caldaia, laddove forse avrebbe avuto più senso abbinare un simile intervento a quelli antisismici.

Misteri della normativa italiana: l’impressione è che nella fretta di trovare una “collocazione” alla disposizione non sia stata fatta una riflessione pratica sul relativo meccanismo di funzionamento, ma la sostanza è che per ottenere il 110% sul superamento delle barriere architettoniche è necessario eseguire una coibentazione dell’edificio o sostituire la caldaia, altrimenti la maggiorazione non è riconosciuta.

Sul fronte degli interventi, infine, è previsto che:

  • la detrazione al 110% è estesa agli impianti solari fotovoltaici installati su strutture pertinenziali;
  • devono rispettarsi nuovi limiti di spesa per l’installazione delle colonnine di ricarica dei veicoli elettrici, pari a: un limite di 2.000 euro per gli edifici unifamiliari o per le unità immobiliari situate all’interno di edifici plurifamiliari che siano funzionalmente indipendenti e dispongano di uno o più accessi autonomi dall’esterno; un limite di .1500 euro per gli edifici plurifamiliari o condomini che installino un numero massimo di otto colonnine; infine, un limite di 1.200 euro per gli edifici plurifamiliari o condomini che installino un numero superiore ad otto colonnine;
  • scatta un incremento del 50% dei limiti delle spese ammesse nel caso interventi di ricostruzione riguardanti i fabbricati danneggiati da eventi sismici avvenuti dopo il 2008, nei comuni dove sia stato dichiarato lo stato d’emergenza, stabilendo altresì che gli incentivi di cui si discute saranno riconosciuti per l’importo eccedente il contributo previsto per la ricostruzione (trattasi della classica impostazione da sempre avuta in materia di oneri “rilevanti sul piano sociale”, dato che i benefici fiscali sono sempre e soltanto riconosciuti in riferimento alla parte di spesa che incide direttamente il contribuente).

 

Gli adempimenti

In ultimo, con la manovra 2021 si interviene anche sul fronte degli adempimenti connessi agli interventi agevolati. In primo luogo, viene espressamente previsto che per gli interventi oggetto della maggiore detrazione nella misura del 110% è necessario esporre, presso il cantiere ed in un luogo ben visibile e accessibile (preferiamo non commentare), un cartello con la seguente dicitura: “Accesso agli incentivi statali previsti dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, superbonus 110 per cento per interventi di efficienza energetica o interventi antisismici”. Ed una volta messo questo cartello…. non cambia niente….

Dopo di che, in merito alle modalità di deliberazione dell’assemblea del condominio, che in materia di superbonus “sono valide se approvate con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno un terzo del valore dell’edificio”, si stabilisce che le stesse, se aventi per oggetto l’imputazione a uno o più condomini dell’intera spesa riferita all’intervento deliberato, sono valide se approvate con le stesse modalità del voto sul superbonus e a condizione che “i condomini ai quali sono imputate le spese esprimano parere favorevole”.

Infine, il legislatore interviene in ordine alle attestazioni e asseverazioni rilasciate dai tecnici abilitati (che si rammenta rappresentano il “cuore” dell’agevolazione). Viene, infatti, espressamente chiarito che non è necessario sottoscrivere una nuova polizza specifica e dedicata alle asseverazioni/attestazioni, essendo sufficiente quella esistente ma rispettando specifici requisiti. In particolare, nella polizza:

  • non devono essere previste esclusioni relative all’attività di asseverazione;
  • deve essere previsto un massimale non inferiore a 500mila euro, da integrare a cura del professionista ove si renda necessario;
  • deve essere garantita un’ultrattività pari ad almeno cinque anni in caso di cessazione di attività e una retroattività pari anch’essa ad almeno cinque anni a garanzia di asseverazioni effettuate negli anni precedenti.

In alternativa, il professionista può optare per una polizza nuova, con un massimale adeguato al numero di attestazioni o asseverazioni rilasciate e agli importi degli interventi oggetto delle attestazioni o asseverazioni e, comunque, non inferiore a 500mila euro, senza interferenze con la polizza di responsabilità civile.