di Fiorella Chiappi, Presidente CPO (Comitato Pari Opportunità) PLP
Emanuela Bologna è prima ricercatrice dell’Istat e responsabile dell’indagine “I cittadini e il tempo libero”, riferimento nazionale per l’analisi della pratica sportiva, degli stili di vita e dei fattori di rischio per la salute. È anche referente per l’Italia nei Working Group Eurostat su Sport e Cultural Statistics. Il suo lavoro consente di studiare la pratica sportiva in Italia e di orientare politiche e interventi professionali, tenendo conto delle differenze di genere, età, istruzione e territorio.
D. I dati ISTAT mostrano che nel 2024 il 37,5% della popolazione pratica sport. Come si colloca questo dato nel trend degli ultimi trent’anni?
Il dato ISTAT del 2024 si colloca all’interno di un trend di crescita di lungo periodo osservabile negli ultimi trent’anni. Nel 1995, infatti, la percentuale di sportivi era pari al 26,6%, evidenziando un incremento complessivo di quasi 11 punti percentuali.
D. Quali sono i principali cambiamenti nell’evoluzione della pratica sportiva maschile e femminile dal 1995 a oggi?
L’aumento della pratica sportiva osservato negli ultimi trent’anni è attribuibile quasi interamente alla diffusione della pratica continuativa, cresciuta dal 17,8% nel 1995 al 28,7% nel 2024, mentre la pratica saltuaria è rimasta sostanzialmente stabile nel tempo. Il trend positivo ha coinvolto in particolare le donne, contribuendo a una riduzione del divario di genere, e le fasce di età più anziane, che pur mantenendo livelli più bassi mostrano un incremento significativo rispetto al passato.
D. Quali sono i dati attuali sul divario di genere? E quali sulla riduzione del gap di genere?
Nel 2024 in effetti gli uomini continuano a praticare sport in misura maggiore rispetto alle donne (43,4% contro 31,8%), confermando un divario ancora rilevante nei livelli di partecipazione. Tuttavia, nel lungo periodo l’aumento della pratica sportiva ha interessato soprattutto le donne, determinando una progressiva riduzione del gap di genere, passato da circa 17 punti percentuali nel 1995 a 11,6 punti nel 2024.
D. Quali sono le principali differenze di genere per partecipazione e motivazioni alla pratica sportiva?
Tra uomini e donne non si osservano soltanto differenze nei livelli di partecipazione, ma anche nelle motivazioni alla pratica sportiva. Per entrambi i generi lo sport è svolto soprattutto per mantenersi in forma, per piacere e per svago, ma con accentuazioni diverse. Gli uomini tendono a vivere lo sport prevalentemente come passione e divertimento, attribuendo maggiore importanza anche ai valori che trasmette e al contatto con la natura. Le donne, invece, indicano più spesso motivazioni legate al benessere psicofisico, come il mantenimento della forma, la riduzione dello stress e il miglioramento dell’aspetto fisico, riconoscendo inoltre più degli uomini le potenzialità terapeutiche dello sport.
D. L’età incide sulla continuità della pratica sportiva? Quali sono le differenze per fasce di vita?
I livelli più elevati di pratica sportiva si registrano nelle età più giovani, in particolare tra gli 11 e i 14 anni. La fase più critica emerge a partire dall’adolescenza, quando dall’età di 15 anni la partecipazione inizia a diminuire, con un calo che prosegue progressivamente nell’età adulta. Un’ulteriore area di criticità riguarda la terza età, soprattutto oltre i 65 anni, dove la pratica sportiva scende su livelli molto bassi, pur mostrando un sensibile miglioramento rispetto al passato.
D. L’adolescenza è un’età a rischio abbandono sportivo? Cosa indicano i dati?
I dati mostrano che l’adolescenza è una fase particolarmente critica per la continuità della pratica sportiva. Dopo i livelli molto elevati dell’infanzia, a partire dai 15 anni aumenta il rischio di abbandono: nel 2024 circa 1 milione e 560mila giovani tra i 10 e i 24 anni (il 18,3%) dichiarano di aver smesso di fare sport. Il fenomeno interessa soprattutto le ragazze, che abbandonano più spesso e più precocemente rispetto ai ragazzi (21,6% contro 15,1%), con un’età media di interruzione di 14 anni contro i 15 dei coetanei maschi.
D. Oltre un quarto della popolazione dichiara di aver smesso di praticare sport. Quali sono i fattori più frequentemente associati all’abbandono?
Si, quasi 15 milioni di persone di 3 anni e più (25,4%) dichiarano di aver abbandonato la pratica sportiva, fenomeno più diffuso tra gli uomini (27,5%) e nelle fasce di età centrali. Complessivamente, l’abbandono dello sport è legato a vincoli di tempo, motivazione e disponibilità di strutture o risorse economiche. Tra i giovani di 10-24 anni, i motivi principali sono la mancanza di tempo (41,9%), la perdita di interesse (39,1%), gli impegni scolastici (16,2%), nuovi interessi (10,6%) e la stanchezza o la pigrizia (8,4%). Differenze di genere evidenziano che le ragazze smettono più spesso per motivi di tempo e di studio, mentre nei ragazzi prevalgono la perdita di interesse e la pigrizia.
D. Risultano divari territoriali nella pratica sportiva?
L’analisi evidenzia divari territoriali significativi: nel 2024 la quota di sportivi è più alta nel Nord-est (43,9%), seguita da Nord-ovest (41,7%) e Centro (41,5%), mentre Sud e Isole si attestano su livelli più bassi (27,9%), riflettendo differenze in infrastrutture e accesso ai servizi.
D. Il livello di istruzione incide sull’accesso alla pratica sportiva?
I dati evidenziano che il livello di istruzione incide fortemente sulla pratica sportiva: nel 2024 solo il 6,1% delle persone con licenza elementare e il 17,3% di quelle con licenza media fanno sport, contro il 55% dei laureati. La differenza si mantiene in tutti i generi e le fasce d’età, indicando che chi ha un titolo di studio più elevato tende a essere più attivo fisicamente. Nonostante la partecipazione diminuisca con l’età, le disuguaglianze legate all’istruzione restano stabili, sottolineando la necessità di interventi mirati per favorire l’accesso allo sport nei gruppi socialmente ed economicamente più svantaggiati.
D. Negli ultimi anni è cresciuto l’uso di app e strumenti digitali per allenarsi. Come si può interpretare questo fenomeno?
L’aumento dell’uso di app e strumenti digitali per la pratica sportiva riflette un cambiamento nelle modalità di allenamento, sempre più supportate dalle tecnologie. Nel 2024, il 18,7% degli sportivi utilizza applicazioni, social network o siti web di centri sportivi, con una maggiore diffusione tra le donne (20,9%) rispetto agli uomini (17,1%). L’uso cresce con l’età fino ai giovani adulti (25-44 anni, 29,1%) e resta presente anche tra gli ultra-sessantaquattrenni (circa 1 su 10). Questo fenomeno può essere interpretato come una maggiore integrazione tra sport e strumenti digitali, che facilitano l’allenamento, rendendo la pratica sportiva più flessibile e adattabile ai diversi stili di vita.
D. Quale ruolo hanno oggi nella pratica sportiva gli spazi domestici e gli ambienti non strutturati?
Oggi gli spazi domestici e gli ambienti non strutturati assumono un ruolo sempre più rilevante nella pratica sportiva. Nel 2024 quasi il 38% dei praticanti si allena in autonomia in spazi all’aperto non attrezzati (parchi, strade, boschi, mare o montagna), mentre circa due su 10 (20%) praticano sport in casa o in spazi condominiali, con una quota più alta tra le donne e nelle età centrali (25-44 anni). Negli ultimi dieci anni la pratica domestica è aumentata di 6,7 punti percentuali rispetto al 2015, in parte a seguito del periodo pandemico, quando le restrizioni e la chiusura di palestre hanno spinto le persone a utilizzare terrazzi, balconi, giardini privati o spazi condominiali per mantenersi attive. Questi dati evidenziano come gli spazi non strutturati e domestici oggi integrino l’offerta degli impianti sportivi, garantendo maggiore flessibilità e autonomia nella pratica quotidiana.
D. Emerge dai vostri dati un’associazione tra pratica sportiva e migliori livelli di benessere mentale?
Chi pratica sport mostra generalmente un migliore benessere mentale rispetto a chi è sedentario nelle età adulte e anziane. Tra i più giovani fino a 34 anni, invece, non si registrano differenze significative. Questo indica che l’attività sportiva ha un impatto positivo crescente sul benessere mentale con l’avanzare dell’età.
D. Quali contributi possono dare le informazioni statistiche sulla pratica sportiva alle politiche pubbliche di promozione della salute?
Le informazioni statistiche sulla pratica sportiva sono strumenti fondamentali per orientare politiche pubbliche efficaci di promozione della salute. Identificare i gruppi di popolazione con i livelli minori di partecipazione permette di realizzare interventi mirati per superare barriere sociali, economiche e infrastrutturali. Inoltre, conoscere le motivazioni e gli ostacoli alla pratica aiuta a creare campagne e servizi adeguati, mentre i dati sull’uso di tecnologie e spazi non tradizionali offrono nuove opportunità per ampliare l’accesso e la partecipazione.
D. Quali sono gli ambiti prioritari da monitorare nei prossimi anni?
Per comprendere l’evoluzione della pratica sportiva in Italia sarà fondamentale continuare a monitorare la partecipazione dei diversi gruppi di popolazione con particolare attenzione alle donne, di tutte le fasce di età, agli anziani, ai territori con minori opportunità, alle persone con disabilità, ecc. per ridurre disuguaglianze e promuovere inclusione.
Va inoltre seguito lo sport agonistico, con particolare focus sulle atlete donne, per superare barriere durante la carriera e nella fase post-agonistica e garantire pari opportunità.
Infine, è importante osservare l’uso di nuove tecnologie e spazi non tradizionali, che possono favorire flessibilità, continuità e accesso allo sport a misura di ciascuno.

