Mangialardi incontra Confprofessioni Marche | Confprofessioni
Marche | 04/09/2020
Mangialardi incontra Confprofessioni Marche

Il candidato presidente del centrosinistra alle elezioni regionali: “Voglio costruire un nuovo ‘ patto per il lavoro ’ insieme a voi”. Il presidente di Confprofessioni Marche, Gaicobelli: “Chiediamo maggiore attenzione nei confronti del comparto"

Maurizio Mangialardi, candidato della coalizione di centrosinistra alla presidenza della Regione Marche nelle elezioni previste per il 20 e 21 settembre 2020, è stato ospite di Confprofessioni Marche, alla presenza di un'eterogenea platea di professionisti. Il confronto è servito per porre al centro le questioni che riguardano il lavoro professionale nel periodo di incertezza economica correlata al Covid-19, il rapporto con la politica, nell’ottica della prossima legislatura, e le prospettive del lavoro e dell’economia nella nostra regione.

 

"Chiediamo da tempo una maggiore attenzione nei confronti del lavoro professionale da parte della politica - ha affermato il presidente di Confprofessioni Marche Gianni Giacobelli - ed evidenziamo una carenza di rappresentatività dei 39.000 professionisti marchigiani.  Un vuoto che riteniamo vada colmato in tempi brevi, per la funzione sociale che anche nelle Marche le professioni svolgono ed in ragione delle enormi difficoltà che questo comparto economico, come gli altri, sta incontrando".

 

"Sono qui per ascoltare le vostre richieste - ha sottolineato Maurizio Mangialardi - e ne faccio una questione di nuovo metodo, perché le forze del centrosinistra e le civiche che rappresento, altrimenti, si sarebbero tenuti quelli che c'erano prima. Non voglio soddisfare bisogni che sono singoli ma costruire una comunità, e lo si fa partendo dalle relazioni, il coinvolgimento e le consulenze che voi professionisti siete in grado di offrire. Non è pensabile che vengano emessi bandi senza avervi invitato al tavolo e averli costruiti insieme a voi: è un errore clamoroso, perché si escludono proprio i professionisti, coloro che si interfacciano quotidianamente con i destinatari finali, con l'obiettivo della nostra azione. Questo è uno sbaglio che non dovremmo più commettere: lo schema che il settore pubblico provvede, e poi vediamo come va, non può funzionare".

 

Occorre quindi un cambiamento reale nei rapporti tra politica e mondo libero professionale, una nuova, fattiva e costante collaborazione: "Con il vostro coinvolgimento - ha aggiunto il candidato presidente della coalizione di centrosinistra - si realizzerebbero davvero quelle semplificazioni che sono tanto brandite nelle discussioni, ma che sono davvero effettive solo se, ed è quello che voglio fare, lavoriamo insieme, allo stesso tavolo. Così si riuscirebbero a evitare errori nei provvedimenti che poi non si possono correggere, o bandi di gara che vanno deserti. Io sono qui per costruire un nuovo 'patto per il lavoro', proprio a partire da voi professionisti che gestite quotidianamente il lavoro di tantissimi altri soggetti. Se verrò eletto, mi prendo l'impegno di riconoscere pari dignità di rappresentanza alla vostra Confederazione rispetto ad altri soggetti sindacali e associazioni di categoria".

 

L'emergenza Coronavirus e le sue conseguenze economiche e sociali richiedono risposte efficaci, in tempi certi: "Noi abbiamo bisogno di un cambio di modalità - ha concluso Mangialardi - e voi sarete i miei consulenti: avrò bisogno di voi per costruire insieme 'comunità'. Nel prossimo periodo avremo una ‘messe’ di risorse che nella nostra Regione non si vedevano da circa 15 anni, e chi è sovranista, non le voleva, mentre chi, come me è europeista, le ha portate: sono 8 miliardi di euro, risorse incredibili, ma se, con la burocrazia che abbiamo, non lavoriamo insieme a voi e non capiamo come ottimizzare i processi per ottenerle, è meglio lasciar perdere. Altrimenti, vedremo soltanto la solita lentezza della burocrazia, ritardi e gente inferocita: di tutto questo, e lo dico anche nell'attuale veste di sindaco di Senigallia e presidente dell'Anci Marche, non ne posso più. Proprio io, che per aver accelerato qualche percorso, mi trovo dentro un processo per abuso d'ufficio, con una richiesta di condanna a 35 anni di reclusione, forse unico caso in Italia, ma orgoglioso di esserlo, perché quando c'è un problema e si prendono decisioni rapide per risolverlo, forse vale la pena. Se no, in questo ruolo, ci mettiamo quelli che stanno in Parlamento, che poi vengono qui, 'giochicchiano' e fanno chiacchiere".